LA GRANDE OP (Parte 1)

marmolada11

1. SCI

Un uomo, alla piastra dei panini, fa sfrigolare gli ingredienti avvolto in una nuvola di fumo.

La giornata è serena.

Sulle piste più in basso un’ecatombe di sciatori della domenica, stesi a terra, impreparati alla neve pesante e umida, poco scorrevole.

Più in alto , sulla cima della Marmolada, il manto bianco rimane abbastanza compatto e farinoso.

Giù dalla cima mi butto verso sinistra, in direzione opposta alla pista tracciata.

In direzione opposta ai turisti che tentano di divincolare gli sci a mezz’aria e di rialzarsi.

In planata libera, con una pendenza media tra il trenta e il quaranta percento, scendo fino alla diga del passo Fedaia.

Poi un lungo traverso sulla sponda del lago, qualche spinta di braccia e infine qui.

Il bar.

E il tizio dei panini.

Ho notato una certa differenza tra gli impianti Trentini e quelli Veneti.

– In Alto Adige, – mi fa lui, – ci sono più soldi. E’ una regione autonoma. –

– Capisco. – Dico io.

Ma non è finita qui:

– Da queste parti i padri si sono fatti il culo per costruire tutto l’ambaradan e far vivere di turismo i figli. Li hanno strappati alla miseria della vita di montagna. Quella di una volta. –

– Un bel gesto. – Dico io.

Ma c’è dell’altro:

– I figli vanno in giro con i macchinoni, fanno i fighetti. Spendono un sacco di soldi e non lavorano. Tra un po’ andrà tutto a puttane. –

Nominare le puttane ha attirato l’attenzione di un uomo che sta bevendo il suo caffè accanto a noi. Dimostra sui sessant’anni, indossa un completo da sci sobrio, moderno, ha la pelle abbronzata come quella dei maestri.

– I padri si sono fatti il mazzo ma hanno lasciato anche qualcosa di catastrofico in eredità a questi figli benestanti e lazzaroni. – Dice.

– E cosa? – Domanda il tizio dei panini.

– Quello che la generazione precedente ha lasciato in eredità è l’opinione. Non un’opinione specifica. – Afferma l’anziano.

A guardarlo bene, con quel suo completo perfetto e l’abbronzatura dorata, sembra quasi una spia internazionale in pensione.

– Non capisco. E’ qualcosa di sbagliato? – Chiede il tizio dei panini.

– L’esempio diffuso è : quando si è giovani, diciamo fino all’età in cui si frequenta l’ università, è lecito coltivare sogni e lottare per i valori in cui si crede, poi si deve tornare nei ranghi. E’ degno di lode il rinnegare l’opinione giovanile e farsene una totalmente omologata ai dettami dettati dalla società in vigore. E’ degno di lode adeguarsi all’opinione comune. L’opinione non è un valore, però è un diritto. Ecco il lascito, in sostanza. Si deve combattere, per avere il diritto ad esprimere la propria opinione su tutto.
Una volta che puoi esprimere la tua opinione allora sei libero. Diventa un dovere. E cominciano i guai. – Conclude l’ex spia delle nevi.

– Non la seguo. – Insiste il tizio dei panini.

Siamo tutti un po’ confusi in effetti, anche se, in mezzo a questa nebbia, si percepisce una luce. Ancora fioca.

– Se tu fai qualcosa di buono, di notevole, come ricostruire un paese dopo una guerra, per esempio, devi trasmettere l’insegnamento se vuoi che si continui a costruire qualcosa di nuovo ogni giorno. Invece, raggiunto un certo grado di benessere, i valori cambiano. La gente cambia. Si dimentica o non vuole ricordare i tempi bui. E fa male. Perché alla generazione successiva non insegna nulla. Non spiega che per ottenere quello che ha avuto ci sono voluti tempo e fatica. –

– Ma se basta andare al circolo in paese ed è tutto un “ai miei tempi le cose si ottenevano con il sudore”… – Tenta di confutare il tizio dei panini.

– E quello me lo chiami spiegare le cose? Quello, al mio di paese, si chiama lamentarsi. E’ un altra cosa, non insegna niente e non serve a niente. –

– Forse ha ragione. – Concorda il paninaro.

– Se i padri avessero mostrato ai figli la fatica e la soddisfazione che ne consegue, sarebbe stato diverso. Invece si sono accontentati di dare loro un po’ di soldi, una bella macchina, come diceva lei prima. –

– E’ così. Ma cosa c’entra questa storia dell’opinione? –

– Quando sei un povero montanaro di una volta, pensi alle bestie, alla stalla, al fieno, alla legna, all’amore anche. Pensi a sopravvivere. Non credi di essere chissà chi. Credi che la tua opinione sia relativa, come, in effetti, è. Ti basi su quello che sai, non su quello che pensi di sapere. –

– Non era facile… eh . – Commenta il tizio dei panini come se ci fosse passato anche lui.

– Quando diventi il padrone di un hotel o un proprietario immobiliare pensi ai soldi, alle donne che prima nemmeno ti degnavano di uno sguardo, alle automobili di lusso. Pensi al superfluo. Credi di essere qualcuno e di avere il diritto, sempre e comunque, di esprimere un’opinione non richiesta e per nulla competente. Ti basi su quello che credi essere e non su quello che sei. La generazione che ha preceduto questa, non qui, ma in luoghi dove già si stava meglio, e si aveva il tempo di pensare al superfluo, ha lottato perché ogni demente potesse esprimere le sue opinioni. Capisce, ora? – Chiede , alla fine, il vecchio sciatore stiloso?

Silenzio generale. Il vecchio, allora, continua :

– Lo so. E’ un pensiero controcorrente. Il termine opinione è stato coniato per indicare l’espressione di un concetto personale in mancanza di una certezza universale. Sono sinonimi di opinione: supposizione, congettura. L’opinione non è garanzia di verità, per definizione. –

L’uomo dei panini pare ridestato dal suo torpore.

– C’era quel tizio, – dice, – l’ho letto da qualche parte… Quello che diceva che anche se non era d’accordo con la tua opinione , sarebbe stato disposto a morire perché tu potessi esprimerla liberamente. Qualcosa del genere… Era Salvador Allende, mi pare… Che ne dice lei? – Chiede all’anziano, abbronzato, sciatore.

– Dico che, l’aforisma in questione, non si sa di chi sia. Forse di Allende, forse di Voltaire, forse di un signore senza nomi altisonanti. Che importa? Recita, più o meno : non sono d’accordo con la tua idea ma sono disposto a morire perché tu possa essere libero di esprimere la tua idea.

Si parla di idea. Di idea, non di opinione. Il termine idea ha origine e significato diversi. Comporta il concetto di vedere, di immagine. E il concetto di sapere, conoscere. Quasi il contrario di opinione , che comporta il concetto di non sapere e quindi ipotizzare. Esiste un concetto di opinione forse più elevato, espresso da Platone, ma è inutile prenderlo in considerazione in questo frangente perché potrebbe costituire solo una scusa o un punto di riferimento palesemente fittizio per un ‘opinione, quella comune e attuale, che opina in molto modo più basso e degradante. Inutile negarlo. Già il fatto stesso di rendere tutto, sempre e comunque, opinabile è fuorviante. –

Altro silenzio generale. Più lungo del precedente.

– Scusi, – chiede, alla fine, timidamente, il tizio dei panini. – Lei chi è ? –

– Che importanza ha? – Risponde l’anziano sciatore, probabile ex spia oggi in pensione.

– Scusate se vi ho confuso le idee, ragazzi. Il mio è solo un punto di vista come tanti, forse un po’ differente dal solito ma vale come un’opinione. Cioè niente. Godetevi il bel tempo. – E se ne va. Raggiunge un paio di sci super veloci, neri e lucidi. Infila gli scarponi negli attacchi e scivola via.

Faccio lo stesso.

Che giornata.

Ho intenzione di tritare tutta la fresca che ancora riuscirò a trovare immacolata.

CONTINUA…

© 2016

 

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