PAZZI LIBERI TUTTI

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E’ che tu vuoi solo conoscere, capire le cose. Loro no. A loro basta apparire. Perché ti incazzi? Lascia stare. Vogliono che ti comporti come loro, lo so. Non farlo e basta. Non discutere. Lascia stare. Vuoi fare capire anche a loro ma loro non capiranno mai. Non hai capito? Lascia stare.

Lascia stare.

Il solco è tracciato. Non avete niente in comune a parte il sangue. Dovevi andartene. Sei stato uno stupido coglione nostalgico. Quando non si ha niente da dirsi, molto meglio non dirsi niente.

Tanto a loro non frega un cazzo, lo sai. Sono rimasti ai tuoi quattordici anni. Da lì non si sono più schiodati. E’ il loro misero mondo infame. Non sanno chi sei. Lascia stare. Non interessa.

Se li è presi questo mondo, ormai è tardi. Apparire, comprare, consumare, fidarsi dell’immagine. Così hanno insegnato e qualcuno doveva pur cascarci. E’ inutile che t’incazzi. Non puoi cavare l’amo. Pensa a quelli che verranno dopo. Salva loro.

– Perché dici queste cose?

– Perché? Non è così?

– Come fai a saperlo?

– Te lo leggo in faccia.

– Ma tu sei solo un pazzo.

– E allora?

– Non sei molto attendibile.

– Sarà…

Ti vogliono infangare con loro. E’ molto più comodo. E’ molto più facile e meno dispendioso.

Pensare è faticoso per qualcuno. Tu sei allenato. Anche se pensi male.

– Ricominci? Che ne sai?

– Si vede.

– Non c’è nessuno che ti viene a trovare, oggi?

– No. E neanche gli altri giorni.

– Chissà perché?

– Sono solo. Come te. Come tutti.

– Io non sono solo.

– Ok.

Quando ti senti solo anche se non lo sei. E’ perché tutti ti hanno abbandonato. E’ normale, ognuno segue la sua strada e solo quella. A volte ci si incrocia e si fa un tratto insieme. Poi ci si saluta. Anche se non vuoi, succede. Tu dici bianco e loro dicono nero. Tu dici è un farabutto e loro dicono no. Loro dicono è una brava persona e si fanno fottere come fessi. Tu lo sapevi, gliel’hai detto, e loro non ti hanno dato retta. Sei solo un adolescente irresponsabile, ribelle e svogliato.

– Scusa, guarda che sono un padre di famiglia.

– Ah sì? Anche io, se è per questo.

– E dove sono i tuoi figli?

– Non so. Se non sono qui, suppongo siano da qualche altra parte.

– Non ti interessa?

– Sono adulti. Ognuno segue la sua strada.

Bisogna sapere dire addio. Tu non sai farlo. Sei un tipo nostalgico, ti piace il passato. Attento. Il passato è una palude. I coccodrilli e i serpenti velenosi hanno preso il sopravvento. Non è più il tuo posto. Cammina guardandoti intorno, avanti. Lascia stare il passato. Lascia stare i discorsi inutili. Ti logorano.

– Qualcuno deve pur tentare di sistemare le cose.

– Quali cose?

– Cosa ci fai qui dentro?

– Perché pensi che stavo parlando con te, o di te?

– Parlavi e mi guardavi. Poi mi hai detto che leggevi la mia faccia.

– Io non ti conosco.

– Nemmeno io.

– Cosa sei venuto a fare qui?

– Sto aspettando mia moglie, è venuta a trovare una sua cugina. E’ una tossica.

– Tua moglie?

– No, sua cugina. Io non la reggo, aspetto qui. Anche tu sei un tossico?

– Io no.

– E allora perché sei qui dentro?

– Non sono affari tuoi.

– E’ vero. Ma io te l’ho detto, però, cosa ci faccio qui. E’ solo per conversare.

– Non mi piace conversare.

– Allora perché mi hai rivolto la parola con tutte quelle cose su di me e la mia famiglia.

– Quali cose? Non parlavo mica di te. Non ti conosco.

E poi un giorno ti accorgerai che non c’è più tempo.

– Per cosa?

– Insomma, amico, non mi interrompere ogni due secondi.

– Scusa. Continua pure.

– Mi è passata l’ispirazione.

– Peccato. Era interessante.

– Ho capito, amico, sei pazzo anche tu.

– Io no. Io non vivo qui.

– Sicuro?

– Certo. Non fare il furbo.

– Non ne sarei capace.

– E’ incredibile quali incontri si fanno, eh?

– Perché?

– Dico, ti ho incontrato per caso.

– Quindi credi anche al caso?

– In un certo senso, sì.

Sbarazzatevi delle vostre credenze, dei vostri culti feticcio. Non avete bisogno di queste cose. Siete molto di più. Siete stelle.

– Magari. Sarebbe stupendo.

– Adesso devo proprio andare.

– Di già?

– Qui non si riesce a parlare in pace.

– Pensavo volessi dialogare un po’. Mi hai detto che non ti viene a trovare mai nessuno.

– Non mi piace dialogare. Per questo non viene mai nessuno.

– Eppure mi sembravi un tipo loquace.

– Il problema è che sono matto, amico. Non l’hai capito? Dico solo la verità.

– Brutto affare.

– Già.

– Siamo un po’ tutti matti, alla fine.

– Vaglielo a dire a loro.

– Quanto starai qui?

– Non so. Non sono padrone della mia prigione.

– Se uscissi ce l’avresti un posto dove andare?

– Il mondo è grande amico. E’ pieno di posti.

– E’ per questo che non ti fanno uscire, mi sa.

– Non posso rimpicciolire il mondo.

– No. Mi riferivo al fatto che se dici così a loro, quelli pensano che finirai a fare il barbone per strada, ad alcolizzarti o drogarti da qualche parte. Torneresti ad essere un problema per la società.

– Vaffanculo la società.

– E’ questo che voglio dire. Non ti lasceranno mai uscire, se dici queste cose.

– Forse hai ragione. Che ti frega se esco o no?

– Mi stai simpatico.

– Anche se ti ho detto quelle cose?

– Credo che tu avessi ragione.

– Tu sei matto.

– Anche tu.

Michele !

– E’ mia moglie.

– No. E’ l’infermiera.

– Cosa vorrà da me?

– Credo che non voglia niente da te. Ha chiamato me.

Dai, è ora di andare. Hai aspettato anche troppo.

– Stavo salutando.

– Dove vai?

– Esco. Sono libero di andare.

– Davvero? Che bello. Allora una volta ci vediamo, magari.

– Come no.

– E io?

– Tu aspetti tua moglie, no?

– Certo.

© 2016

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