BAD BOY SCOUT 1990 – (Capitoli 1,2,3,4)

1990.

La gallina canta.

Avrà fatto l’uovo,

oppure la volpe ha superato la recinzione del pollaio.

Il cane dorme nel pagliaio e l’ago non lo punge.

Il cammello attraversa la cruna.

1. Se è scout , allora va bene

Il piccolo Cesare Casella viene finalmente rilasciato.

Per te l’anno comincia come tutti gli altri, anche se è il primo del nuovo decennio. E’ il primo anno dell’ultimo decennio, dell’ultimo secolo del millennio.

La scuola media procede senza intoppi.

Riesci ad avere la sufficienza piena in matematica, anche se non fai mai mezzo esercizio e non segui la lezione.

La tua professoressa ha quasi cent’ anni, è stata una maestra elementare, per la generazione prima della tua. Quando si siede alla cattedra, vedi le sue gambe, gonfie e corte, che non riescono a toccare terra. Rimangono a mezz’aria e dondolano.

Sopravvivi.

Stai sopravvivendo agli scout. Hai la pelle dura.

Questa faccenda degli scout sta prendendo risvolti inaspettati.

Tutto quello che ha a che fare con l’associazione in questione, viene considerato buono e giusto.

Sei libero di andare, purché tu vada agli scout.

Ti iscrivi a tutti i corsi di specialità che puoi.

Quasi ogni sera, sei nella sede del reparto.

2. Specialità: stare fuori di casa

Le specialità si appiccicano sulla manica della camicia. Rendono meno monotono il tono azzurro cielo e dimostrano che sei discretamente capace a fare qualcosa. In pratica, se frequenti un corso tenuto da scout che hanno già la specialità, alla fine del corso, prenderai automaticamente la patacca. A meno che tu non abbia degli impedimenti seri di comprensione. Puoi anche fare tutto da solo, se credi, in quel caso, dovrai dimostrare, in modo concreto e convincente, di avere acquisito sufficienti conoscenze, specifiche e appropriate.

L’insegnante del corso di cuciniere è il capo della squadriglia dei gabbiani. Una ragazza molto più grande di te. E’ carina, anche con quegli occhiali rotondi che le adornano il naso. Indossa sempre abiti consumati e scarpe di crosta marrone. Quando state in cerchio, noti che, spesso, inarca i piedi e li riporta a posto, molte volte di fila, seguendo un ritmo tutto suo. Quando parla, emette un cinguettio che non ti aspetti. Una vocina fine-fine.

La verità è che sapevi già cucinare, per ragioni quotidiane di sopravvivenza spiccia, ma non perdi nemmeno un’occasione per stare fuori di casa. Impari qualche ricetta nuova, ricetta per modo di dire, e l’annoti su un quaderno ad anelli:

– Pasta al sugo con un barattolo di tonno rovesciato dentro, denominata anche tonnazza.

– Fagioli alla Bud Spencer.

– Panna e prosciutto per condire praticamente qualsiasi cosa.

– Sgombro in latta.

Comprendi che la vita scout debba adattare la cucina allo zaino e ai mezzi precari. Cerchi di non mostrarti lo schizzinoso che sei sempre stato.

Aspetti di conseguire la specialità.

Impari a leggere le mappe al corso di topografia.

Ti viene svelato il significato di: percorso azimut.

Non avete a disposizione strumenti per il calcolo satellitare delle coordinate spaziali. Dovete arrangiarvi con la bussola.
E’ una cosa da pazzi.

Per tracciare il percorso azimut di un sentiero contorto di cinquecento metri impiegate interminabili ore. Ad ogni lieve curva, ad ogni variazione di traiettoria, dovete calcolare con la bussola la posizione. Non capisci l’utilità di tutto questo, a meno che non dobbiate aiutare il vostro caro capo Benito, geometra e insegnante topografo, nel suo lavoro.

Cosa che non accadrà mai, nemmeno dietro lauto compenso.

Non immagini niente di peggio, niente di più noioso e deprimente.

Per fortuna, durante il corso, Felicia vi ha dilettato con appassionanti racconti circa il lancio del telescopio Hubble. Proponi a Felicia di fare un bel corso di astronomia e lo fai felice.

Pronto?

Halo?

Pronto?

Hello.

Chi è?

Here’s from NASA, USA. Mister Felicia, please?

Cosa? Non parlo inglese. Francese, s’il vous plait?

Bonjour madame, c’est ici le centre spatial Hubble. Je peux parler à monsieur Felicia, s’il vous plait?

Oui, c’est mon fils.

Chi è? Chiede una voce dietro quella femminile.

E’ per te, dagli Stati Uniti , credo.

Cosa?

Chi è? Chiede Felicia alla cornetta.

Saluti, t’informi sull’orario del corso di astronomia.

Non hai intenzione di perderti nemmeno una lezione.

Lea è alta e formosa, esprime tutta la potenza della leonessa capo. La sua vice è, anche lei, altissima. E tu sei un nano della prateria. Al loro cospetto, appari come una sorta di preda che vive tra i cespugli. Nemmeno ti considererebbero se non fosse che tu, di animali, ne sai molto più di loro due messe insieme. E siccome il corso è per la specialità di amico degli animali, puoi stupire con la tua conoscenza pregressa. Di ragazze, invece, ne sai ancora poco, quindi le osservi attentamente.

Le leonesse discutono. L’Organismo Mondiale per la Sanità ha cancellato dalla lista delle malattie mentali l’omosessualità. Le due splendide ragazze discutono di questo. Parlano stando molto vicine, si scambiano sguardi d’intesa, si toccano le spalle e i capelli, a vicenda. Si danno un bacio, carnoso e umido. Le mani di una scivolano sotto la maglietta dell’altra. Le mani dell’altra s’intrufolano nei pantaloni di una. Rimangono completamente nude e si accarezzano, si leccano, gemono e sudano.

E’ un peccato che, da un certo punto in avanti, tutto questo non succeda nella sede del reparto, dove stai facendo il corso. Un vero peccato che accada solamente nella tua testa, in un altro luogo, più intimo e solitario.

Senza fretta ma inesorabilmente, prendi la tua specialità. Puoi ritenerti a tutti gli effetti un amico degli animali.

Se un randagio bastardo dovesse avere bisogno, può contare su di te.

3. Festa di Primavera

Ecco giungere la festa di primavera. Ederlezi, canterebbero i Rom. E danzerebbero zingare vestite di drappi, a piedi scalzi, tra il fiume e le luci delle candele.

Avresti preferito passare questa giornata in un campo nomade, piuttosto che con tutti i rappresentati dello scoutismo della tua città.

Dopo un’interminabile scarpinata, raggiungete la radura montana dove si svolgerà la festa. A est un bosco bianco di betulle. A ovest una pineta dal morbido sottobosco buio.

Avete spartito il peso dei componenti delle due tende, da quattro persone, che saranno il vostro ricovero notturno.

Getti a terra la zavorra dello zaino e ti guardi intorno.

Vedi scout disseminati per l’intera radura.

Scout di tutte le età.

I terribili lupetti, gli esploratori e le guide, i più anziani, tardo adolescenti, del clan.

Formate un quadrato gigantesco.

Ascolti lo strepitare acuto delle varie sestiglie di bambini.

Seguono le urla, imbarazzanti, come sempre, delle squadriglie dei reparti.

Concludono quelle del clan, dai toni più baritonali.

Gli scout anziani sfoggiano barbe da boscaioli, accessori scout personalizzati e non hanno patacche sulla camicia.

Sono ancora ragazzi ma, in confronto a te, sembrano adulti. Non li invidi.

Ti vedi, alla loro età, a capo di un’organizzazione criminale, non a cazzeggiare nei boschi.

I capi scout, di ogni classe e genere, presiedono il lato aperto del quadrato e cominciano a spiegare cosa rappresenti la festa di primavera per lo scout.

Non vedono di buon occhio l’ascolto della musica durante le riunioni, dicono che tenda ad isolare e a distrarre le persone.

Per questo motivo hai fatto passare, con precisione assoluta, i fili dei tuoi auricolari dentro la camicia, tra le pieghe del fazzolettone, fino alle orecchie, coperte da un berretto di cotone. Hai scelto un cappello blu scuro, in tema con i colori scout. Non ti chiederanno di toglierlo, ti sei detto.

E hai avuto ragione. Il walkman è piuttosto voluminoso ma l’hai nascosto sotto la maglia legata in vita, a coprire il gonfiore della tasca. Nello zaino hai, accuratamente riposte, la cassetta di Frizzle Fly dei Primus e quella di Violator, dei Depeche Mode.

Intanto pigi play e Daniel Johnston comincia a pregare, a modo suo. Ti porta lontano da quella gente vestita tutta uguale. Lasci scorrere i volti degli scout davanti a te.

Vedi facce sveglie e facce meno sveglie.

Guardi soprattutto le ragazze.

Pare che gli altri si stiano mettendo a cantare.

Non hai la più pallida idea di cosa, non lo vuoi sapere.

Con un gesto discreto, alzi ancora un po’ il volume mentre una ragazza sconosciuta coglie la tua attenzione.

E’ talmente brutta che le sue compagne di squadriglia stanno a un passo di distanza da lei. L’hai notata per il vuoto che ha intorno, probabilmente. Ti accorgi che qualcosa la raggiunge e la colpisce in testa. Forse una pigna. Tutti continuano a cantare. L’accaduto è passato inosservato. Cerchi di capire da dove sia partito l’oggetto contundente e vedi due lupetti che sghignazzano tra loro.

Beccati, sogghigni, anche tu, sotto i baffi.

La ragazza brutta ora ti sta guardando. Sorride timidamente. Torni serio, come se ti avessero appena comunicato un lutto. Eviti categoricamente di voltare ancora la testa nella sua direzione.

Ascolti la musica.

Il tuo sguardo torna rilassato, forse un po’ triste, un po’ compassionevole, mentre Daniel ti sussurra all’orecchio che il vero amore ti troverà, alla fine.

Vorresti dirlo anche a quella ragazza brutta ma non puoi comprometterti più di così.

Baffone ti dà un colpo di gomito e tu capisci che è ora di spegnere il walkman.

Dai denti potenti? Chiedi.

No. Baffone dice che l’abbiamo già fatto l’urlo.

Adesso dobbiamo andare a montare le tende. Qualcosa di nuovo.

Non avevi mai montato una tenda.

Chiedi perché le altre squadriglie hanno tende più grandi delle vostre.

Scienziato e Polpaccio spiegano che a voi sono rimaste le tende più vecchie ma, appena avrete raggiunto la quota, con l’auto-finanziamento, potrete comprarne una nuova, abbastanza ampia per ospitare otto persone. Per il momento vi accontentate, da bravi scout, delle Moretti da quattro.

A quanto pare, non solo di quello vi dovrete accontentare. Mancano i pali portanti di una delle due tende.

Osservi i trichechi anziani mantenere la calma. Cominciano a guardarsi intorno, alla ricerca di due bastoni sostitutivi. Fortunatamente non si prevede né vento né pioggia.

La sera si accende un grande fuoco, gli scout tutto intorno alle fiamme, a perdita d’occhio, tra le ombre della notte. Alzi il volume della inseparabile musica e ti lasci trasportare dai Depeche Mode.

Pensi agli affari tuoi.

Non guardi nessuno questa volta, ti conviene.

Vorresti già andare a dormire ma prima devi sopportare un’ interminabile sequenza di scenette, recitate da schifo e dall’umorismo talmente infantile che nemmeno i lupetti riescono a trovarle divertenti.

O forse sì, qualcuno sì.

Tu no.

Finalmente trovate rifugio nella vecchia canadese, quella con i pali veri. Sebbene sia il battesimo della tenda per te, guardi i tuoi compagni e non provi alcuna eccitazione. Ti inserisci nello spazio a te destinato e cerchi di muoverti il meno possibile. Dormire all’interno di una tenda non è tanto diverso dal dormire all’esterno, se non fosse per il sottile e traspirante telo del catino, coperto dal telo esterno impermeabile e resistente al vento.

La primavera si annuncia mite e non è il freddo che preoccupa. Anzi, gradiresti maggiore circolazione d’ aria fresca.

Mentre gli altri parlano di cose da ragazzini a cavallo tra la pubertà e l’adolescenza, ti addormenti ascoltando Enjoy the Silence.

Durante il secondo giorno di festa, fate il solito grande gioco, tutti insieme.

Capisci subito che il numero spropositato di persone non permetterà lo svolgimento di qualcosa che abbia realmente un senso.

Decidi di defilarti in esplorazione della natura circostante in pieno risveglio. Non ti metti a raccogliere margherite. Cerchi un punto panoramico in mezzo al bosco. Trovi l’albero adatto e ti arrampichi fino a dove le fronde cominciano a nasconderti alla vista. Vedi, sotto di te, passare, ogni tanto, gruppi di ragazzini con il fazzoletto al collo.

Ti trattieni dallo sputare loro in testa o abbatterli con qualcosa di più consistente. Alzi gli occhi e ti abbandoni al panorama. La valle che si allarga, costellata di colline e laghi. Il sole alto, il cielo blu.

Ti davano per disperso. Il gioco è finito da un’ora.

E’ arrivato il prete. I lupetti lo chiamano Baloo.

Mentre si celebra la messa, il tuo walkman ha ancora le pile cariche. Ti concedi l’ascolto di Frizzle Fry dei Primus.

Amen.

Alla fine, tanto per cambiare, caricate lo zaino in spalla e tornate in città.

A piedi.

4. La visita del Papa

Incredibile a credersi ma è proprio così.

Papa Giovanni Paolo II, Papa Wojtyla, verrà in visita nella tua città.

Il reparto è mobilitato dal vescovo in persona.

Vieni assegnato al servizio d’ordine.

Ti ritrovi in divisa, in mezzo ad una folla gigantiforme.

Il Santo Padre passerà, con la sua auto blindata, all’interno della piazza. Con altri trichechi, stai di fianco alle transenne, dalla parte interna, a fronteggiare la massa. Siete solo dei ragazzini ma dovete impedire alla gente di superare i limiti prestabiliti.

Per fortuna non è un concerto rock, lo spettacolo sarebbe stato senz’altro più interessante ma il pubblico, altrettanto sicuramente, sarebbe stato più difficile da tenere a bada. Trovi il modo di renderti utile. La conoscenza di stradine e viuzze secondarie ti permette di indirizzare le persone in flussi regolari e ordinati. Guidi, soprattutto gli anziani, lungo percorsi meno battuti e più brevi. Provi una sensazione sconosciuta, di appagamento, quando la gente ti ringrazia per la cortesia e l’efficenza che dimostri.

Qualcuno è più nervoso, sono ore che aspetta l’arrivo del pontefice, forse è stanco. Ha modi sgarbati, vorrebbe che risolvessi i suoi problemi esistenziali. Lo indirizzi lungo una strada sicura, dove troverà quello che cerca. Al fondo del vicolo, sbocca la cloaca pubblica, si riversa direttamente nel fiume. Non è difficile incontrare la fauna locale, soprattutto ratti e nutrie, qualche anatra semi selvatica. Ognuno al suo posto. Non ti senti in colpa. Non temi ritorsioni visto l’impressionante muro di individui che si frappone tra te e il visitatore maleducato, ormai lontano dal Papa e impossibilitato ad uscire dal suo fetido cantuccio.

A meno che non voglia attraversare il fiume, e le sue cerulee rapide, a nuoto.

Finalmente eccolo apparire, di bianco vestito, la papalina in testa, il bastone pastorale in una mano, le dita benedicenti nell’altra. E’ tutto uno sventolare di fazzoletti bianchi.

Dai una rapida occhiata al Papa polacco, poi torni a studiare la dettagliata mappa della piazza e delle strade adiacenti che tenevi spiegazzata in una tasca.

Stai già pensando al modo migliore per far defluire tutti senza intoppi. Una responsabilità un po’ troppo grande per te, forse. Ma non oggi. Non con questa ridicola divisa indosso. Ci voleva il Papa per rendersene conto.

© 2020

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