7 BAR (parte I)

bar_insegna

1. DOC

Il bar è pieno.

Le luci sono basse, la musica è alta.

Le persone sedute ai tavoli periferici riescono a dialogare senza urlare, per gli altri è impossibile.

Il bancone è illuminato dall’alto.

Gente che strilla ordinazioni.

I baristi tendono l’orecchio, fanno cenno di sì con la testa e mettono ghiaccio nel bicchiere.

Incomprensioni, risate sguaiate.

La comunicazione al tempo del gin tonic.

Tra i tavoli e la folla saettano cameriere di bella presenza, tengono in equilibrio la vetreria sui vassoi, mostrano un sorriso accattivante.

– Grazie Dio, per avere inventato le cameriere carine. – Dice Doc.

E ringrazia anche la cameriera, non appena quella deposita i drink sul tavolino.

– Porto via i vuoti? – Chiede lei, gentilmente.

– Certo cara, sei gentilissima. – Dice la signora seduta insieme a Doc.

E’ vestita come una teenager in uscita serale ma i segni sul suo viso rivelano che ha ormai raggiunto la mezza età.

L’altra presenza femminile al tavolo, invece, è più giovane di almeno vent’anni e i segni sul suo viso rivelano una vita votata all’autodistruzione, probabilmente attraverso l’abuso, tra le altre cose, di droghe pesanti.

Alla fine, le due donne, sembrano quasi coetanee.

Doc indossa un completo fuori moda, riesumato da un armadio anni settanta. Un colore strano: beige acido. La camicia, nera, ha becchi di tucano al posto del colletto e l’abbottonatura bassa lascia ammirare la jungla di peli brizzolati dell’ampio petto. Scarpe con un leggero tacco lo elevano oltre la sua già notevole statura,  completando un look quasi carnevalesco.

– Assomigli al fratello alto e grosso di John Travolta, stasera, Doc. – Dice la donna più giovane.

– Cosa vorresti dire? – Chiede imperturbabile il dottore.

– Niente. Solo che mi ricordi John Travolta. Ma lui è un ballerino nano e tu sei alto come una montagna e porti la barba. – Spiega meglio lei.

– Ah beh, allora. – Dice Doc soddisfatto. E beve d’un fiato metà del suo drink.

Un gruppetto di ragazzi in piedi intorno al tavolo si scansa all’improvviso, lasciando passare una figura maschile che si attarda, evidentemente da un bel po’, nel tentativo, complicato dal movimento, di chiudersi la patta dei pantaloni. Dall’espressione di chi gli si trova accanto, l’uomo non deve emanare un ottimo odore. E’ magro come un chiodo e ha il volto scavato. Indossa abiti ancora più improbabili di quelli di Doc: larghi, sporchi. Ha capelli grigi, lunghi, raccolti in una coda di cavallo striminzita, rimaneggiata; la fronte calva. Gli mancano quasi tutti i denti.

– Non avete sete, ragazze? – Chiede, sputacchiando, alle due donne.

– Abbiamo da bere. – Rispondono loro.

– Senti Doc. – Dice il nuovo arrivato sedendosi. – Volevo ringraziarti. Sai, per noi ragazzi , giù alla casa occupata… Con l’inverno sono cazzi. Mi capisci. Per me stare qualche ora qui nel bar, al caldo, magari scaldandomi anche dentro, con qualcosa di forte, mi capisci. Mi regali qualche ora di vita. – Conclude avventandosi su un bicchiere in attesa.

– Sei il migliore Doc. – Dice la signora più anziana.

Il dottore non risponde. Trangugia quello che resta del drink e alza il lungo e muscoloso braccio per ordinare qualcosa di nuovo.

Dal fondo, accanto al bancone, giunge un grido che riesce a superare la musica e il vociare.

– Chiamate un dottore ! Presto ! – Un grande trambusto. Si forma un capannello. Il clochard, la tossica e l’anziana teenager guardano Doc.

Doc si guarda intorno, suda abbondantemente. Un giovane con la maglia dello staff accorre al tavolo.

– Doc ! – Chiama.

Il dottore si alza e non sembra stabile sulle gambe, traballa, recupera l’equilibrio. Il giovane lo vede e smorza l’entusiasmo. Si volta verso il bancone e grida ancora più forte :

– Chiamate l’ambulanza! Subito ! – Poi si rivolge con calma al dottore. – Puoi fare qualcosa ? Non ti vedo messo bene. –

– Cosa è successo ? – Domanda Doc.

– Una ragazza. E’ andata giù e non si riprende. E’ molto pallida. –

Doc si guarda intorno e la piccola corte dei miracoli, ancora seduta al suo tavolo, lo sbrana con sguardi di ammirazione e speranza.

– Le do’ un’occhiata. – Dice. E si avvia verso il bancone con tutta la sua imponente mole e il suo completo fuori moda.

La ragazza è a terra, occhi chiusi, labbra viola, pelle diafana. Ogni tanto è colta da uno spasmo che la fa tremare. Un ragazzo le sta accanto e la chiama per nome. Carola, sussurra sempre più disperato. L’ombra di Doc copre la scena e il ragazzo guarda lo sconosciuto con un’espressione interrogativa, poi preoccupata, poi sospettosa, poi di nuovo preoccupata.

– Lei è un dottore? – Chiede.

Doc non risponde, si china sulla ragazza e le prende il polso. Il sudore si estende in un’ampia chiazza sulla sua schiena e il suo occhio clinico è evidentemente appannato dall’alcol. Tenta di sentire il battito sul collo.

– Non sento niente. – Si lascia sfuggire in un rantolo gutturale.

– Cosa? E’ Morta !? – Chiede il ragazzo lasciandosi prendere dal panico.

– E’ morta ! E’ morta! – Strilla.

Il bar comincia a svuotarsi piuttosto velocemente.

– E’ morta ! – Dice il ragazzo mentre entrano i paramedici dell’ambulanza.

– E’ morta !- Ripete mentre i paramedici fanno un controllo preliminare alla ragazza.

– E’ moooorrrtaaa! – Starnazza, senza tentare di mantenere il minimo contegno.

Il paramedico non poteva fare altro. E adesso il ragazzo è lì, a tenersi la mano sulla guancia arrossata. Finalmente in silenzio.

– Non è morta, deficiente. – Spiega al limite della propria pazienza il paramedico. – Adesso la portiamo in ospedale, ha avuto un calo di pressione e ha forse bevuto un po’ troppo ma non morirà per questo. –

Il ragazzo si guarda intorno cercando di individuare il dottore di prima ma non lo vede.

Non c’è quasi più nessuno nel locale a parte lo staff.

– E’ proprio un peccato che sia morta. Era così giovane. – Dice il barbone a Doc, camminando nella strada buia.

Doc resta in silenzio, il sudore si raffredda sulla schiena e gli procura qualche  brivido.

– Il lato positivo è che, nella distrazione generale, mi sono portata via due bottiglie di vodka. Una è mezza vuota ma l’altra è ancora sigillata. – Dice la tossica.

– Passami quella aperta, – dice Doc.

© 2016

Continua…

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