DI SICURO C’E’ LEI (parte III)

discl

Niente più donne.

Quasi.

Non le frequento più come un tempo.

Non è loro la colpa. E’ mia.

Le coincidenze sono incredibilmente imprevedibili.

Anche quando ci fluttuano accanto prima di manifestarsi. Impossibili da cogliere con la ragione.

L’episodio di Alice me l’ha confermato.

Pensavo a lei, sempre.

Ero distratto dalle trame invisibili che invece sono affare mio.

Il risultato è che sono ancora più solo.

Ogni tanto esco.

Devo apparire piuttosto freddo alle altre persone.

Diciamo che lo faccio per il loro bene.

In realtà, lo faccio per il bene di entrambi.

In questo modo penso di limitare i rischi.

Passo molto tempo chiuso in casa.

Poco tempo fa, è capitato un fatto strano.

Qualcuno mi ha contattato via internet.

Come al solito abbiamo chattato per un po’, in modo che potessi capire se tutto fosse regolare.

Conosceva le parole giuste.

Il cliente ha commissionato l’incarico.

Una cosa facile.

Sono andato a dare un‘occhiata al luogo in cui dovevo agire.

Il posto non esiste.

La via dove si dovrebbe trovare non ha tutti quei numeri civici.

Il cliente non si è fatto più sentire e io non mi sono preoccupato oltre.

Capita che qualcuno sia indeciso su queste cose.

Due giorni dopo, mentre camminavo per strada, ho avuto la sensazione di essere seguito.

L’ ho avuta altre volte, quella sensazione.

Qualcuno mi sta cercando.

Devo essere prudente.

Ho ricevuto un nuovo incarico.

Sono pronto.

Devo solo ricordare il mio presentimento e fare molta attenzione.

Il mio uomo abita fuori città.

Raggiungo il luogo esatto in macchina, un modello molto comune.

Parcheggio lontano dalla casa del bersaglio e faccio due passi, nella campagna al tramonto.

Le giornate si accorciano a vista d’occhio.

Il freddo aumenta con l’oscurità.

La casa del mio uomo è illuminata.

Ci sono due automobili nel cortile.

Dovrebbe essercene una sola.

Aspetto un po’ e vedo una donna uscire dalla casa.

Sale su una macchina e si allontana.

Mentre lei se ne va, io entro.

La casa è silenziosa.

Sento il rumore dell’acqua di una doccia che scorre.

Le cose si mettono bene.

Raggiungo la stanza da bagno.

Entro nel bagno.

Qualcuno si sta lavando dietro il vetro appannato della doccia.

Apro lo sportello e mi accerto che sia la persona giusta.

E’ lui, mi guarda.

Sparo e richiudo lo sportello. Esco dal bagno.

Ad un tratto sento una brutta sensazione.

Non è stata la vista di un uomo nudo.

Il lavoro è andato bene.

Cos’è?

Ho il presentimento che ci sia un’altra persona in casa. Tengo la pistola pronta a sparare.

Resto immobile in un angolo buio.

Sento un fruscio leggerissimo.

Proviene da dietro l’angolo.

Qualcuno si avvicina cautamente.

Questa volta hai sbagliato, penso.

Appena mette il naso fuori da quel muro, lo inchiodo. Scorgo il riflesso metallico della sua pistola.

Mi preparo a mandarlo all’altro mondo.

Indugio.

L’uomo con la pistola è una donna.

Riconosco il profilo del seno.

Questa è davvero sfortuna.

– Metti a terra quell’arma. Per favore. – Dico con un tono pacato.

La donna mi vede.

Punto su di lei la mia pistola.

Lei abbassa l’arma ma non la getta.

– Chi sei? – Le chiedo.

– Sono un sicario. – Risponde.

– Sei qui per me? – Chiedo.

– Sì. – Risponde.

– Qualcuno vuole che tu muoia. – Aggiunge.

Mi sembra ovvio.

– Chi? – Domando.

– Non posso dirtelo. – Dice lei.

– Lascia, andare, quella, pistola. – Ripeto con un accenno di autorevolezza in più.

– Non credo sia possibile. – Insiste lei.

Sparo a quella dannata pistola.

Lei rimane immobile e mi guarda.

– Mettiti alla luce. – Le dico.

Lei si sposta lentamente.

E’ molto giovane. Bellissima.

– Vai a dire al tuo cliente di lasciarmi in pace. – Suggerisco.

Lei sorride e scuote le spalle.

Sa che non può farlo.

– Non capisco chi te l’abbia fatto fare di scegliere questo mestiere. –

Non ci voleva.

Una donna non me l’aspettavo.

Mi avvicino alla ragazza.

Un raggio di luce rivela il mio volto.

– Fidelio. – Dice la ragazza.

Mi conosce?

Di male in peggio.

– Chi sei tu? – Le chiedo.

La ragazza ora sorride, sembra davvero felice.

– Non mi riconosci? Sono Charlotte. – Mentre si mostra mi viene vicino e mi abbraccia.

Rimango immobile, non muovo un muscolo.

Charlotte?

Adesso sì che non mi stupisco più di niente.

Se me l’avessero raccontata, questa storia, non l’avrei mai creduta possibile.

Non avevo più rivisto Charlotte dopo quella notte.

Le avevo lasciato una busta di contanti sotto al cuscino.

Avevo pensato che le avrebbero fatto comodo.

Poi sono scomparso.

Non avrei mai potuto espormi.

Alice aveva avuto un incidente ed era morta.

Qualcuno mi avrebbe trovato a casa sua con la sorellina e avrebbe cominciato a fare domande.

Il coinvolgimento non è contemplato per me.

– Come stai? – Le chiedo.

Non so cosa dire, davvero.

– Sto molto meglio adesso. Non devo più uccidere nessuno, adesso. E ti ho trovato. – Dice Charlotte.

– Vuoi dire che questo è il tuo primo lavoro? – M’informo.

– Sì. – Dice lei.

– Dobbiamo andare via di qui alla svelta. Poi dobbiamo trovare il tuo cliente e farlo fuori. Oppure sarà lui a fare fuori te. – Le dico.

– Perché dici questo? – Chiede lei.

Ingenua.

– Sono un professionista. Non mi avresti mai potuto uccidere. Capisci? – Cerco di spiegarle.

– In ogni caso non ho più desiderio di ucciderti. – Mi abbraccia di nuovo. E’ contenta di vedermi.

Cazzo, cazzo, cazzo.

Non va bene per niente.

Anche io sono contento di vedere lei.

E’cresciuta, è bellissima, ma è in un cazzo di casino.

– Non hai capito. – Le dico.

– Cosa? – Chiede lei.

– Il tuo cliente ti voleva morta. – La prendo per un braccio, raccolgo la sua pistola e la trascino fuori.

Raggiungiamo la mia auto e partiamo.

– Ti ho cercato, – dice Charlotte, – volevo assolutamente ringraziarti per i soldi che mi hai lasciato. Sono sicura che sei stato tu. –

Ha una voce calda e avvolgente.

Come quella di Alice.

Qui si complica tutto.

Se lei non mi uccide verrà un altro a cercarmi.

Io non posso uccidere lei.

Non posso nemmeno farmi uccidere e uccidere lei, come, forse, era nei piani di chi l’ha ingaggiata.

– Cosa facciamo adesso? – Mi chiede.

Bella domanda.

– Questa è la domanda. – Le dico.

– Vuoi sapere chi mi ha pagato per ucciderti?- Mi chiede.

– Ti hanno già pagato? –

– No, – precisa lei, – non del tutto. –

– Non ti avrebbero mai pagato, capisci? – Voglio essere sicuro che abbia capito.

– Sì, comincio a comprendere. – Ammette lei.

Tiro un sospiro di sollievo.

Charlotte dice che il tizio voleva morti entrambi.

Non sono del tutto convinto perché, personalmente, non avevo ancora nessuna intenzione di morire.

Forse pensavano mi potessi distrarre.

Forse il mio cliente e il suo cliente sono la stessa persona.

Ci sarebbe parecchio da riflettere se non fosse che il tempo manchi.

Andiamo in un vecchio appartamento, in cui non abitavo più da molti anni.

C’è polvere dappertutto ma è più sicuro di casa mia.

Charlotte si è fatta una doccia e io fumo sul divano.

Ho aperto le finestre e guardo fuori.

Nello scorcio di cielo è apparsa la luna.

Sta crescendo ma non è ancora piena.

Charlotte indossa solo un asciugamano che le avvolge i capelli.

Lascia impronte di piedi bagnati sulla polvere del salotto e viene a sedersi sul divano di fronte a me.

– Sei invecchiato. – Mi dice.

– E’ normale. – Le faccio sapere.

– Non mi guardi? – Chiede lei.

– Guardo la luna. – Dico io.

Indico la luna con il dito.

– Bella. – Dice lei. E domanda:

– Io non ti piaccio? –

– Hai appena detto che sono invecchiato. – Le ricordo.

– Ti sei offeso? – Chiede lei ridendo.

E’ veramente giovane.

– Per niente, – specifico, – solo che avevi dipinto perfettamente la situazione. – Non aggiungo altro.

– Sei invecchiato ma non sei vecchio. Sei un uomo affascinante. Quando ero piccola, io ti amavo. – Rivela lei con un tono meno scherzoso.

– Ma se mi hai frequentato per qualche mese appena.- Non ha nemmeno senso che si ricordi di me.

– E allora? Anche mia sorella ti amava. –

– Figuriamoci. – Sbuffo, guardando la luna vibrare nella luce che l’investe.

Quando ho smesso di guardare la luna, Charlotte si era già addormentata da un pezzo.

Ho guardato anche lei.

Le sue natiche di luna.

Il suo seno di luna.

Il ciuffo di peli ricci che le ricopre il pube.

I capelli simili a quelli di Alice.

La pelle più chiara.

Le dita lunghe.

I piedi affusolati.

Le gambe incrociate, lucide.

Il suo respiro tranquillo nonostante tutto.

E’ passato un po’ di tempo da quando non ho più osservato uno spettacolo così.

Fa piacere.

Il giorno si è portato via la luna.

Troppo in fretta.

Come al solito.

Ho pensato a tutto quello che non torna.

Charlotte sa chi è il mandante.

Strano.

Personalmente mantengo il totale anonimato da entrambe le parti.

Vedo i soldi e mi muovo.

Il resto non lo voglio sapere.

Non è mai capitato che qualcuno volesse rivelarsi a tutti i costi.

Anzi, hanno sempre apprezzato la riservatezza.

E’ una trappola.

Prima opzione: scappare.

Sparire, evaporare, cambiare continente, identità, colore dei capelli, stile di vita.

Pro: una vacanza fa sempre bene, ci sono tanti posti belli nel mondo, prima o poi devo cambiare vita in ogni caso.

Contro: Charlotte è coinvolta, non potremo avere la certezza di essere mai al sicuro, non è detto che Charlotte sia d’accordo con questa soluzione, non è detto che io voglia fare questa cosa insieme a Charlotte, troppi contro.

Troppi contro.

Seconda opzione: liberarsi del problema.

Pro: tutto.

Contro: potrebbe non essere facile.

Pare che la bilancia propenda per la seconda opzione.

Non mi piace per niente.

Osservo questa specie di fortezza camuffata da palazzo.

Si trova in centro, c’è tanta gente.

Dentro sembrano esserci uffici.

Vedo uomini che, però, non sembrano impiegati.

Non posso indagare più a fondo.

Mi allontano.

Sono cazzi amari.

C’è solo una motivazione logica a tutta questa situazione.

Concorrenza.

CONTINUA….

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