LA GRANDE OP (Parte 3)

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4. LA GRANDE OP

– E adesso vieni. Vieni nella mia rete. Ci sono tutti. Non aver paura, non succede niente. – Ha detto la grande OP.

Le ho risposto che non mi interessava, grazie. Subito è rimasta male, poi ha insistito. La sua voce si è fatta più sensuale, le tette le si sono ingrandite di un paio di taglie e il suo sguardo non lasciava niente all’immaginazione.

– Chi c’è, esattamente? – Ho chiesto allora.

– Tutti. – Ha detto lei offesa. – Se ti dico che ci sono tutti, ci sono tutti. Io sono la grande OP. Lo saprò, non credi? –

Non ero convinto al cento per cento , a dire il vero, e lei non ha saputo come reagire. Non se l’aspettava proprio. E, siccome le donne belle ed arroganti, che ricorrono al chirurgo plastico o a poteri sovrannaturali per cambiare aspetto, non mi sono mai piaciute, ho rincarato la dose.

– Non credo, no. Io, per esempio, non ci sono. Quindi dire che ci sono tutti mi sembra un po’ esagerato. –

E’ stato troppo anche per lei. La grande OP è diventata nera e rabbiosa, i suoi capelli sono divenuti serpi velenose.

– Belli, i serpenti corallo. – Le ho detto. – Un po’ pericolosi ma molto eleganti. Ti donano. –

Si è calmata leggermente, ha riacquistato un colorito più sano, tendente al rossastro e la sua voce si è fatta più gentile.

– Dai un’occhiata allora, senza impegno. Guarda quello là, per esempio. Vedi com’è felice con me? –

Ho guardato e ho visto un uomo adulto, sui quarantacinque anni, alto un metro e sessantacinque circa, non di più. Pelato. Ho visto le immagini di lui insieme alla sua famiglia, al mare e in montagna, in campagna ed in città. Ho visto le immagini della loro casa, ordinata e pulita. I fiori nei vasi, i cibi nei piatti illuminati da luci al neon. Solo immagini di visi sorridenti. Poi i commenti scritti sono diventate voci e ho sentito che quest’uomo e la sua voce stridula ce l’avevano con gli zingari. Gli stavano sui coglioni e basta. Senza un motivo reale o per tutti i motivi del mondo, non si capiva bene. Esprimeva le sue opinioni al proposito ed erano tutte nella direzione di cacciare questa gente. Tornino a casa loro: la frase più pronunciata.

– Non mi sembra tanto felice. – Ho detto alla grande OP. – Quel tipo ha un problema con i nomadi. –

– Non è vero. – Ha precisato lei. – Ha un problema con se stesso, non vedi? Sua moglie l’ha sposato per i soldi e lo tradisce con un ragazzetto che potrebbe essere suo figlio. Lui lo sa ma non fa nulla. Quando si ubriaca, piange. E’ un uomo buono ma non è in grado di cambiare. Figuriamoci traslocare spesso come fanno gli zingari. –

– Come fai a sapere tutte queste cose, scusa? – Ho chiesto sinceramente incuriosito.

– Ehm… – Ha biascicato la grande OP, colta in fallo. – Si vede, dai, non ci vuole un genio. –

– Ok, – ho detto io. – Ora vado. –

Lei ha fatto cenno di aspettare, non ho ancora visto niente. Ci sono i vip, le super figone, i palestrati con addominali da paura e abbronzatura perenne.

– Guarda, guarda i selfie. Da quelli si capisce veramente quanto le persone siano contente di vivere nella mia rete.-

Tocca lanciare uno sguardo carico di scetticismo.

– Vedo, vedo. Vedo labbra a culo di gallina e specchi del cesso. Manca solo uno stronzo galleggiante in bella mostra nel water per rendere ancora più degradanti queste espressioni di goffo e stentato, omologato, narcisismo. –

E lei si incazza di nuovo.

– Senti, non prenderla come una cosa personale. Alla fine che te ne frega se entro anche io o sto fuori? Non sono mica il solo, te l’ho detto. Non ci sono proprio tutti. Quasi tutti, dai. Diciamo così. Va bene? –

Allora la grande OP mette su un broncio da bambina e sembra quasi che stia per scoppiare a piangere.

– Ma io vi voglio tutti, – dice, – vi amo tutti. –

– Sono lusingato, credimi. Adesso però devo andare. – Le donne insistenti mi sono sempre sembrate tristi e patetiche, oltreché estremamente fastidiose.

– Non vuoi nemmeno provare a dire qualcosa? – Mi chiede lei disperata.

– Cosa devo dire, scusa? –

– Non so, quello che vuoi. Dici la tua. La tua opinione su qualcosa. Vedrai, vedrai come sarai contento e fiero di te quando gli altri ti faranno sapere che gli piace quello che scrivi o, addirittura, lo condivideranno con i loro amici. In breve tempo potrai diventare molto popolare. Ci sono persone che guadagnano anche dei soldi, in questo modo. –

– Senti, davvero, non ho niente da dire. Non mi sentirei per nulla fiero se un branco di sconosciuti approvasse le cazzate che esprimo così, tanto per diventare popolare. –

– Non ti sottovalutare, – attacca lei con una nuova tecnica persuasiva. – Hai tanto da dire. Ci vorrebbero più opinioni come la tua. Ne trarremmo tutti giovamento. –

– Tutti ? – Chiedo.

Lei mi guarda in silenzio. Trattiene a stento la vipera che porta dentro.

– Hai capito cosa voglio dire. Perché devi privare il mondo della tua opinione? – Domanda come se le importasse veramente.

– Perché non conta un cazzo? – Rispondo con una contro domanda.

– Per qualcuno conta. Fidati di me. Ne sono certa. Io me ne intendo di opinioni. –

– Se non te ne intendi tu, chi? – Dico sinceramente.

– Appunto. Allora dammi soddisfazione. Contribuisci anche tu a creare un pezzettino di me. Puoi rafforzare o anche controbattere altre opinioni, per plasmarmi come meglio credi. Te lo lascerò fare, non ti preoccupare. –

Non mi preoccupo per niente. Non mi importa nulla delle capacità trasformistiche della Grande Opinione Pubblica.

Sappiamo già tutti, ma proprio tutti, che lei è come una banderuola al vento, come una grande palla di plastilina, come una grandissima puttana da quattro soldi. Così ho dovuto essere ancora più chiaro e risoluto.

– Ascolta , – ho detto con l’intenzione di concludere la discussione. – A me non interessa l’opinione. E’ così. Se anche dovessi formulare una personalissima impressione su certi argomenti tipo le vaccinazioni, il terrorismo, gli organismi geneticamente modificati, la chemioterapia, le persone appartenenti ad altre etnie, mangiare la carne, scopare tra persone dello stesso sesso o scopare con animali, non credo sia giusto sventolarla ai quattro venti o urlarla a squarciagola fuori dalla finestra. Non credo che possa interessare a qualcuno. Se qualcuno fosse veramente interessato a queste opinioni le richiederebbe e magari si instaurerebbe un piacevole dialogo invece del solito battibecco da talk show politico. Cazzo, l’hai mai vista quella roba? Immagino di sì, tu ci sguazzi dentro a queste cose. A me fanno sentire un senso di vergogna per quei bipedi parlanti che non la provano da soli e cambio canale, anzi, spengo la tv. Non vorrai davvero che mi esprima riguardo gli autoscatti di prima? O le foto delle vacanze, dei cani, dei gatti, dei coniglietti, delle grigliate, dei piatti di cibo e dei bicchieri di birra, delle automobili? Non ho voglia di esprimere la mia opinione, ok? Dai, basta così. Sei peggio dei testimoni di Geova. –

Lei ha strabuzzato gli occhi e, finalmente, è sparita in una nuvola maleodorante come una moltitudine di peti.

© 2016

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