Ultimo Impero

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Il popolo eco-sostenibile

Sono arrivati dal mare, dicono. Io non ero presente.

I primi sono arrivati bardati con armature lucenti, vestiti con colori sgargianti, pizzi e lamè.

Alcuni di loro indossavano tuniche nere e parlavano di apocalisse. Altri erano vestiti di polvere e stracci.

Erano strani.

Subito hanno detto di essere amici poi hanno cambiato idea.

Non abbiamo capito più un cazzo.

Avevano bastoni che mangiavano polvere scura e cacavano fuoco e piombo.

Ci siamo sempre considerati valorosi guerrieri ma loro ci hanno fatto il culo.

Hanno nascosto armi batteriologiche di sterminio di massa in oggetti comuni e merci di scambio.

Sono stati subdoli e noi ci siamo fatti fregare.

Abbiamo percepito che volevano rompere i coglioni di brutto quando hanno cominciato a dire che la terra era di questo e di quello.

Hanno detto che gli animali erano di questo e di quello. Anche i fiumi e le montagne erano di qualcuno, alla fine.

Abbiamo risposto : ma da quando? C’è abbastanza terra per tutti, no ? La madre non fa distinzioni tra i fratelli.

La loro faceva distinzioni.

A quanto pare, quelli la cui madre non aveva dato abbastanza erano in cerca di rivalsa.

L’eco-sostenibilità, in quel periodo, non andava molto di moda, per questo non hanno compreso i nostri discorsi.

Eravamo troppo avanti, purtroppo.

Comunque non è stato bello. C’erano donne e bambini e anziani e, ovvio, uomini.

C’erano un giorno e adesso non ci sono più. Con loro si è estinto un popolo che avrebbe avuto anche qualcosa di interessante da dire se questi stronzi ci avessero fatto parlare.

Hanno rovinato tutto.

Hanno preso una terra sacra, che come tale veniva trattata, e l’hanno stuprata come fosse una di quelle puttane sifilitiche che si sono portati appresso. Hanno litigato anche tra di loro per i soliti motivi. C’era chi voleva averlo a tutti i costi più grande degli altri. Non avendolo, ha dovuto prenderselo con metodi deprecabili.

Hanno fatto venire altra gente da tutte le parti.

Alcuni uomini erano di proprietà di altri uomini.

Così hanno costruito l’Impero.

Poi le solite cose: hanno di nuovo litigato, hanno fatto pace, hanno deciso che almeno gli uomini non dovevano più essere di nessuno.

Sono pazzi.

Hanno detto che ci avrebbero regalato un sogno.

Non ci siamo stupiti più tanto, anche se tutti abbiamo pensato che un sogno già ce l’avevamo, una volta, ed era comunque gratuito.

Sono pure permalosi e se glielo dici ti sparano. E’ il loro stile. Non sono mica stati i soli a comportarsi in questo modo. I secoli sanno cose che gli anni ignorano.

Cercherò di godermi il sogno che mi hanno regalato. Diciamo così. Così direbbero loro, la gente del Nuovo Impero. Speriamo sia l’ultimo, però.

Il popolo ritmico

Ma che ne so. Ce ne stavamo a casa nostra…

Sono arrivati e ci hanno portato via.

Ci hanno incatenato, frustato. Hanno stuprato le nostre donne.

Cose orribili che si fanno ai più acerrimi nemici. Invece noi nemmeno li conoscevamo.

Stavamo battendo i nostri tamburi, stavamo cantando.

Comunque è andata.

Chi è sopravvissuto è diventato un oggetto, un animale da soma.

Non ci penso tutto il tempo, altrimenti è normale che mi insorga una certa rabbia. Vedete voi.

Nessuno ama mettersi in questi panni ma bisognerebbe anche trovare il coraggio, ogni tanto. Altrimenti è inutile parlarne.

E’ come spiegare a un obeso cosa sia la fame. Non quella che ti assale quando hai fagocitato appena dieci degli abituali quindici snack pomeridiani. Piuttosto quella che non ti fa più vivere dopo quindici giorni di digiuno assoluto.

Perché la fatica non è sudare per alzare il proprio culo di sessanta chili dalla sedia.

La miseria non è non potersi permettere uno smartphone tempestato di diamanti.

La segregazione non è essere respinti all’entrata di una discoteca perché non si hanno le scarpe adatte.

Il razzismo non è… Il razzismo c’è sempre.

E’ inutile negarlo.

La gente appartiene tutta alla stessa razza bastarda ma ritiene che ci sia sempre qualcuno troppo scuro, troppo bello o troppo brutto, troppo forte, troppo intelligente, troppo spirituale, troppo materiale, troppo meridionale, troppo seduto, troppo libero, troppo contento, per i suoi gusti.

C’è sempre qualcuno diverso.

Solo che la parola diverso non è abbastanza offensiva per esprimere la stupidità e la paura che si hanno dentro e che, in qualche modo, si devono anche fare uscire fuori.

Si deve sventolare qualcosa, come questa bandiera dell’Impero : così colorata davanti e così oscura dietro.

La gente dell’Impero

Stamattina stavo parlando con uno di quelli…

– Quelli chi?

– Lo sai. Loro. – E ho indicato un tipo che passava per strada.

– Non lo fare. Sono dei bugiardi. Non ti fidare.

– Mi diceva solamente che sua figlia ha mal di denti e non sa dove procurarsi un antidolorifico.

– Non gliel’avrai dato tu, spero.

– Sì. Ne avevo un pacchetto in tasca e l’ho dato a quel tipo…

– Cazzo ! Hai fatto molto male. Adesso tornerà a romperti i coglioni per qualsiasi cosa. Prima sono le medicine, poi le sigarette, poi le razioni di cibo. Alla fine gli darai anche tua moglie?

– No, cosa c’entra… Non sono nemmeno sposato.

– Un motivo ci sarà.

– Comunque le medicine dove vuoi che le prenda? Qui non ce ne sono veramente.

– Porti sua figlia da uno dei loro dentisti. Sempre che sappiano cosa sia un dentista.

– Il tizio mi ha detto che il loro dentista di famiglia è saltato per aria insieme alla sua casa. Per questo ho pensato…

– Non pensare ! Se lo fai, sei fottuto.

– Ma…

– Niente ma, cazzo ! Siamo più forti, più evoluti, più civilizzati, più democratici e abbiamo un fottio di armi da paura. Non c’è storia, devono capirlo.

– E dove andranno?

– Affari loro.

– E noi staremo qui per sempre?

– Noi siamo l’Impero, facciamo un po’ quello che ci pare.

Il popolo silenzioso

Dove andiamo ci adattiamo. Fuori dall’Impero o dentro all’Impero è lo stesso.

Non saprete mai quanti siamo, né quando moriamo, né cosa vi serviamo veramente da mangiare.

L’ultimo impero.

– Minchia frate passa sta bumba, c’hai la colla sulle dita. –

Mi tocca sempre fare lo stronzo, altrimenti rimango a secco. Qualche tiro ci vuole, però. Per bilanciare un po’ la raia di prima.

Una macchinata calda. Siamo io, Brizio, Caino e il Fashion. Guida il Fashion. Noi ci passiamo le birre. Quando ne finiamo una, ne apriamo un’altra.

Quando arriviamo, nel parcheggio, c’è già un casino di gente. I fari illuminano il cielo notturno come fosse il giorno del giudizio. C’è odore di figa nell’aria. Guarda quelle come sono vestite. Praticamente nude. Ho già la bava alla bocca. Puccio l’indice nella casetta e do’ una leccata amara. Accendo la matta.

Caino è già partito dietro un paio di cagnette in calore. Il Fashion e Brizio aspettano ansiosi davanti alle colonne. Che posto epico. Non è una discoteca, è un disco-tempio. Entriamo.

Tum-tum-tum-tum. Unz-unz-unz-unz.

C’è pure Giggidagg questa sera.

Brizio è andato a sciogliere l’emmedì nelle bottigliette d’acqua, ce le passa e ognuno si dilegua nella folla sudata ed eccitata.

Saranno state le 3 e mezza, forse. Non lo so esattamente. Stavo sul divanetto con una porca che me la faceva toccare come se fossimo stati soli in un nido d’amore, era più fuori di me.

E’ arrivato Caino e mi fa :

– Cisti, bello, retata.

– Cisti bau? – Gli ho chiesto e lui mi ha fatto segno di sì con la testa, poi è sparito.

Mi sono ripreso subito, ho lasciato la tipa sul divano e ho cominciato a tastarmi le tasche per trovare i rimasugli e farli sparire prima che l’abile tartufo di un pastore tedesco li trovasse per me.

Hanno spento la musica. Per un attimo tutti hanno provato una sensazione di morte, come quando stacchi il respiratore ad uno in coma. Non puoi interrompere la musica all’Ultimo Impero, è sacrilegio. I finanza e i loro amici puffi l’hanno fatto invece, bastardi. Siamo usciti tutti nel parcheggio. Qualcuno ha cominciato a incazzarsi e a cioccare con gli sbirri, altri hanno acceso gli stereo delle auto e si sono rimessi a ballare aspettando la maledetta alba, con gli occhi sgranati e le mandibole ingessate.

Che serata ragazzi, assistere alla fine di una cosa così non è da tutti i giorni. La disco più grande d’Europa andata, perduta. L’Impero è crollato, sono arrivati in divisa, armati, ci hanno preso alla sprovvista. E’ facile distruggere un Impero così decadente e dedito ai piaceri goderecci, questo è vero. Forse qualcuno , quando ci ripenserà, proverà addirittura un senso di nostalgia.

© 2016

2 pensieri su “Ultimo Impero

  1. non ho parole, l’ho letto tutto d’un fiato, ti faccio i complimentoni, insomma per tutto, io non mi posso esprimere in questo periodo di estrema rabbia per “chi dice” gli animali è di qualcuno, il mare è di qualcuno, il cielo l’ha fatto sempre “sto qualcuno”, se no divento scurrile gRRRr 😛
    gyyw8ufgwecbdjb yugfewfbhdsdcb 7623rygdfbc jbdahcbwhefvuweh 6twefd7tf!!!!!

    "Mi piace"

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