Per Puro Caso

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Cosa sei venuto a fare qui? Non so.

Vagabondavo e mi sono imbattuto in questo posto.

Sì, ma come ci hai trovato?, chiedono.

E a ripetere che non lo so, a caso, per puro caso.

Se non mi vogliono, me ne vado. Che problema c’è?

Anzi, guardate, me ne vado. Non ho niente da fare qui, non so chi siete e non mi state nemmeno simpatici.

Non è possibile che abbia trovato per caso questo luogo, insistono.

E invece è così, fatevene una ragione. Non ho voglia di irritarmi.

E’ per questo che evito i miei simili, la loro società, le loro regole. Non mi fanno bene, mi distraggono da quello che è importante. Non è loro la colpa. Lo so. Sono io che non riesco ad adattarmi, che non voglio, poi mi lascio coinvolgere, mi affeziono e tutto. Preferisco evitare. Scusate il disturbo, non so chi siete, non so dove siamo adesso, tanti cari saluti e arrivederci a mai più.

Ah, adesso non posso nemmeno andare via. Ormai ho scoperto la loro esistenza, non posso andare a raccontarlo in giro… Allora non ascoltate. Ho appena detto che evito come la peste i miei simili. A chi dovrei andare a raccontarlo? Agli alberi? Al fiume? Alle montagne? Pensate davvero che mi metta a parlare da solo e, per giunta, di voi? Non mi interessate. E nemmeno alle montagne. Non sono venuto con uno scopo e non voglio sapere nulla di voi. Di cosa facciate qui, del perché nascondete, a quanto pare, la vostra esistenza e del fatto che vi preoccupa essere scoperti. Non mi frega.

Chi mi ha mandato? Nessuno. Ve l’ho già detto. Non parlo con nessuno da anni e non rimpiango la cosa. Va sempre a finire così con voi altri. State sempre a lamentarvi di qualcosa. Non apprezzate niente, non amate niente, non vi lasciate amare da niente, non capite un cazzo. Fate mille domande ma come degli idioti non ascoltate le risposte. Non ascoltate.

Vorrei andarmene. Non ditemi niente, per favore. Non voglio sapere perché dovete essere tanto prudenti. Non mi interessa se di solito non avete motivo per comportarvi così, se di solito non siete così sospettosi e aggressivi. Ho detto che non vi conosco, non so come siete di solito e non mi interessa. Perché non vi entra in testa? Ho capito che ormai so di voi ma… Cosa? Cosa so? Niente. E allora? Un giorno incontrerò qualcuno e non potrò resistere alla tentazione di parlare di voi? Non ne vedo la ragione, il senso. Non parlo con le altre persone. Sto facendo un’eccezione in questo momento solo perché me ne voglio andare per la mia strada e voi tentate di impedirlo. Mi costringete al dialogo, non sono un tipo violento. Spero non lo siate nemmeno voi.

Allora lasciatemi andare. Più rimango, più rischio di sapere qualcosa sul vostro conto ed entrambi vorremmo evitarlo, se ho capito bene. Ciao.

Siete pacifici ma insistenti. Non potete negarlo. E nemmeno posso convincervi di essere arrivato qui per caso. Eppure mi sembra che sia tutto molto comprensibile. Non apprezzo i miei simili, viaggio cercando di evitarne ogni contatto. In effetti qui intorno non c’è molto movimento umano. Lo dovreste sapere, se vivete qui. Non immaginavo di incontrare qualcuno. Non avevo idea che qui ci fosse un insediamento. Ho perso la cognizione delle geografia politica intorno a me. Non so esattamente in che nazione ci troviamo. Conosco il continente, su quello dovrei avere ancora un minimo orientamento. Non ho incontrato frontiere e ho sempre viaggiato per sentieri montani, isolati, desertici. Ho viaggiato anche fuori dai percorsi battuti, più di una volta mi sono ritrovato sul fianco di una parete di roccia scoscesa, seguendo la via tracciata dalle capre o dagli stambecchi o altri animali del genere. Animali in grado di camminare in verticale con la stessa disinvoltura con cui camminano in orizzontale. Non ho queste capacità, sono sempre tornato indietro e ho preso altre direzioni. A caso, seguendo i corsi d’acqua o la vicinanza di una fonte di combustibile per il fuoco. Mi sono nutrito con le piante, ho pescato, raramente, ma qualche volta, ho cacciato. Tutto qui. Posso intuire, dalle vostre fisionomie, che siete giunti da diversi angoli del pianeta. Avete nozioni di ingegneria avanzata a giudicare dalle costruzioni della vostra città. Credo di sapere anche troppo e credo, soprattutto, che voi sappiate troppo di me. Anche se non c’è niente da sapere. Ormai non conosco nessuno, non parlo con nessuno, non frequento posti, non vedo gente, non presenzio, non partecipo, non collaboro, non m’informo, non mi tengo aggiornato.

Unirmi a voi è fuori discussione. Non mi interessa se queste sono state le regole fino ad ora. Non vi sarà sfuggito, se siete persone attente, che a me le regole non piacciono. Le regole dell’uomo non hanno senso. Eccoci qua, alla fine, ci deve sempre scappare il morto. Non posso andare via, non voglio unirmi a voi e allora questa sarebbe la soluzione? Siete come tutti gli altri. Solo che vi comportate come stronzi in un luogo isolato e siete convinti di avere creato una società ideale. Ditemi se sbaglio. Ah, ecco. Non sbaglio. Però voi sì che sbagliate. Non siete diversi dal resto dell’umanità. Le stesse paure. La stessa voglia di trovare riparo e protezione, di trovare una tribù o una famiglia con cui passare il tempo, dividersi i compiti, chiacchierare e tutto il resto.

Se vi seguo è solo perché mi state minacciando. Questo deve essere chiaro. Non mi interessa se vi comportate con gentilezza. Non importa se mi accogliete in questa bella casa e se ci sediamo tutti in cerchio sopra queste stuoie morbide e colorate. Accetto il cibo che mi offrite e l’acqua per dissetarmi. Ma non mi convincerete a restare. Non mi convincerete accendendo il vostro calumet della pace in stile nativo americano. Non ho visto crescere il tabacco da queste parti, immagino che conosciate l’effetto delle erbe che fumate. Faccio solo un tiro per non sembrare scortese. Non sono scortese, sono solo irritato dal fatto di non potermene andare liberamente. Non ho niente da raccontarvi. E’ inutile conoscere la mia storia. Ho solo un vago ricordo di quello che ero in mezzo agli altri uomini. Contro ogni mio desiderio, state facendo riaffiorare nella mia mente immagini dimenticate con il vostro comportamento. Non capisco il motivo. Se volete uccidermi, fatelo. Ho il sentore che le vostre minacce siano un pietoso tentativo di nascondere la debolezza che vi attanaglia in realtà. Ho capito che mi considerate un pericolo ma vi ho già detto che non è così. Non ho interesse alcuno nei vostri riguardi. Nemmeno nei riguardi delle vostre donne.

Era un’epoca buia quella che ricordo, è vero. Per questa e per altre ragioni sono andato via. Non mi andava di unirmi al branco. Figuriamoci se mi va di unirmi alla vostra mandria di pacifici buoi ottusi. Scusate, non voglio essere offensivo. Non sono più abituato a parlare con la gente. Sono senz’altro sciocchezze quelle che dico, mi irrita anche solo l’idea di avere pronunciato una frase qualsiasi senza che non fosse strettamente indispensabile. Comprenderete che mi state facendo sprofondare in un oceano di sofferenza con tutto quello che ho dovuto blaterare fino ad ora. Basta.

– Vorremmo sapere qualcosa di più su di te.

– Perché non rispondi?

– Noi non capiamo ancora come tu abbia fatto a trovarci.

– Non lo vuoi dire?

– Non parlerà.

– Come fai a saperlo?

– Ce l’ha detto lui prima, non hai sentito?

– Pensavo che non dicesse sul serio.

– E invece, a quanto pare, sì.

– Non mi sembra un comportamento cordiale.

– E’ vero, ti abbiamo dato il nostro cibo.

– Non dovremmo rinfacciarglielo.

– E’ lui l’intruso, non dovremmo sentirci in colpa.

– Non sembra malintenzionato.

– Ricordate la falsità dell’uomo!

– Non lasciamoci ingannare.

– Senz’altro qualcuno l’avrà pagato per venire a cercarci.

– Noi non possiamo rivelare la nostra esistenza alla società degli uomini, capisci?

– Niente. Non dice più niente.

– Hai ragione sai, siamo arrivati qui da tutte le regioni del mondo.

– Non dirgli niente.

– Lui ci ha raccontato la sua storia.

– Tutte bugie.

– Nessuno viaggia per il mondo senza un meta.

– E’ molto strano, in effetti.

– Non lasciamoci ingannare.

– Qui regna la saggezza del Re, capisci?

– Non dire altro.

– Qualcuno gli avrà raccontato qualcosa di noi?

– Chi?

– Uno dei rinnegati, di quelli che sono fuggiti come ladri nella notte.

– Ognuno è libero di scegliere la vita che preferisce.

– Allora perché sono fuggiti di nascosto?

– Forse perché, altrimenti, gli avremmo impedito di andare. Proprio come stiamo facendo con questo viaggiatore solitario.

– Non è un viaggiatore, è una spia.

– A me non sembra.

– A me sì.

– Anche a me.

– Non porta con sé armi, né telefoni satellitari o microfoni, né microcamere.

– Non significa nulla.

– Siete diventati paranoici.

– Non è mai arrivato uno straniero per caso.

– E allora?

– E allora non è arrivato per caso nemmeno questo qui.

– Per me potrebbe essere benissimo arrivato per caso.

– Sei un ingenuo.

– Non fa parte di me essere sospettoso nei confronti del prossimo.

– Anche per noi è così.

– Eppure siete sospettosi e avete minacciato di morte questo sconosciuto. Non so se fidarmi ancora di voi. Forse dovrei andare via anche io.

– Sai che non puoi farlo.

– Posso aspettare il momento propizio.

– Non scherzare, questa è la tua casa. Non c’è un luogo più perfetto di questo, grazie agli insegnamenti del Re siamo diventati uomini superiori.

– Non dire altro. Ricordati dello straniero.

– Forse prima era così, ma adesso non ne sono più tanto convinto.

– Avete visto? Lo straniero ha già diffuso il dubbio e la sfiducia.

– Chi ti ha mandato a farci questo?

– Niente, non risponde più.

– Dobbiamo informare il Re.

– Il Re ti spiegherà tutto e non potrai rifiutare la sua proposta di rimanere qui.

– Vedrai che sarà la scelta migliore della tua vita.

– Non esiste un luogo migliore, sulla terra, di questo.

– Non esiste.

– Qui è dove si opera perché sulla terra si faccia il volere del Re.

Quello che chiamano Re ha migliaia di anni. Non è un uomo.

Il Re non spiega, il Re dice e così è.

Il Re è il Re. Non si discute.

Il Re non riceve nessuno al suo cospetto, arriva lui.

Arriva nella tua mente e fa quello che deve fare.

Il viaggiatore solitario lo incontra nel sonno, mentre si riposa, nella dimora che la gente della città segreta ha messo a sua disposizione.

Il Re dice che lui non è qui per caso come crede. Anche se gli è parso di giungere portato dal vento, alla fine, doveva giungere.

Tutti lo aspettavano.

Il tempo del Re volge al termine.

Non ti distruggerò perché non posso farlo, dice il Re. Altrimenti lo farei, aggiunge con un ruggito.

Le sue fauci crepitano di braci ardenti ed emettono fumo nero, la suo coda serpentina oscilla belligerante.

Il viaggiatore solitario pensa, nel sogno.

Pensa di avere fumato troppo dalla pipa che gli hanno offerto. Doveva moderarsi.

Questo sogno così viscoso e palpabile lo distrae dal suo primo intento: scappare da quella dannata città che si è messa tra lui e il resto dello spazio.

Ed ora anche mostri tenebrosi e impotenti.

Il viaggiatore si sveglia infastidito.

Il sole si sta levando all’orizzonte e può osservarlo attraverso la finestra.

Qualcuno entra nella sua stanza e annuncia : il Re ha parlato! Subito dopo è morto. Grande onori a te! Ti aspettavamo da tempo immemore.

Adesso mi credete quando dico che sono arrivato qui per caso? Posso andare via. Ma quale nuovo Re? Nessun Re, vi dico. Se foste tanto gentili da credermi, almeno adesso che mi considerate il vostro nuovo Re e Salvatore, ne sarei sollevato. Il vostro Re deve partire. Questo è il volere che viene dall’alto. Perché oltre il Re c’è qualcuno o qualcosa di ancora superiore, non ve lo scordate mai. Questo è il primo insegnamento che vi lascio. E per il momento sarà anche l’ultimo vista la mia imminente partenza. Fatene tesoro, mi raccomando. Intanto, se fosse possibile recuperare il mio semplice bagaglio, il Re ve ne sarebbe grato. Bravi ragazzi. Quasi, quasi mi fate venire voglia di restare. Ma non posso. Non posso proprio. Una forza superiore mi spinge a fare quello che devo. Il Re ha un destino da compiere lontano. Un giorno, forse, tornerò. Lascio la città in ottime mani. Ho visto come lavorate, come vi muovete. Siete bene organizzati. Bravi, vi benedico. E’ giunto il tempo di salutarci. No, niente feste, va bene così. Il nuovo Re è semplice. Ecco un’altra gemma per voi. Non perdete mai la vostra semplicità, nemmeno se doveste ritrovarvi Re dall’oggi al domani. Con questo vi saluto, abbraccio ognuno di voi col pensiero. Tante care cose. Non è necessario che mi accompagniate oltre. Da qui posso cavarmela da solo. Dopotutto ho sconfitto il Re di prima, no? Una bestia con cui c’è poco da ridere. Vado e faccio quello che devo. Prima vado, prima faccio. A presto. Addio.

© 2019

 

 

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