BAD BOY SCOUT (1989- Capitoli : 4,5,6)

4. Fuori legge, per ovvi motivi

Le riunioni successive sono meno ludiche e più produttive. Impari che il saluto scout, quello che fai nella versione vulcaniana, cela una specie di simbolismo massonico.

Il pollice che copre l’indice rappresenta il grande che protegge il piccolo.

Tu sei un piccolo.

Le tre dita tese verso l’alto, invece, ricordano la Promessa. Devi prepararti per il giorno della promessa, dicono.

Con l’aiuto di dio, dovresti promettere.

Questa cosa non ti convince.

E poi c’è la faccenda della legge scout.

I comandamenti del boy scout.

1. La guida e lo scout pongono il loro onore nel meritare fiducia.

2. La guida e lo scout sono leali.

3. La guida e lo scout si rendono utili e aiutano gli altri.

4. La guida e lo scout sono amici di tutti e fratelli di ogni altra guida e scout.

5. La guida e lo scout sono cortesi.

6. La guida e lo scout amano e rispettano la natura.

7. La guida e lo scout sanno obbedire.

8. La guida e lo scout sorridono e cantano anche nelle difficoltà.

9. La guida e lo scout sono laboriosi ed economi.

10. La guida e lo scout sono puri di parole ed azioni.

Che sfilza di gigantesche cazzate, pensi.

A parte questa cosa di rispettare la natura, tutto il resto è decisamente fuori dalla tua portata, perfino contrario ai tuoi convincimenti.

Non sei sicuro di essere pronto a promettere, né di volerlo essere mai. Rispettare questa legge che non puoi definire congeniale, ti sembra impossibile.

Troppa omosessualità latente, chierichetti, piccoli lord e guardaparco.

5. Questione di stile

Il tuo stile è più cattivo. Non nel senso che sei un cattivo ragazzo, un pezzo di merda che cerca di fottere il prossimo, uno che gode dei malanni altrui.

Hai l’impressione che il mondo non sia popolato da buoni samaritani. Cerchi di seguire un tuo codice d’onore e, anche se non ci ficchi sempre in mezzo il dio cattolico e i suoi sacerdoti ambigui, anche se cerchi di mantenere una scorza dura, tenti di essere una persona onesta.

Non ti fanno impazzire i melensi e nemmeno chi si entusiasma per le cose più stupide.

A volte ti piace sperimentare, opportunamente modificato, il test di Campbell sulle persone. Estote parati! Dicono gli esploratori. E tu vuoi essere preparato a quello che puoi aspettarti dagli altri.

Da Scienziato, per esempio.

E’ un ragazzo tranquillo e cordiale, molto intelligente.

Ha una famiglia numerosa, è abituato a condividere e prodigarsi per gli altri. E’ una fortuna che sia lui il tuo capo.

Polpaccio, il vice, è un tipo più atletico ma altrettanto intelligente. Anche lui ha una famiglia numerosa.

Entrambi hanno uno o più fratelli, o sorelle, presenti in reparto.

Biondino piace alle ragazze.

Ha la famiglia più numerosa di tutti.

Difficilmente superabile.

Ha un’infinità di sorelle, con un’ infinità di amiche.

Felicia è lontano dal tuo mondo, è già un adulto. E’ addirittura più maturo e pacato di molti adulti di tua conoscenza.

Flemma non ti dispiace, anche se non capisci quello che dice.

E’ un bambino come te, sembra più piccolo e impacciato ma provi una sorta di solidarietà nei suoi confronti. Condividete una certa timidezza, espressa in modi diversi.

Baffone ti sta sui coglioni a pelle.

Zinga è un personaggio molesto.
Fa un po’ pena, hai la sensazione che la sua maschera nasconda problemi.

Il reparto è composto quasi esclusivamente da ragazzi e ragazze di buona famiglia. Non sai se anche tu appartenga a questa categoria di persone.

Non hai mai frequentato regolarmente una chiesa, non sei mai stato a catechismo, non sai nemmeno se la religione che senti tua sia effettivamente quella cattolica. Per te la religione è qualcosa di esclusivamente spirituale.

Anche se non vuoi che qualcuno ne abbia il vago sentore, per te, il lato spirituale, ha la sua importanza.

Per questo ami e rispetti la natura.

Per gli altri è più complicato, deve includere una posizione precisa in società, o qualcosa del genere.

Ancora non capisci.

Ancora hai il fazzolettone bianco.

6. Credibilità

Qualcosa percepisci, fuori dalla chiesa, insieme ai tuoi compagni trichechi.

Ti trovi lì una domenica mattina.

Tua madre ha preparato una torta. Anche le altre madri hanno preparato una torta.

Scienziato e Polpaccio se la sono preparata da soli, così come Felicia e il suo tiramisù.

Bravi, pensi.

Un po’ checche, però bravi, autosufficienti.

Biondino non c’è e nemmeno Zinga.

Forse Zinga arriverà quando voi state per andare via, come al solito.

Avete disposto le torte su un banchetto improvvisato, appena fuori dalle porte della chiesa. Con il ricavato della vendita potrete comprare una nuova tenda, nuove corde, nuovi pali di legno e cose del genere. In linea con la maggioranza dei venditori ambulanti, ve ne infischiate delle norme igieniche e amministrative. Calpestando il selciato dell’edificio sacro entrate nella giurisdizione del prete, avete la sua benedizione.

Le signore, ingioiellate e impellicciate, comprano le vostre torte. Chi per pietà cristiana, chi per golosità, ma la maggior parte, strano a dirsi, subito dopo la celebrazione di un rituale sacro, compra le torte per ostentare denaro.

Per passare il tempo senza annoiarti, imbonisci qualche signora tra le più appariscenti. Butti qua e là una battuta che faccia notare come siano state generose le altre donne.

Dopo un po’, diventa troppo facile e torna la noia.

Ma è stato abbastanza, per farti giudicare bene, sia dalle arzille signore borghesi che dai tuoi anziani colleghi scout.

Impari, inaspettatamente, che la divisa da scout conferisce un’aura di credibilità. Almeno per quanto riguarda i timorati praticanti del culto domenicale.

Di fronte ai ragazzini come te, vestiti normalmente, non ti senti così figo e degno di fiducia.

Ti senti solamente fuori posto.

Se dipendesse da te, la domenica mattina, non saresti tra gli scout della tua città, a vendere abusivamente torte a donne anziane e benestanti.

Saresti a casa, a dormire.

7. La Promessa

Il grande giorno è arrivato.

Purtroppo.

Il cielo è nuvoloso, l’inverno entra nel vivo.

Un pullman con il motore acceso sosta nel piazzale.

Gli esploratori e le guide sfoggiano la divisa integrale, lo zaino stracolmo.

Ordinatamente, riponete tutto nei vani del pullman e salite sul veicolo che vi porterà da qualche parte.

Dove, non l’hai capito bene.

Ottimo inizio per la tua prima uscita di reparto.

Ti allontani da casa.

Dormi lontano dal tuo letto.

Non l’hai fatto molto spesso, hai sempre soggiornato da amici o parenti. Le colonie estive non sai nemmeno cosa siano. L’aggregazione infantile è un concetto confuso, per te che sei sempre stato benissimo da solo.

Ti guardi intorno.

Sembrano tutti euforici, con le idee chiare su cosa fare, sul perché abbiano tutta quella roba appresso per stare via solo una notte.

Rimani perplesso di fronte al materiale di recupero che costituisce il tuo armamentario.

Uno zaino, degli scarponi da montagna, delle ghette impermeabili da montagna, un sacco a pelo da montagna, un materassino di poliestere espanso, una mantellina da pioggia. Tutto, rigorosamente, di seconda mano. Un usato sicuro. Sicuramente usato da tuo zio o da qualcuno dei suoi amici montanari. Tuo zio che è comunque stato un grande a procurarti roba usata sì, ma dotata di un certo stile, quasi professionale. E infatti tu non hai mai indossato delle ghette da montagna, né sai a cosa servano tutti i lacci che penzolano dallo zaino, né hai mai dormito in un sacco a pelo.

Hai anche un coltellino svizzero. Nuovo.

Hai già avuto modo di testarne l’affilatura della lama, tagliandoti mezzo dito e dissanguando il parquet del salotto di casa.

Non sei sicuro sia un bene, essere armati in mezzo a questa banda di strampalati. Potresti non rispondere delle tue azioni, un giorno o l’altro.

Scienziato e Polpaccio ti hanno spiegato come riempire lo zaino in modo logico, con precisione chirurgica.

Per te si avvicina il momento in cui diventerai, a tutti gli effetti, uno scout.

Non sei eccessivamente emozionato.

Vivi la cosa come la naturale evoluzione di un percorso forzatamente intrapreso.

Non passa giorno che non rimugini sulla tua tremenda vendetta .

Stai solo lasciandoti trasportare dalla corrente, come un pezzo di legno nel fiume. Opponi resistenza passiva, interna, alimentata da un fuoco che, se ti dovesse scappare di mano, brucerebbe il reparto e gli scout, il loro simbolo del giglio, le loro divise, la sede e anche la chiesa, perché no?

Stai trattenendo le vampe, quando i capi reparto cominciano ad annunciare il programma dell’uscita. Poi, pensando di risultare simpatici, danno il via ai bans.

Partecipi, come al solito, solo se osservato.

Ti limiti a muovere la bocca, a caso, senza emettere fiato.

Verso sera cucinate la cena.

Sedete in cerchio per consumare il pasto. Prima di deliziare il palato cantate una canzone di ringraziamento al signore. Mentre gli altri cantano, osservi le pietanze che ti attendono. Robaccia dal colore uniforme, tutta mischiata insieme, dall’odore imperscrutabile.

Trattieni il disgusto e cerchi di ascoltare il ritornello della canzone. Sai immediatamente come storpiarla, in modo blasfemo.

La cena è, come previsto, al limite del commestibile.

Non ti piace mangiare in una gavetta come se fossi in trincea e non ti piace mangiare tutto nello stesso piatto.

Comunque mangi, senza lamentarti, e se qualcosa ti disgusta proprio, non mangi e basta.

Sopravviverai.

Dopo cena, un’altra preghiera.

Non hai mai pregato così tanto in tutta la tua vita.

Non ti piace questo modo di pregare.

C’è una ragazza con la faccia coperta di brufoli, suona male una chitarra, accompagna il canto liturgico.

Mentre strimpella contorce il viso, sostenuta dalla voce squillante e stonata di Biba, introduce con enfasi ogni nuova strofa.

Non ce la fai.

Ricordi a te stesso di non dimenticare mai più walkman e cassette.

Conclude questa sofferenza una lettura recitata da schifo.

Non hai mai capito perché i brani della Bibbia, o di altri testi sacri, vadano letti assumendo quella ridicola aria da santi e martiri. La voce che si assottiglia e diventa melliflua, le frasi scandite con una lentezza disarmante, con un tono altalenante e querulo. Una cantilena che non tiene mai conto del senso della frase.

Provi più fastidio che mistica ispirazione.

Per fortuna, cala la notte e ve ne andate a dormire.

Dormite tutti insieme. Per terra. Sui vostri materassini espansi, alti un centimetro.

C’è un po’ di tempo per parlare, per socializzare con le altre persone del reparto, le ragazze, i delfini.

C’è il fratello di Scienziato che suona il pianoforte impolverato, in un angolo della stanza. Anche altri ragazzi abbozzano qualche nota sulla tastiera.

Il fratello di Scienziato lascia la tastiera e prende la chitarra della ragazza brufolosa. La suona bene, lui.

Suona meglio la chitarra del piano. Suona brani rock, niente canzoni di chiesa, e tutti ascoltano, per un po’, in silenzio. Anche tu.

Nel bozzolo del sacco a pelo sperimenti, per la prima volta, sulla tua pelle, cosa significhi campeggiare. Qualcosa che assomiglia al campeggio, perlomeno.

Nel sacco a pelo si sta come una mummia nel sarcofago, ti dici.

Dormire con altre quaranta persone, sul pavimento polveroso, non è la tua massima aspirazione.

L’odore nell’aria ricorda quello di un canile.

Cerchi di adattarti. Speri di addormentarti il più in fretta possibile, tra gli ultimi fruscii, bisbigli, scoregge, risatine da una parte, commenti di sdegno dall’altra.

Hai il pensiero fisso che se, il giorno seguente, pronuncerai quella promessa, non farai affatto un buon affare.

Mangiare schifezze e dormire per terra non sono cose per le quali valga la pena promettere.

Il sole sorge e ti svegli.

Ti lavi meglio che puoi, in condizioni spartane.

Tutti i tuoi compagni più anziani stanno intorno a te e agli altri neo-scout. Sono loro i più eccitati.

Almeno rispetto a te.

E’ evidente.

Cantate una canzone al signore e fate colazione.

Andate a messa.

Noia mortale.

La chiesa è buia, con vetrate dai colori accesi.

Concentri l’attenzione sulle vetrate, in attesa della fine di qualcosa che dura troppo per i tuoi gusti, e a cui presenzi troppo spesso, da quando frequenti questa gente.

Dopo la messa, tu e gli altri nuovi, ragazzi e ragazze, venite preparati per la cerimonia della promessa.

Il reparto si dispone nel solito quadrato. Sul lato aperto ci siete voi. Ti vengono fatte delle domande, tu rispondi secondo copione. Reciti la promessa e la legge scout.

Ti danno un fazzolettone colorato e la prima tappa da attaccare sulla camicia.

Tutti si complimentano.

Hai la sensazione costante che ti stiano prendendo per il culo ma cerchi di non rovinare l’atmosfera.

Seguono orribili bans, la solita canzoncina di ringraziamento, il pranzo al sacco.

Nel pomeriggio: grande gioco di gruppo.

Poi il gioco finisce.

Il pullman vi aspetta.

L’uscita finisce.

Ritorni alla realtà.

Sul sedile, al caldo, ti rilassi un po’ sperando che si sia trattato solo di un sogno.

Il sogno di qualcun altro, possibilmente.

E’ stata un’esperienza nuova.

Non puoi negarlo.

Alla fine hai promesso.

Ti sei preso un impegno.

Non si vuole sentire parlare di non andare agli scout, anche se tu, ogni tanto, ci provi.

Vivere l’uscita di reparto ti ha lasciato emozioni discordanti. L’indipendenza e l’autosufficienza non sono male. La frugalità e la scarsa igiene sono difficili da apprezzare.

Non è scattata la scintilla, l’attrazione, la vocazione per lo scoutismo.

C’è sempre qualcosa che ti tiene distante.

Un’assoluta mancanza di stile, per esempio.

Prendi Benito, per esempio. Vestirsi così alla sua età, cantare, senza vergogna, bans che dovrebbero essere banditi dal congresso di Ginevra.

Sudi freddo all’idea che uno così possa influenzare la tua crescita.

Prima delle vacanze invernali, fai in tempo a imparare cosa sia l’uscita di squadriglia.

Ci siete tutti voi trichechi, tranne Biondino e Zinga.

Vi incontrate alla stazione. Salite su un treno con i vostri zaini. Dopo pochi chilometri scendete. E’ stato il viaggio in treno più corto della tua vita.

Camminate fino alla casa di un prete che non conosci e non vuoi conoscere. C’è un calcio balilla, nell’edificio che vi ospita. Il torneo serale è la parte divertente dell’uscita. Poi cominciate a fare le solite cose da scout.

Scienziato, il capo dei trichechi, ci tiene.

Lo accontenti perché ti sta simpatico ma non puoi fare a meno di estraniarti, almeno con il pensiero, da quelle attività ridicole.

8. Colonna sonora natalizia

Le vacanze natalizie giungono in tuo soccorso, sancendo una meritata tregua dalla scuola e dagli scout.

Diserti la messa della vigilia, come hai sempre fatto.

Ti rinchiudi nell’uovo cosmico dove i tuoi amici sono scrittori più o meno famosi e musicisti di ogni genere, vizio, colore e nazionalità.

La colonna sonora delle vacanze comprende: Smiths, Pink Floyd, Black Sabbath, Housemartins, Charlie Parker, Miles Davis, Duke Ellington, i Beatles e i Rolling Stones, Bauhaus, Joy Division.

Roba vecchia, nell’anno della Lambada. Hai visto esemplari umani di ogni età e forma fisica, alzare il braccio sinistro, portare la mano destra sulla pancia, agitare il bacino, tentando di riprodurre il movimento sensuale osservato nel videoclip dei Kaoma.

Cominci a prendere con decisione le distanze dalle hit di classifica. Hai sentito tutto l’anno Viva la mamma di Bennato e il pezzo di Prince terzo in classifica, Batdance. Hai dovuto ascoltare C’è da spostare una macchina di Francesco Salvi. Tu non sei un critico musicale. Certe cose non ti piacciono, altre sì. Quando ascolti la cassetta di Daniel Johnston, per esempio, sai che non è Mozart a suonare, e che mai lo sarà, ma un’anima ti sta raccontando qualcosa, in modo struggente, e tu rimani comunque ad ascoltare, anche se la voce è stonata e la chitarra è un giocattolo scordato.

Chiude la top five Madonna: Like a Prayer. Il fenomeno di miss Ciccone si diffonde come un virus letale intorno a te. Zucchero Sugar Fornaciari ha venduto più dischi di tutti, in Italia. Forse per il titolo, Oro, incenso e mirra, è stato accolto da molti come un’epifania. A te non dispiace, in casa si sente, non scappi. Scappi, invece, o cambi frequenza, quando la radio trasmette Raf e le sue pretese o Jovanotti. L’unica canzone in classifica che sopporti è The Look, dei Roxette.

Per fortuna hai tanta musica alle spalle, da secoli prima della tua stessa nascita. Non hai alcuna necessità di stare dietro al commercio e alle sue regole. Il mondo della musica classica, nei trentatré giri del tuo nonno che non hai mai conosciuto. La sua collezione di crooners americani e chansoniers francesi. Hai pile di cassette, registrate da tuo zio giovane, fonte inesauribile di conoscenza musicale contemporanea. Oltre alla roba vecchia, cerchi di ritagliare un po’ di tempo per ascoltare i dischi che ti sono piaciuti di più durante l’ultimo anno del decennio.

Siedi per terra, in camera tua, te ne fotti delle settimane bianche, delle vacanze ai tropici, delle canzoni natalizie, del tempo libero da passare in compagnia.

Prendi in mano un libro e metti su una cassetta.

La voce triste di Robert Smith ti rapisce, mentre il nastro srotola Disintegration dei Cure.

Hai tempo, ascolti una voce forse meno triste, rispetto a quella di Robert Smith, ma più disperata e attuale, nell’album Bleach di questo nuovo gruppo, nuovo almeno per te, i Nirvana. E’ uscito The Miracle dei Queen, lo ascolti ripetutamente.

Fai lo stesso con Technique dei New Order. In Mother’s Milk dei Red Hot Chili Pepper apprezzi particolarmente l’omaggio al tuo idolo del basket Nba e il basso scatenato. Non ti dispiace Trash di Alice Cooper. L’album che, più di tutti, non puoi fare a meno di toglierti dal cervello è un disco di dieci anni prima: The Wall, dei Pink Floyd.

Allora tu eri un lattante e l’hai scoperto adesso. Quest’anno l’hanno ritirato fuori dal cilindro. Forse perché il suo titolo si collega all’avvenimento storico più importante, senz’altro il più trasmesso dalle televisioni: la caduta del muro tra la Germania est e la Germania ovest. L’intenzione di Roger Waters, quando ha scritto l’epopea di uno psicopatico, non aveva niente a che vedere con l’evento in sé, ma è comunque servita da colonna sonora, probabilmente di un’intera epoca. Un’epoca di cui fai parte.

Nonostante i tuoi gusti musicali includano musica rock pesante, il tuo aspetto esteriore non ha niente di metallico o estremo. Sei un banalissimo moccioso, con la camicia e il maglione, i jeans e le scarpe da ginnastica. Anche se ti attira la musica triste e scura, anche oscura, non tendi ancora a prediligere indumenti neri, accetti i colori che ti vengono dati in dono.

© 2020

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