BOLLELANDIA (parte I)

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Alla fine siete arrivati di nuovo col buio.

– E allora cosa vuoi fare?

– Si mangia un boccone, poi vediamo.

Una casa non l’avete, ma potete sempre andare da Alex. Non per trovare un letto, sia chiaro, piuttosto un bicchiere di vino buono.

Che sia chardonnay o pinot noir, come nel vostro caso, è quasi sempre eccezionalmente buono. Qui non vieni per la varietà delle uve, d’altronde, piuttosto per la dimostrazione lampante che se esiste un dio del vino, egli ama che da poche fonti si dipanino mille corsi d’acqua altrettanto cristallina. Metaforicamente.

Solo che, in questa circostanza, incontrate anche un tizio che dice di essere un distributore di vini. Dice di venire dalla Champagne, e vi chiede dove andrete, chi visiterete, una volta che anche voi sarete nella terra delle bolle. Fate un paio di nomi senza sbottonarvi. Non siete qui per lavoro, come dice di essere lui, siete qui in veste ufficiale di ubriaconi in gita. Ma quello vi etichetta subito come tipici italiani, con il suo accento ciociaro difficile da prendere sul serio. Vi spiega, come se aveste più problemi di comprendonio del normale, che certi produttori se la tirano, anzi, dovrebbero farlo “anche meno”… Si esprime in questo modo. Voi fate il nome di un produttore piccolo ma piuttosto considerato dalla critica. E lui : “ anche meno”.

Cominciate a distogliere lo sguardo , cercate altre conversazioni, altri interlocutori. In sottofondo quello continua a parlare, vi pare di capire che un altro viticoltore, piuttosto snob dice lui, rinomato per essere difficile da visitare, abbia una figlia. Pare che un tizio di Roma lo “spinga dentro” a questa figlia. Vi sembra proprio di capire queste esatte parole. Quindi, continua il ciociaro, se chiama il tizio di Roma, allora sareste a posto e potreste andare dal produttore. A voi frega un cazzo e non vi sforzate nemmeno di farglielo sapere. Nel frattempo è arrivata, del tutto inaspettata, una conoscenza più gradita. Pagate il dovuto ad Alex e andate da un’altra parte, a bere una bottiglia di bianco , chardonnay ovviamente. Sedete al tavolino di un posto accogliente, senza il brusio di persone spiacevoli. Dispiace perché da Alex si sta bene, di solito, ma un distributore di vini è una presenza troppo commerciale, troppo opprimente, troppo saccente, troppo volgare, per voi. Dispiace talmente tanto che, più tardi, decisamente più tardi, tornate.

Questa volta siete solo voi , l’amico aggregato , il solito manager d’hotel, presenza fissa, e Alex. Appena vi vede entrare Alex è contento. Dice che il prossimo bicchiere è da parte sua, non vuole sentire ragioni. Anche sulle successive quattro bottiglie non ha voluto sentire ragioni. Côte de Nuits, Côte de Beaune, Côte d’Or. Ne uscite cotti. L’importante, per Alex, non è se il vostro conoscente ha frantumato uno o due bicchieri, l’importante è aprire le bottiglie da posizione eretta, per rispetto del vino e del lavoro che ci sta dietro. L’importante, per Alex , è anche che , la prossima volta, vi facciate sentire un po’ prima e, assolutamente, andiate con lui a visitare qualche produttore. Non chiedete di meglio, per la prossima volta. Per questa, invece, vi limitate a calorosi saluti e a barcollare in direzione dell’auto che vi porterà, nella notte, verso la Champagne. Non troppo a lungo nella notte, in effetti. All’orizzonte, un timido sussurro d’alba va apparendo.

– Signore, per favore, signore. E’ l’uscita d’emergenza dei pompieri. Signore.

Vi svegliano queste parole. Pronunciate in francese. Con una certa grazia e tolleranza, dovete ammetterlo. Rispondete dal profondo della grotta delle vostre gole arse. Una risposta, a quanto pare, rassicurante, dato che la presenza esterna smette di bussare al finestrino e si allontana. Scendete per alleggerire la vescica e vi rendete conto che avete parcheggiato a tre millimetri da un cancello a grata. Un cartello enorme, griffato con significativi caratteri rossi, ribadisce che da lì dovrebbero passare i pompieri , in caso d’urgenza. Spostate l’auto qualche decina di metri più avanti e continuate a riposare ancora un po’ .

Riprendete il viaggio sotto un cielo ormai famigliare. Banchi di nubi si alternano ad ampi squarci di sereno. Quando passate sotto le nuvole queste non disdegnano di accogliervi con una pisciatina delicata. Siete diretti al cuore delle vigne coltivate a pinot noir. Sulla montagna che montagna non è. Come al solito, la vostra non è un’organizzazione impeccabile. Non avete tabelle di marcia da rispettare, solo appuntamenti vaghi. Non avete una fame esagerata, la serata da Alex ha lasciato qualche cicatrice. Nulla che impedisca di mettere, saggiamente, qualcosa sul fondo dello stomaco e raggiungere il primo vignaiolo della giornata. Un tipo biologico, bio dinamico. Un uomo sulla sessantina, forse qualche anno di meno portato male. Portato, forse, meglio, sotto il sole e la pioggia, il gelo e la canicola, tra i filari d’ uva preziosa. Un po’ qui, dove siete adesso, e un po’ più a sud, su altre colline. Vi fa accomodare in una sorta di veranda agricola, pareti di alluminio e plexiglass la dividono dal resto del modesto cascinale. In cortile scorrazzano oche grandi come dobermann e galline di varie razze, dai piumaggi variopinti. All’interno, numerosissimi premi fanno bella figura sui muri. Notate un paio di gagliardetti con la bandiera del vostro paese. Sono un dono di delegazioni di visitatori italiani. Con un velo di malizia, vi chiedete se non siano state appese apposta per l’occasione. Poi ritrovate il primo bicchiere di champagne davanti a voi e la situazione diventa seria. Il suo segreto sono le ortiche. Succo di ortiche. Ortiche per alimentare la terra, ortiche per sconfiggere i parassiti. Un toccasana insomma. Vi racconta di essere stato uno dei pionieri del biologico nella Champagne. Ne ha dovute passare tante, non è stato facile. Come ogni percorso che parte da una scelta impopolare , anche il suo ha comportato difficoltà e ostacoli maggiori rispetto a chi ha sempre scelto di omologarsi. La degustazione è generosa. Purtroppo è anche sgasata e calda, il che la rende mediocre da un punto di vista qualitativo. Alla fine lui vi dà una pacca sulla spalla e vi fa notare le numerose bottiglie disposte a semicerchio sul tavolino. E’ tutto quello che vi ha offerto, dovreste essere contenti. Se lo vuole sentire dire. Lo accontetate. Anche se siete venuti per le bolle e di bolle ne avete sentite poche in bocca. Le sue bottiglie raccontano una storia interessante. Una storia che parla di quando il vignaiolo interviene poco e lascia che sia la terra a raccontare di sé. Un vignaiolo che ha due case. Due case non tanto distanti tra loro ma abbastanza da essere due mondi differenti dentro una bottiglia. Uno che si sviluppa sotto il segno di un dio marziale e mascolino , l’altro che prende forma tra i morbidi seni di un’amante amorevole. Questa storia parla anche di un cambiamento radicale tra il vino prodotto prima dell’anno duemila e quello dopo. Domandate, carichi di curiosità, una rivelazione al proposito. Cambiamento climatico, dice il vostro esperto ospite. Speravate in qualcosa di più intrigante e originale ma per quello, forse, dovreste inventare una storia più tendente al poliziesco, al noir per esempio. Blanc de noirs, se vogliamo. Ed è quello che andate a procacciarvi da una delle famiglie che ha meno bisogno di presentazioni della zona. Trovate una bella signora ad accogliervi. Elegante come la casa e la cantina dietro la casa. Eleganti anche le belle vigne di pinot noir, tutto intorno. Vi avvolge una stanza d’un bianco immacolato. Conoscete già le tavole planimetriche, incorniciate con stile e appese alle pareti. Mostrano le vigne di famiglia, qui nei dintorni, e un più più lontano, dove cresce il pinot meunier. Loro lo trattano anche in purezza. Lo trattano molto bene e vi piace. Vi piace il brut tradition, e vi piace il fantastico rosé. Non possono non piacervi le altre bottiglie, tutte lavorate con la cura trasmessa di generazione in generazione, lasciate pazientemente riposare a lungo, per trarne ogni beneficio. Dato che conoscete già anche il tubo trasparente che mostra il terroir tipico locale, vale a dire la cosa più interessante da vedere, tagliate corto. Non ci sono novità eclatanti, il millesimato del 2007 è pronto per essere degustato e chi ha avuto la fortuna di farlo in anteprima, l’ha già posto sul podio ideale della categoria. A voi non interessano tanto i titoli, quanto il gusto sorprendente dello champagne, la sua incredibile potenza carica di bolle. Bolle per tutto il pasto, bolle per sapori forti. Purtroppo sapete che l’unica cosa che vi verrà offerta sarà un bicchiere dello champagne base. Comunque uno dei vostri preferiti in assoluto. Dopo averne trangugiato metà in un sorso, chiedete timidamente un’aggiunta. La bella signora, nonostante il braccino corto, allunga la bottiglia e vi fa felici. Le parlate del giovane che vi ha accolto l’anno prima. E’ suo figlio. Chiedete come proseguono i suoi studi alla scuola di viticoltura e agraria. Evitate di informarla del fatto che non sapesse fare i conti nemmeno con la calcolatrice e che siete stati mezz’ora, un’estate fa, a spiegare al ragazzo che non avreste pagato il suo vino quanto un appartamento, solo perché lui moltiplicava invece di sommare. Ripensate alla cifra astronomica che il giovane vi aveva presentato, come se fosse stata del tutto normale. Trattenete una risata mentre accompagnate la bella signora giù in cantina. Conoscete già anche la cantina. Osservate ammirati le fila di botti e aiutate a portare su i cartoni. Caricate tutto in macchina e sgommate via.

Continua…

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