TELEFONAMI

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Elric conduce una vita pacifica, relativamente quieta. Non è sposato, non ha figli. Ha quarant’anni e un negozio specializzato in articoli fantasy di ogni tipo.

A Elric interessano meno di niente gli articoli fantasy. Ha ereditato il negozio dai suoi genitori, buonanime. Figli dei fiori medievali, li ha sempre definiti.

Elric evita di commentare la scelta del suo stesso nome, che, per chi non lo sapesse, viene anche lui da una serie di romanzi fantasy. Il tormentato re albino, nato negli anni settanta dalla penna di Michael Moorcock. Solo che Elric non viene da Melnabonè, non vive sull’Isola del Drago, non è albino ma scuro di carnagione, non è magro ed emaciato ma grasso come un orso prima di andare in letargo, non è un re.

Elric non si stanca mai di prendere per il culo i clienti del suo negozio. Non teme rappresaglie da parte di quei tipi brufolosi e occhialuti che lo frequentano. Appena li scorge attraverso la vetrina, sa che entreranno da quella porta. Qualcuno si soffermerà sugli scaffali dove comincerà a scrutare tutte le trilogie, le saghe o i rari volumi singoli. Qualcuno si concentrerà sul reparto miniature. Ogni genere di guerriero, mago, elfo, orco, nano, goblin, torre, maniero, carro da guerra, drago, bacchetta magica o replica di mitica arma, trova il suo posto in quel settore del negozio. I più affezionati si dirigeranno direttamente nella sala adiacente, dove è possibile giocare con altri squinternati ad uno dei numerosi giochi di ruolo, con tanto di plastici disposti su tre grandi tavoli. Un livello superiore rispetto a quello che potrebbero permettersi a casa.

Nonostante Elric sia vissuto da sempre in quel mondo, non ci trova nulla di interessante, né appassionante, né avvincente, né, tantomeno, avventuroso.

– Ehi, tu con quel casco da deficiente, attento a non sporcare il plastico con il caffè alla nocciola e cannella! –

Elric ha installato un distributore automatico di cibo spazzatura e bevande chimiche nella sala da gioco, cosa che non ha fatto altro che migliorare i suoi affari.

– Questo non è un casco, oh uccisore di donne, è il potente elmo di Helm, il potente. –

Elric è facile all’ira. Si può dire sia la sua peculiarità come personaggio fantasy.

– Chiamami ancora così e ti metto al bando da questo posto. – Ammonisce.

– Chiedo perdono, oh possessore delle spade nere. –

– Fuori di qui foruncoloso sfigato! Ti avevo avvertito. Non ti voglio più vedere per almeno un mese. –

Elric non teme perdite di clientela. Nessuno ha un senso degli affari tanto scarso da azzardarsi a fargli concorrenza. Tra qualche giorno, lo sfigato ostracizzato, tornerà a elemosinare un lasciapassare, o qualcosa del genere, nel suo gergo vetusto e demenziale che Elric sopporta a fatica.

– Pensano di essere originali. – Dice rivolto all’intera platea di guerrieri, maghi e altri mostri sottosviluppati.

Dentro il negozio sfodera un atteggiamento ironico e incazzato. E’ il solo modo che ha per distrarsi da quegli adolescenti che si assegnano da soli nomi improbabili e armi magiche. Poi ci sono le ragazzine depresse e vestite di nero, trucco nero, calze strappate, monili in pelle nera e metallo. Una volta si è procurato una potente calamita elettronica, l’ha nascosta dietro alcune scatole di oggetti che piacciono agli amanti del gotico e si è fatto un sacco di risate. La maggior parte dei clienti con borchie e piercing è stata concorde nel giungere alla conclusione che una potente energia attrattiva si è sprigionata, quel giorno, in quel luogo, dove, probabilmente, si era concentrata grazie al passaggio di personaggi simili a loro ma di grandi e non meglio precisati poteri. Qualcuno ha pensato che fosse un segno ultraterreno del fatto che dovessero assolutamente acquistare un determinato articolo.

Ancora una volta, senza nessuna premeditazione in tale senso, Elric si era ritrovato a beneficiare della stupidità altrui. Nonostante il suo comportamento scontroso e ineducato, nonostante il suo costante boicottaggio, non riusciva in alcun modo a intaccare la fama e la stabilità economica della sua attività.

Più lui tratta male i clienti, persi nei loro sotterranei immaginari, più loro lo amano e sostengono la sua immagine avvolgendola da un alone di mito e mistero.

– Siete degli irrecuperabili mentecatti. – Si complimenta Elric con chi gli chiede se sia più avvincente l’ epopea dei Mallorean o la leggenda di Dragon Lance.

– Ce l’hai la trilogia di quel tipo lebbroso e monco? –

– Di che cazzo stai blaterando ? Sei disarmante con le tue domande, mi lasci incredulo. – Elric si sente costretto a replicare senza pietà di fronte a tanta idiozia.

– Sì, esatto! Le cronache dell’Incredulo. Sei un grande, signore di Melnibonè. –

– Ti metterò il lassativo nella bevanda per questo, stai attento, giovane vita già sprecata. Anche quando uno non ne vuole sapere niente, riesce ad essere utile per voi, branco di perdenti sociopatici.-

– Sei troppo modesto, padrone del castello. Tu ne sai più di tutti. –

Lo credevano veramente. Poveretti, pensa Elric in continuazione.

Un giorno la tragedia. Non sa perché se l’è lasciato scappare. Annoiato e perso nei suoi pensieri, ha riflettuto ad alta voce sulla necessità di cambiare auto. La sua non parte più, è morta. Così, qualcuno di quegli spaesati e ingenui adolescenti ha pensato di dargli una mano. Navigando in internet si è imbattuto in un concorso a premi: in palio un’auto di grossa cilindrata. Pensando di fare la cosa giusta, l’incauto, inserisce tutti i dati di Elric, compreso il numero di telefono del negozio, nel modulo di partecipazione. Da quel momento è iniziato l’inferno. A tutte le ore chiama qualcuno per offrire contratti telefonici, contratti energetici, improbabili pacchetti vacanza, forniture di vino di pessima qualità, ogni sorta di promozione.

– Come hai avuto il mio numero ? – Chiede Elric le prime volte.

– Da un elenco commerciale che mi è stato fornito dal terminale. –

– Ti termino io se mi chiami ancora! – Conclude Elric speranzoso di ottenere risultati positivi dalla sua minaccia.

L’hanno chiamato ancora. E ancora.

– Mi sono iscritto al Registro delle Opposizioni. State violando la legge proponendomi pubblicità telefonica. –

– Non ci risulta e non ce ne frega un cazzo, signore. –

Elric comincia ad essere stufo.

– Tu, cervellone. – Si rivolge a uno dei suoi clienti. – Ho sentito che ne capisci parecchio di computer e internet. E’ vero? –

A quello non pare possibile che il signore e padrone del suo luogo di ritrovo preferito gli stia rivolgendo la parola con toni decisamente garbati rispetto al solito.

– Beh… Io… Signore… Ne capisco qualcosa… –

– Non essere modesto e, soprattutto, se non ne sai niente, togliti subito dalle palle. Non ho tempo da perdere con frequentatori di siti porno, probabilmente fantasy. Per quello sono buoni tutti. –

Il ragazzo non vuole perdere la sua occasione per dimostrare il proprio valore di fronte ad uno dei suoi idoli viventi. Assume l’espressione più seria che conosce e cerca di controllare la voce rotta dall’emozione.

– Sono il suo uomo. Si fidi di me, conosco bene l’informatica. Meglio dei miei professori a scuola. –

– Ok, ti voglio dare una possibilità. – Concede Elric. – Come ti chiami? –

Lo sta chiedendo a lui, proprio a lui. Il ragazzo sembra indeciso. Chiederà il suo nome vero o l’alias con cui lo conoscono in negozio?

– Il tuo nome vero, non uno di quei soprannomi per subnormali. Sia chiaro. – Ecco che il signore del castello, probabilmente ricorrendo ai suoi poteri telepatici, lo toglie d’impaccio.

– Luca. Mi chiamo Luca. E’ un onore per me…-

Elric osserva la mano tesa di quel tipo come se fosse uno straccio intriso nell’acqua della fogna. Lo lascia appeso al gancio fino a quando è chiaro per tutti che non ci sarà stretta alcuna o altro contatto fisico.

– Come posso esserle utile, signore? – S’informa allora Luca ritraendo il braccio.

– Prima vediamo come te la cavi. Vieni qui, mettiti al mio computer. –

– Alla postazione di comando? –

– Di cosa stai parlando? –

– La sua postazione… Lasciamo perdere. –

– Ecco, è meglio. Ti avviso, al primo epiteto, seppur epico e lusinghiero, che mi affibbi, la tua missione finisce all’istante. –

– Va bene. – Dice Luca. E si siede dove, di solito, rimane incollato tutto il giorno Elric.

– Conosci quel tizio con il mantello porpora che viene a giocare qui? – Aveva chiesto Elric.

– Sir Lancislotmachine? –

– Non so come si faccia chiamare quel disadattato. Entra nel suo profilo del social network in cui vi incontrate voi strampalati. – Aveva ordinato Elric a bruciapelo.

– Non so se sia proprio legale… –

– Lo sai fare o no? –

Luca comincia a smanettare sulla tastiera e dopo circa un minuto e mezzo mostra il profilo del suo amico. Violato.

– Bravo. Non me ne frega un cazzo, in realtà, di questo profilo. Però sei stato in gamba. –

– Grazie, signore. – Risponde Luca elettrizzato dal complimento. – Purtroppo da qui ho dovuto impiegare più tempo del necessario. –

– Va bene. Adesso ti spiego qual’è il vero problema… – Comincia Elric.

Luca ha scovato la lista commerciale in cui compare il numero di telefono del suo idolo. Sta mettendo in gioco tutte le sue abilità di hacker per rintracciare anche il luogo fisico da cui provengono le telefonate. Non è facile ma alla fine ci riesce. Dopo vari tentativi infila un bug in uno dei computer del posto e scatta un paio di snapshot con la webcam. Si tratta del classico ufficio che ospita un call center. Postazioni ammassate una sull’altra, divise da un separè di plastica e popolate da una fauna umana che comprende giovani svogliati, parecchi extracomunitari e altri generi di lavoratori talmente disperati da accettare un simile impiego.

Mentre Elric osserva le foto non prova la minima pena per quegli individui. Continua a ricevere telefonate, a tutte le ore. Spesso lui risponde e loro riattaccano all’istante. Altre volte, senza molta convinzione, ripetono a pappagallo la frase standard imparata il primo giorno. Elric non ci litiga nemmeno più. Medita, in attesa della sua rivalsa.

Luca ha acquisito una posizione di rilievo in negozio. Ha il permesso di dare del tu al signore di Melnibonè e di chiamarlo semplicemente per nome. Gli altri lo guardano con un misto di rispetto e invidia. Non immaginano quali segreti servigi gli abbiano concesso tali privilegi.

Poi Elric ha un’illuminazione. Costruisce, con le sue mani, un attrezzo dal manico lungo un metro, sul fondo una sorta di paletta che si chiude e raccoglie, tirando una semplice cordicella. Elric si è ispirato a quegli affari che usano i giardinieri per tagliare i rami troppo alti, senza dover rischiare l’osso del collo su una scala traballante. Lui, però, usa la sua invenzione per raccogliere merde di cane, senza dover rischiare di prendersi qualche malattia batteriologica. Non è un compito semplice. Le strade del centro non sono più quelle di una volta, ormai tutti i possessori di amici a quattro zampe portano con sé il kit per la raccolta e lo smaltimento delle feci. Elric deve bazzicare i parchi e le aiuole di periferia. Non senza disgusto attraversa quei campi minati e raccatta tutto quello che può, depositandolo in un grande sacco della spazzatura. Una volta tornato a casa mette il bottino in un ambiente umido che non permetta l’essiccatura della sostanza. Di notte si chiude ore intere in garage, traffica sul tavolo da lavoro. Sopra un’asse quadrata, di circa trenta centimetri di lato, pone una molla e, ancora sopra, un’altra pedana quadrata di legno. Imprimendo una certa forza comprime la molla e blocca le pedane con due ganci laterali.

Quando pare soddisfatto della propria, misteriosa, opera, in negozio, chiede a Luca di avvicinarsi al suo cospetto.

– Senti una cosa… – Gli dice.

Il giorno del grande evento è fissato. I tempi sono stati calcolati nel modo più preciso possibile. Luca ha ottenuto informazioni sugli orari di consegna e adesso sono tutti eccitati. Persino Elric. Il popolo del suo negozio riempie la sala da gioco. Per l’occasione sono stati tolti tavoli e plastici. Al loro posto molte fila di sedie. E’ stato piazzato un video proiettore. Il video proiettore è stato collegato al computer di Luca che trasmette immagini dalla webcam, hackerata, dell’odiato call center.

– Grazie per essere venuti. Ci sono delle bibite gratuite e degli snack in fondo alla sala. Godiamoci lo spettacolo. – E’ la concisa introduzione di Elric.

Si spengono le luci e sul muro compare nitida la scena. Un numero imprecisato di pseudo lavoratori che tira ad arrivare alla fine della giornata.

– Cosa stiamo guardando? – Azzarda una voce dalle ultime file.

– Silenzio! – Proclama Elric e nessuno osa emettere più un fiato.

Nell’inquadratura della webcam compare un soggetto facilmente identificabile come un corriere. Con sé porta un grande pacco. Si dirige verso una ragazza bionda, strabica e dall’espressione arcigna. Sembra stupita della consegna. Il ragazzo la tranquillizza, non c’è niente da pagare. Lei allora accetta il pacco. Firma e il corriere se ne va. La postazione della ragazza bionda è proprio al centro dell’ufficio. Apre la scatola di cartone ed estrae un secondo pacco. E’ colorato e ha un nastro che lo decora in cima. Elric scambia un breve cenno di intesa con Luca che non ha idea di cosa debba aspettarsi. Non appena la ragazza tira un lembo del nastro i ganci laterali si aprono e la molla fa il suo dovere. Come una catapulta proietta la pedana superiore verso l’alto e, a sua volta, lancia oltre il coperchio aperto della scatola la sua bomba di merda. Merda di cane come se piovesse, umida e odorosa, viene sparata verso il soffitto dell’ufficio e, allargando il suo raggio d’azione, distribuisce letame canino per tutta la stanza. Non si può descrivere il silenzio e le bocche spalancate, gli sguardi increduli, nella sala buia. Dopo trenta secondi, però, scrosci di applausi e risate scomposte, interminabili. Non si può descrivere nemmeno l’atmosfera surreale che si è impossessata del call center e di tutti i suoi occupanti. Nessuno riesce a muoversi o a dire qualcosa, imbrattato di merda di cane dai capelli fin sotto le scarpe. Elric cerca di mantenere il contegno che lo contraddistingue ma dentro di lui è il trionfo, è il passaggio sotto l’arco con i nemici sconfitti e incatenati, dietro di lui, in parata.

– Spero che qualcuno legga il biglietto che c’è sul fondo del pacco. – Dice serafico.

Le luci si accendono, il proiettore si spegne. Luca ha registrato tutto e l’ha già diffuso in rete. Nella prima ora ha ottenuto un record di visualizzazioni.

Una piccola rivincita che Elric vuole condividere con tutte le vittime di questi metodi disumani di vendita. Si sente più buono adesso, persino più tollerante nei confronti della schiatta di emarginati che frequenta il suo negozio. Non sa, forse non sono poi così male, né il suo lavoro né i ragazzi con cui ha a che fare ogni giorno. In quel momento entra dalla porta uno nuovo. E’ vestito come un personaggio uscito da un libro di J.R.R. Tolkien. In testa porta un largo cappello tenuto in equilibrio a fatica.

– Ehi, tu. – Dice Elric con tono esasperato, – se, impacciato da quel costume da imbecille segaiolo, ti sbagli a rompere qualcosa, oltre a fartelo pagare a prezzo di listino, ti metto alla gogna. Sappilo.-

Ma ormai non c’è più niente che Elric possa dire o fare. Ormai è leggenda.

 © 2016

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