Era meglio quando la gente pensava che non ci fossero onde

wine_469085pic  BY MENEKŞE ÇAM

– E’ il cuore della Borgogna.

– Fico. Bello il paesino.

– Hai visto lì? C’era un po’ di movimento.

– Parcheggia appena puoi.

– Ok.

-Cazzo, comincia a piovere.

– Chissenefotte. Sono giorni che piove. Ci siamo abituati.

– Andiamo a farci un bicchiere di Chablis?

– Chiaro. Anche due.

– Hai visto quei negozi di vino?

– Sembrano boutique.

– Eccolo lì, il baretto di prima.

Comincia così la serata dopo il viaggio. Totalmente improvvisata, d’altronde totalmente impensabile. E’ tutto un mescolare francese e inglese, tutto un po’ alla cazzo. Tutto perfettamente comprensibile. Totalmente inspiegabile.  

C’è uno preoccupato per dove passerete la notte. E’ già tardi per trovare una stanza ma lui lavora in un hotel. Se volete prenota per voi.

Voi non avete prenotato nulla. Ci mancherebbe. Lo ringraziate e pensate a dove cenare, che viene prima di dormire.

Comunque, dopo lo Chablis è toccato a un bianco di Borgogna più strutturato. Doveroso.

– Il vino non era male.

– No, no.

– Anche il posto era piacevole.

– Infatti.

– Sbrighiamoci che altrimenti troviamo la cucina chiusa.

Excuse moi

– Chiusa.

– Andiamo di là, ha detto che ce n’è uno ancora aperto di là.

– Ecco il bistrot.

Famiglia numerosa. Gruppone di donne poco avvenenti. Coppia attempata e allegra. Schermo piatto appeso al muro che trasmette le notizie. Rosso di Borgogna. Pinot noir.

– Sono buoni i rossi. Continuiamo con i rossi.

– Perchè no?

– Dopo torniamo al baretto?

– Sì, bella idea. Il tipo era simpatico.

Il tipo si chiama Alex. Continua così: chez Alex. Continua il grammelot perfettamente comprensibile, tra un bicchiere e l’altro.

Alex, ogni tanto, cambia voce. Sembra posseduto. Ama il vino e il suo locale. Tutto pulito, tutto in ordine. Il locale è piccolo ma anche Alex lo è.

Indossa la sua coppola per coprire la pelata. Appende dappertutto lavagnette di gesso con scritto sopra prodotti e prezzi, proverbi e detti, cazzi e mazzi. Alla fine di ogni messaggio appone la sua firma. Il sigillo di Alex. La calligrafia è un po’ effeminata. Alex beve vino e anche birra. Pare che abbia questa birra artigianale molto apprezzata. Quasi tutti gli avventori alternano bottiglie di vino e caraffe di birra. Alex pensa che siate nel giro del vino. Gli dite di no. Ma a lui non interessa, oppure, semplicemente, preferisce così. Vi presenta un tizio australiano. E’ un gigante. Ha un pancione prominente e veste di scuro, di nero metallico. Ha i capelli lunghi e unti, legati dietro la nuca. E’ in compagnia di altre tre persone, di cui due delle donne più brutte che abbiate mai visto. Loro non si presentano e voi fate lo stesso. Bevete tutti insieme dell’ottimo rosso, affinato sedici mesi in botte. L’australiano è un commerciante di vino e rappresenta anche il produttore del nettare che avete degustato. Molto buono. Poi Alex vi presenta un viticoltore locale. Dice che dovete assolutamente parlare con lui. Sembra simpatico con la sua felpa blu elettrico, con il suo modo di infilare il naso tutto dentro al bicchiere e aspirare sgranando gli occhi come in preda a un raptus o a un grande stupore improvviso. Alla fine fa un commento che voi non capite. Forse era positivo. Forse no. Chissà. Lui e Alex spariscono nella cantina allestita con ordine e pulizia nel piano interrato. Non è grande ma è molto ben fornita. Ritornano con un Syrah in purezza delle rive del Rodano. E’ un’altra cosa rispetto a quello che avete assaggiato fino ad ora ma è buonissimo. E’ una sorpresa.

– Questo mi piace parecchio.

– Sì, è spettacolare.

– Ed è un vino di costo medio, medio basso, direi.

– Hanno lavorato davvero bene.

– Sì.

– Hai capito che cos’è sta cosa fritta nel barattolo che ci ha aperto Alex?

– Sembra strutto fritto. E’ tremendo.

– Ci sta.

– Ce lo farà pagare?

– Non so.

Invece non vi ha fatto pagare praticamente niente, tranne i primi due bicchieri che avete chiesto. Intanto avete perso il conto dei bicchieri totali. Osservate il vigneron e i suoi amici che se ne vanno, sono rimasti solo una coppia di gay che si tiene per mano, una loro amica , il tizio dell’hotel e un suo compare. Ormai hanno capito anche muri che non ci provate nemmeno a cercare una stanza.

Salutate Alex con affetto, lui è ancora lì che si divide tra l’illustrarvi bottiglie di vino e alcuni cd di musicisti blues, rigorosamente francesi.

– Serata oltre ogni più rosea previsione.

– Già.

– Cerchiamo la traversa di una traversa?

– Certo.

L’avete trovata dopo un po’. Il bagagliaio è ancora semi-vuoto. Avete allestito il letto nel retro dell’auto e vi siete addormentati dopo tre secondi netti.

– Ieri sera questi cespugli sembravano più alti o no?

– Forse sì. Mettiamoci lì dietro, così non arriva troppa luce, hai detto.

– Bella cazzata, lo ammetto.

– La ritroviamo la strada?

– Ovvio. Spegni sto cazzo di smart-phone, dai.

– Devo rispondere ai messaggi.

– Eh va beh…Ti ricordi quando non avevamo un cazzo di tecnologia? Davamo uno sguardo alla mappa e attraversavamo nazioni.

– E’ vero.

– Non ci siamo persi mai. Al massimo scoprivamo strade alternative, solo per essere afferrati dall’avventura e godere di gioie inaspettate.

– In effetti.

– Stamattina ho dato uno sguardo a facebook, ho letto due post e mi è venuto da mandare affanculo qualcuno. Alla fine l’ho chiuso senza andare oltre. E tale rimarrà fino al ritorno a casa. Non mi ha fatto venire la nausea tutto il vino di ieri sera ma è bastato leggere due idiozie a caso per fare insorgere il malessere.

– Non mi stupisce che volessi mandare affanculo qualcuno. Sei troppo incazzoso al mattino.

– Hai ragione. Comunque, dai, un po’ sono migliorato. Non ho nemmeno mandato affanculo te.

– Questo è vero. Chi è il fortunato di oggi?

– Ma no, chissenefrega alla fine. Nemmeno so chi sia, è uno che ha scritto in un gruppo di surfisti.

– Cosa?

– Ma niente, chissenefotte, dai.

– Ero curioso.

– Questo tipo chiede agli altri del gruppo come mai, anche se controlla forecast, direzione della swell, direzione del vento e tide…

– Ma che cazzo vuol dire?

– Appunto. Questo qui controlla tutto da casa, conosce cento siti di previsioni e li guarda tutti, fa i suoi conti e quando arriva sull’oceano si lamenta di trovare sempre condizioni pessime. Sai, mare attivo o piatto. Lui dice “white water”, “close out” e cazzate così…

– Tu che gli risponderesti?

– Che è un coglione. Ecco perché quando arriva lui l’oceano lo prende per il culo.

– Il solito acido asociale.

– Sì, però… Sai cosa chiede , esattamente?

– Dimmelo.

– Qual’è la variabile che fa si che le onde siano una merda partendo dal presupposto che le condizioni del vento e della mareggiata siano giuste?

– Qual’è?

– La variabile è lui, secondo me. Tutto qui. Il presupposto che la sua previsione sia giusta è sbagliato. Semplice. Chiede pure se il fondo sabbioso incide sulla forma dell’onda e se cambia durante l’anno… Dai. Ti rendi conto?

– Va beh, magari è alle prime armi.

– Ma come cazzo fai a prevedere la qualità delle onde guardando il telefono o il tablet?

– Anche tu guardi le mappe del mare, no?

– Sì. Una volta, quando eravamo in giro, guardavo le previsioni sul giornale. Lo scroccavamo al bar o dal vicino di tenda. E allora?

– E’ uguale, no?

– No, bello. Lo sai. Ci siamo sempre fatti chilometri e chilometri lungo la costa per capire come lavorano gli spot. Siamo andati a intuito. Se il vento arriva da una parte e il mare è ancora attivo, forse basterebbe andare in un punto riparato dal vento. Se la mareggiata è grossa, lì troverai onde pulite probabilmente. Non glielo dice il suo cazzo di telefono questo?

– Evidentemente no.

– Non si può andare a surfare senza guardare il mare. Poi, se non sei stupido, lo capisci da solo… Dopo un po’.

– Metto il navigatore.

– Una volta avresti trovato la strada annusando l’aria fuori dal finestrino.

– Quello succedeva quando qualcuno scoreggiava nell’abitacolo.

– Cazzone…Hai ragione. Sai cosa voglio dire, comunque.

– Credo di sì.

– Era meglio quando la gente pensava che non ci fossero onde in Italia.

– Dici?

– Sembra una frase da vecchio stronzo. Era meglio quando si stava peggio…

– Un po’ .

– Ma sì, passerà. Le mode sono così.

– Passano.

– Tra un annetto si leggerà lo stesso tipo chiedere, in un forum apposito, se la forma della montagna incide sulla pendenza.

– Cosa gli risponderai?

– Niente.

– Si ma sei pratico di pendii montani , no?

– Ci butterei giù certa gente, dal pendio.

– Spietato.

– Poi lo si leggerà in un forum di sommelier, chiedere se la forma del bicchiere e della bottiglia incide sul colore del vino. Cosa gli risponderai tu?

– Caro amico, benvenuto nel forum. In quanto alla tua domanda, la risposta è : non sempre.

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