7 BAR (parte IV)

7bariv

4. MATRIMONIO

Era rimasta ad aspettare davanti all’altare. Bellissima. Gli occhi grandi, pieni di luce. Verdi.

La pettinatura ricercata faceva risaltare i capelli corvini, ricci, spessi. Il vestito bianco, vaporoso.

Nessuno faceva caso alla sedia a rotelle, anche quella tirata a lucido e decorata con nastri bianchi.

Dello sposo non c’erano tracce. Tutti se n’erano resi conto, ormai. Qualcuno, uno degli invitati venuti da lontano, non troppo al corrente delle cose, si chiese come mai non ci fossero parenti dalla parte di lui. Non sapevano che lo sposo era un orfano. Non sapevano che la sua famiglia era estinta in un incidente aereo. Lui era sopravvissuto per un favorevole caso del destino che l’aveva fatto arrivare in ritardo all’aeroporto.

Nella disgrazia la fortuna, l’immenso patrimonio terriero ricevuto in eredità. Tenute in Toscana e Umbria, ville in Sicilia e in Costiera Amalfitana. Un palazzetto a Venezia. Intere lande in Sud America. Nonostante la sua ricchezza, lo sposo era rimasto un uomo semplice e solitario. Compensava l’aridità di amici e conoscenti con una generosità generalizzata. Aveva un cuore d’oro. Tanto da innamorarsi di una donna disabile.

La bellezza di lei era completa, perfetta, diceva sempre. Non avevano importanza le ruote che le servivano per muoversi. Nulla, proprio nulla, nessun pensiero negativo o superficiale, gli aveva impedito di chiederle ufficialmente la mano. Alla presenza dei futuri suoceri e dei tre fratelli, futuri cognati. Gli stessi che in chiesa cominciarono a innervosirsi per primi. Dopo dieci, interminabili, minuti d’attesa, erano scattati come molle. Uno verso la sacristia, gli altri due verso il portone principale e il sagrato antistante l’edificio di culto. Andavano avanti e indietro, imprecando a tutto spiano, incuranti del luogo in cui si trovavano. Paonazzi in volto per la rabbia. Un’auto, finalmente, era arrivata inchiodando e la portiera del passeggero si era spalancata per invitare i fratelli ad entrare. Tutti e tre riuniti dentro l’abitacolo avevano fatto sgommare i copertoni, diretti verso la vendetta, tremenda vendetta.

Agli invitati era stato chiesto gentilmente di lasciare la chiesa, avrebbero potuto godere comunque del rinfresco ma la cerimonia, purtroppo, non sarebbe stata celebrata. Non era stato necessario insistere, nessuno aveva voluto tornarsene a casa. Le pance vuote e la curiosità di sapere cosa fosse successo allo sposo e perché avesse piantato in asso la sposa sull’altare, avevano avuto la meglio sulla discrezione.

Solo molto più tardi la sposa aveva iniziato a mostrare segni di cedimento. Per tutto il tempo era rimasta calma e speranzosa. Poi qualcuno aveva cominciato a dire che i fratelli erano tornati. Serpeggiava il sussurro che avessero trovato lo sposo in un bar di periferia, una bettola frequentata da delinquenti e dagli zingari del vicino campo nomade. Le circostanze del ritrovamento non erano chiare, si diffusero versioni differenti e contrastanti. Chi insisteva per la bettola di periferia, chi parlava di un bordello di lusso, chi assicurava che l’avessero colto nel buio e nella solitudine del suo gigantesco appartamento cittadino, a riflettere sulla caducità della vita e sulla vera importanza dei legami e delle relazioni amorose. In pochi avevano creduto a quest’ultima, romantica, supposizione. L’ipotesi più gettonata rimaneva il bar malfamato. Lo sposo ubriaco al bancone, vestito come tutti i giorni, senza nessun pensiero rivolto al suo matrimonio, alla sua splendida sposa disabile e alla figura di merda colossale che tutto questo causava alla famiglia di lei.

Qualcuno aveva notato le nocche sbucciate, i tagli sul volto e i lividi. Pare ci fosse stata una discussione animata, seguita da una colluttazione violenta. Lo sposo era un uomo dalla stazza imponente e girava voce che, in un primo momento, avesse tenuto testa ai tre fratelli. Poi il numero e la forza della rabbia avevano prevalso. I meglio informati sostenevano che l’avessero pestato fino a fargli imbrattare la barba di sangue. Ed era stato tra uno sputo rossastro e l’ altro che aveva confessato di non essere un proprietario terriero, né un ereditiere, né ricco, né orfano.

Si poteva solo immaginare lo stupore e forse il divertimento, degli altri avventori di quel bar di periferia. Forse abituati a certe scene. Forse no. Al vedere arrivare questi tre uomini eleganti, incazzati come scimmie derubate della loro ultima banana, chissà cos’avranno pensato? E poi se l’erano presa con il tipo al bancone, quello che veniva ogni tanto e le sparava grosse. Avevano ascoltato di questa sposa, sulla sedia a rotelle, abbandonata di fronte all’altare. Avevano ascoltato senza battere ciglio le inutili e patetiche scuse del promesso sposo. Avevano assistito alla rissa, sempre senza muovere un muscolo o scomporsi in alcun modo. Nessuno aveva tentato di intervenire in favore dello sposo, né di aiutare i fratelli della sposa. Sulle prime era stato uno scontro quasi equilibrato, lo sposo ci sapeva fare, ma poi aveva mollato e le aveva buscate di santa ragione. Avevano osservato, con fare compiaciuto, i fratelli della sposa guardarsi intorno e lasciare il locale nel vano tentativo di ricomporre la loro iniziale eleganza cerimoniale. Avevano guardato impassibili lo sposo bugiardo, alzarsi e rimettersi a sedere al bancone, premersi una mano sulle costole rotte. L’avevano sentito tutti ordinare dell’alcol. Per le ferite? Aveva chiesto il barista. Da bere, aveva precisato lo sposo. Dopo tre bicchieri era svenuto e l’avevano fatto portare in ospedale.

Al rinfresco, intanto, tra le lacrime della sposa e la mesta incredulità dei genitori di lei, alcuni invitati insistevano con una versione edulcorata, secondo la quale i fratelli avevano chiesto : perché? E lui aveva risposto che si riteneva indegno di un angelo e che il suo destino l’avrebbe condotto in monasteri isolati sulla cima delle montagne, a meditare ed espiare i peccati suoi e dell’umanità tutta, compreso quello di aver illuso la donna più pura e meravigliosa della terra. Allora i fratelli avevano capito e si erano uniti in preghiera insieme all’ex sposo. Sulla via del ritorno, adirati per non aver compreso prima la profondità e spiritualità del gesto del loro mancato parente, si erano presi a pugni l’un l’altro per punire le iniziali intenzioni vendicative, accese da pensieri maligni. Si vociferava con sempre meno convinzione però, e dei pochi che avevano creduto dall’inizio a questa storia erano rimasti solo i bambini e il prete.

© 2016

Continua…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...