7 BAR (parte VII)

7bar7

7. LUI

E’ appena rientrata. Ha fatto piano ma lui ha sentito.

– Ziaaa!

E’ passata al bar, quello del corso.

– Per Dio!

Ha saldato i debiti, prima che si presentino ancora i carabinieri alla porta.

– Zia, Cristo!

O peggio, prima che qualcuno gli faccia ancora del male. Com’è già successo decine di volte.

– Sei tu!?

L’anziana signora rimane sulla soglia della camera buia.

– Cosa urli?

– Sei tu? Cazzo, ziaaa!

– Sì, sono io. Chi vuoi che sia?

– Porca puttana, zia. Chiudi un po’ meglio quelle tapparelle, che filtra la luce!

– E’ l’una del pomeriggio.

– Fanculo.

– Vuoi mangiare qualcosa?

– Fanculooo! Abbassa le tapparelle e va’ pure affanculo!

L’ anziana signora si inoltra nell’oscurità, verso lo spiraglio di luce proveniente dalla finestra. Afferra la corda piatta e lascia che vada a fondo corsa. Lo spiraglio si serra di pochissimo.

– Più di così non va. – Dice l’anziana signora.

– Fanculo adesso! – Dice l’uomo sprofondato sotto le coperte, nel letto.

L’anziana signora esce dalla stanza e chiude delicatamente la porta dietro di sé. Si volta verso destra e procede lungo il corridoio al centro dell’appartamento. Cammina fino in fondo ed entra in cucina. Lo sguardo dell’anziana signora si posa alla sua sinistra, alcune stoviglie sporche stazionano nel lavandino. L’acqua si apre e scroscia sopra piatti e posate fino a che le mani dell’anziana signora non li hanno ripuliti bene. Poi afferrano uno straccio e asciugano prima di riporre tutto nella credenza.

Un sospiro coglie all’improvviso l’anziana signora.

I suoi occhi, finora attenti e concentrati sulle faccende da svolgere, si perdono lontano, tra immagini di ricordi e preoccupazioni attuali.

– E’ malato.

Alla ricerca di soluzioni, di serenità.

– O forse è solo uno stronzo, gli venga un…

Guarda il balcone che si affaccia sul cortile interno.

– Così bello, alto, forte, sano.

Una volta i bambini andavano in bicicletta in cortile.

– E’ malato. Non può essere altro.

Erano i bambini della sua povera sorella ma dopo la morte del padre, l’anziana signora era subentrata come sostegno per tutti.

– Non si può rinchiudere in quei posti con i matti.

E dopo la morte di sua sorella, due anni fa, non poteva lasciarlo solo.

– Poverino.

Ha continuato a prendersi cura di lui.

– Poverino un corno.

L’altro nipote no, ha la sua famiglia.

– Madonnina, aiutami tu.

Viene travolta dai ricordi, il magone, il groppo alla gola e le lacrime lungo le guance consumate, fino al collo tempestato di nei; sotto la catenina d’oro, le medagliette della Madonna e di sant’Antonio da Padova; sotto la camicetta lisa, tra le rughe e i seni.

Quanta energia c’era in quel corpo di donna minuta, in quegli occhi da falco. E ce n’è ancora, fino all’ ultimo ce ne sarà sempre. Un po’ per sé e un po’ per quello là.

© 2016

fine

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