La Soluzione Migliore

tumblr_o3ptx0CaZT1rc3b0io1_500tumblr_o2rgb5FDBC1qf6o97o1_500

La vita è piena di problemi, lo dicono in molti. Non sempre si tratta solo di episodi tragici o drammatici. Non c’è sempre bisogno di parlare del peggio possibile.

Se qualcuno ha un problema, cerca la soluzione migliore per risolverlo. Non è sempre la più semplice o la più ovvia e nemmeno quella che ci farebbe più comodo.

Mettiamo che ti piaccia andare in bici, soprattutto d’estate, soprattutto su per le montagne. Si fa una fatica da muli, sì, ma ti piace tanto e… porca miseria, la bici si rompe. Non sono un meccanico esperto ma dal fatto che stai pedalando a vuoto come un ebete, potrei affermare con plausibile certezza che si tratta della catena. Tra l’altro la vedi, la catena, che si stacca dalle corone e scivola via mentre procedi lentamente con l’ultima inerzia. La maledetta. Stacchi le scarpette dai pedali e ti fermi. Ti guardi intorno. La natura che ti circonda, fino a un attimo fa meravigliosa compagna di viaggio e spettacolo per la vista, si trasforma nel lugo sbagliato in cui trovarsi.

C’è questa strada, in salita, e alberi per qualche centinaio di metri ancora, poi prati e roccia. Torni indietro a recuperare la catena. C’è poco da fare , è rotta. Potresti tentare di usare mezzi di fortuna per rimediare al danno ma è proprio saltato via un pezzo. Lo sapevi però, è colpa tua. La catena si logora e , inevitabilmente, la catena si rompe. Il cambio ti aveva avvisato già da qualche giorno, grattando e saltando qualche giro. Non hai voluto ascoltare i segni. Ti sei detto, può farcela ancora per un po’. E invece no. E’ venuta la sua ora. E sono rimasto a piedi. Ehm, cioè, tu… Tu sei rimasto a piedi. Ora, con le scarpette da bicicletta, per chi ha avuto la fortuna di non indossarle mai e non lo sa, è piuttosto difficile camminare e, se lo si fa per troppo tempo, sul terreno duro e granuloso, dopo  si possono direttamente buttare. Se ti si buca una gomma la ripari o cambi la camera d’aria, ma con la catena c’è poco da fare. Non ne hai una di scorta. Si rimane lì, vestiti come dei deficienti, con quelle scarpette inutili ai piedi.

Il  problema principale è tornare a casa ma ci sono dei problemi satellite :

riparare la bici, evitare di buttare via le scarpette nuove, evitare di farsi vedere troppo in giro vestiti così senza una bici accanto o nelle vicinanze, evitare di sputtanare tutti i venti euro che , per sicurezza, ti sei messo nella tasca sotto il sellino insieme al cellulare.

Evitare di rompere le scatole a :

  1. tua moglie che sta lavorando, lei.
  2. Tuo figlio che ha un anno e non saprebbe nemmeno come aiutarti e che, tra l’altro, è all’asilo.
  3. Tua madre e tuo padre, sante persone ad averti sopportato più di trent’anni. (Non interrompere il loro idillio di non averti più tra i piedi.)
  4. I tuoi fratelli o sorelle per gli stessi motivi.
  5. I tuoi amici, che a loro andare in bici fa pure schifo. E ti chiedono :

– Ma come fai ad andare in bici? E’ una noia mortale. Fai una fatica bestiale. –

E ti ripetono:

– Io li investirei tutti, i ciclisti. –

Ok. Sei solo. Solo con la tua bici rotta. Circondato dalla natura incontaminata per qualche chilometro. Troppo per le tue scarpette. Attento però, se c’è una salita c’è anche una discesa. Ce l’hai alle spalle. Quando hai visto per l’ultima volta un paese o una città o, meglio ancora, un negozio di biciclette e accessori? Davanti, di sicuro, non c’è niente, solo un paio di paesini disabitati di montagna. Nessun negozio, nessun artigiano, fabbro o simili. Indietro qualcosa c’è. La discesa non è tutta ripida ma se giochi bene le tue carte, forse, puoi raggiungere il paese più vicino a fondo valle, dove, con più probabilità, incontrerai qualcuno o qualcosa che possa esserti utile.

E’ vero, puoi anche non porti di fronte a questo evento come se fosse un problema.  Puoi anche prendere il cellulare da sotto il sellino, chiamare fino a trovare un’anima pia che, magari controvoglia, venga a recuperarti. Et voilà. Problema risolto. Il tuo problema è diventato il problema di qualcun altro.

– Guardate! Arriva quello che va in bici e rimane a piedi . – Il pubblico ludibrio che, giustamente, seguirebbe.

Non sarebbe grave, lo so, però non sarebbe la cosa migliore. Ne converrete anche voi, soprattutto se avete un minimo di rispetto per gli altri e un minimo di amor proprio.

Potresti chiamare un taxi, un carro attrezzi. Se non bastassero i venti euro che hai con te, ti faresti accompagnare a casa e salderesti il resto. Certo, adesso andare in bici è diventato uno sport da fighetti che tornano a casa in taxi. Eh no.

Lo so, ci sono bici che costano quanto automobili e tanti ciclo-amatori  fanatici che spendono i loro soldi  dietro all’illusione del carbonio, della tecnologia e della tecnica ingegneristica applicata al velocipede. Ma io sto parlando di pedalare. Di prendere una bici qualsiasi, anche vecchia, come la tua per esempio, e inforcarla per imboccare la prima strada, far girare le gambe e goderti il paesaggio e l’aria sulla faccia. E quando la inforchi, la tua bici qualsiasi, ti senti Bartali e Coppi. Ti senti uno di quei personaggi mitologici che hanno scalato le Alpi su strade sterrate con i tubolari a tracolla , sotto la neve, con il vento gelato a sferzargli i muscoli d’acciaio e la pelle tesa. Oppure, senza esagerare, ti senti uno che quando esce da casa in bici, torna a casa in bici. Non in taxi. Non sarebbe onorevole. Lo sport è prima di tutto una sfida con se stessi e per te il ciclismo è uno sport, oltre che una passione. Nel tuo piccolo sei un atleta leale e quando torni a casa, prima di farti una doccia, per un attimo, quando i muscoli delle gambe ti fanno sapere che hai pedalato abbastanza anche oggi, se non nella tua mano, nel tuo cuore, stringi una piccola palma olimpica e saluti tuo figlio e tua moglie come se fossi sceso dal podio. Hai ancora  le note dell’inno nelle orecchie.

– Non mi baciare, sei tutto sudato! – Ti ricorda tua moglie. Ma per te non è sudore, sono lacrime di gioia.

Quindi, escludiamo il ripiego del telefono cellulare. Un samurai non retrocede mai di fronte al nemico.

Decidi di tentare la sorte in discesa. Monti in sella e cerchi di ricordare la strada appena percorsa. Le curve dov’è necessario rallentare, i rettilinei dove sarebbe meglio lasciare andare la bici il più possibile. Non sei certo di ricordarla così bene, ma un’idea ce l’hai. Improvviserai, audace. E allora abbiamo detto in sella, due o tre spinte con le punte delle scarpe e via: posizione aerodinamica. Mani sui freni, testa bassa, ventre schiacciato sul tubo del telaio. Prima curva, occhio, non andare a schiantarti, altrimenti avrai un problema più grande. Non rallentare troppo, però,  altrimenti ti ritrovi al punto di partenza. Sei vivo, non sei fermo, tutto va bene. Rettilineo. Di nuovo rannicchiato, spingi con i reni un paio di volte. Seconda curva, non ci sono macchine in vista. E’ larga, vai dall’altra parte delle strada, dai, taglia e guadagna velocità. Ok, così si fa. Ora un’altra curva e poi, se ricordi bene, un rettilineo lungo che tende a spianare verso la fine, sei quasi arrivato. La chiave è tutta in questa curva verso sinistra, un tornante. Non arriva nessuno da sotto, ti allarghi e, all’improvviso, ti senti Valentino Rossi e fai per mettere giù il ginocchio destro. Cazzo fai! Non hai l’acceleratore stupido ! Come pensi di tirarti su? Per poco non cadi, ma riesci a rimettere il tuo mezzo diritto, una spinta di reni e saetti sulla parte ripida del rettilineo. Stai basso. Assumi quella posizione assurda e rischiosa che hai visto al Tour de France, in tv. Aspetta. Ricordati di un attimo fa. Lascia perdere la tv. Stai basso e basta, forse è meglio. Non sei un professionista, anche se vai in bici da quando hai memoria, nessuno ti paga per morire. Arrivi al punto di depressione della discesa. Da qui in poi non hai più spinta. Resta aerodinamico, non oscillare, non alzare la testa, non respirare. Mancano duecento metri alla fine del rettilineo poi c’è l’ultima spianata leggera verso le prime case del paese. Ce la puoi fare. La bici rallenta, respiri, non ce la facevi più a trattenerti. Muovi lievemente un braccio e oscilli. Minore velocità, minore equilibrio. Forza, resisti,  tieni dritto il manubrio. Centocinquanta metri. Troppo piano, cominci a sculettare. E’ inutile, senza pedalare ti fermerai presto. Senza catena, impossibile pedalare. Fermo. Cento metri. Può sembrare frustrante ma non lo è. Alla fine riprendi in esame la tua possibile soluzione al problema della catena e di come tornare a casa e ti rendi conto che hai messo, tra la soluzione e te, almeno sei chilometri di meno. Ottimo affare. Questi cento metri non ti rovineranno eccessivamente le scarpette.

E’ sempre triste vedere un ciclista camminare al fianco della propria bicicletta. Perché un ciclista come te, piuttosto, si ferma e si riposa, ma non esiste che cammini. Anche sulla salita più impervia si sta sui pedali e si soffre.  E’ scontato che un ciclista allenato abbia poco o nessun bisogno di fermarsi e sa dosare meglio la fatica per superare gli ostacoli di un percorso impegnativo. Ma se vedi un ciclista di questo tipo che cammina spingendo la bicicletta , può voler dire solo che è successo qualcosa alla bici. E’ un po’ come vedere un motociclista che cammina spingendo la moto. E’ rimasto senza benzina o ha avuto un guasto. Copri in fretta i cento metri, non vedi l’ora di rimontare sul tuo destriero azzoppato. La dolce discesa finale ti culla fino alle prime case. Incroci diverse macchine, qualche pedone. Ti fermi ad un incrocio e ti guardi intorno senza smontare di sella, solo un piede a terra. Dubiti ci sia un negozio specializzato in questo buco. Il paese è pittoresco, pulito, un bel posto dove abitare in santa pace ma poco fornito di servizi. Guarda là, vedi a metà di quella via? Sembra proprio una ferramenta. Ti avvii fiducioso. Fuori dalla vetrina ti riguardi intorno, il posto è tranquillo, dal bancone puoi tenere d’occhio la bici. Lasciala un minuto appoggiata al muro ed entra. All’interno ti accoglie un omaccione rubizzo in volto, osserva due bulloni, all’apparenza identici, posati, uno di fianco all’altro, sul bancone. Ha un’aria annoiata. Quando entri ti guarda con praticità, da vero uomo so-fare-tutto-da-me-conosco-l’utensile-adatto-per-farlo-più-velocemente-e-meglio-e-ce-l’ho-pure. Tipico delle ferramenta, ti dici. Anche se, in realtà, le ferramenta sono luoghi semi sconosciuti per te che, invece, non sai fare niente. La tua conoscenza degli utensili si limita a due tipi di cacciavite e al martello. E di quest’ultimo non sei un gran maestro, a giudicare dall’inclinazione dei chiodi che reggono i tuoi quadri. Ti senti in soggezione al cospetto di quest’uomo che, nella tua immaginazione, è capace di trovare ogni soluzione ad un problema di carattere estremamente pratico. Un po’ come il problema che hai tu. Lo guardi come si guarda un dottore prima di una visita. Sfoderi la catena spezzata dalla tasca che hai sulla schiena e la appoggi sul bancone con aria irritata. Lui ti guarda dall’alto, guarda la catena e ti riguarda inarcando leggermente un sopracciglio. Come a dire :

– E’ una catena. E allora? –

Puoi confonderlo, forse, con un :

– Quale misteriosa catena mi poni di fronte e a quale labirintico groviglio poni di fronte la mia arte nel risolvere pratici problemi? –

Ma, fidati, la prima impressione è quella giusta.

– Allora ? – Ti chiede infatti. Con tono burbero, per giunta. Gli hai sporcato il bancone con la tua catena rotta.

– Mi si è rotta la catena. – Abbozzi intimorito.

– Non sono un ciclista. – Dice lui con un raspo che gli rimane a mezza gola.

– Sì, lo so. – Continui. – Mi chiedevo, dato che sono lontano da casa, se avesse un perno, un pezzetto di metallo, non so , qualcosa che si possa adattare a questo foro. Vede qui. – Mentre mostri la maglia spezzata della catena, lui aguzza la vista e si china leggermente. Intravedi un pallido interesse. Forse il lato atavico di quest’uomo sta emergendo.

– Anche una soluzione precaria, provvisoria, che mi permetta di pedalare fino a casa. –  Aggiungi al volo, per non sembrare troppo pretenzioso.

– Uhm. – Fa lui. Buon segno.

Senti che è venuto il momento di giocare l’asso che hai nella manica.

– Sempre che sia possibile. – Lanci la sfida.

L’omaccione sta ancora osservando la catena, probabilmente l’ha analizzata scientificamente o qualcosa del genere. Ti guarda.

– Tutto è possibile. – Sentenzia. E’ fatta. Per ora hai avuto fortuna.

– Porta dentro la bici, ci vorrà un po’ e non fidarsi è meglio. – Parole dolci per le tue orecchie, pronunciate da uno che fino a pochi istanti prima ti sembrava un energumeno alcolizzato ed ora è più simile a babbo natale con una tuta da lavoro. E ha un regalo per te.

– Appoggiala lì e non toccare niente. – Dice prima di sparire dietro una porta. Ricompare dopo qualche secondo, con quelli che, per te, sono dei pezzi di metallo di forma cilindrica. Non sai dare loro un nome e non ti interessa ma, nella sua grande mano, unta e pelosa, sembrano gioielli di inestimabile valore. Brillano  tra dita, d’un tratto, agili e ferme. E dire che prima avresti giurato tremassero lievemente. Ora, invece, afferrano saldamente la catena e sovrappongono le maglie spezzate. Con estrema precisione, l’uomo infila i cilindri metallici nei buchi della maglia fino a quando ne trova uno che gli pare della misura giusta. Alza la testa e ti guarda come se ti volesse dire che lui lo sapeva, che l’avrebbe trovato subito. Ma non te lo dice.

– Con quello che ho qui posso solo sperare che questo entri e tenga il tempo che deve tenere. – Dice, invece, pessimista. Ma tu pensi che sia il suo lato di uomo umile che emerge come ulteriore pregio.

In fondo, poteva non esserci la discesa, poteva non esserci il paese e nemmeno la ferramenta. Invece c’erano e c’è anche quest’uomo dedito al bricolage estremo che ha accettato la tua sfida. E ti sta riparando la catena della bicicletta. O almeno ci sta provando, che è già qualcosa. Senti i colpi secchi del martello sul cilindro e guardi il paziente bloccato con una morsa al bancone. Vedi il cilindro metallico che penetra con un po’ di fatica il pertugio della maglia d’acciaio, poi un altro colpo. Preciso e sicuro. Il cilindro entra e sporge di poco dall’altra parte.

– Non posso tagliarlo a filo. – Dice il tuo salvatore con un certo dispiacere.

– Andrà benissimo così. E’ stata una grande fortuna incontrarla. Quanto le devo? – Intanto mostri il tuo venti euro.

– Sono venticinque centesimi per il pezzo. Il lavoro è gratis. – Come se si fosse trattato di una stupidaggine da niente. Una stupidaggine che tu non saresti stato in grado di fare. Ti porta via dalle mani i venti euro e ti restituisce il resto esatto. Quei venticinque centesimi sono il tuo valore ai suoi occhi.

– Grazie mille. – Gli dici comunque.

– Sei capace a rimetterla? – Infierisce lui.

– Si, dovrei saperlo fare. – Balbetti poco convinto. Non ti ricordi l’ultima volta che l’hai fatto e ci potrebbe volere un po’ di tempo.

– Lei sa anche rimettere la catena alle biciclette? – Chiedi.

Lui sorride e basta. Passa al di qua del bancone e ti toglie la catena dalle mani avviandosi verso la bici.

– La catena di una bicicletta da corsa è costituita da 110 maglie in acciaio ,consente la trasmissione tra i pedali e la ruota libera. Deve sempre lavorare in linea per evitare attriti e logorii che ne dimezzano la durata, che di media è 5000 chilometri; l’usura viene evidenziata dal gioco eccessivo che si riscontra tra questa e i denti della moltiplica e, in casi limite, difficoltà a cambiare rapporto. Come mai non ti sei accorto di niente? Non cambiava male? – Il tuo uomo dice tutto questo in circa trenta secondi. Gli stessi trenta secondi che impiega per sistemare la  catena alla tua bicicletta e lasciarti di stucco. A bocca aperta come una porno star. Cosa che, abbinata al tuo abbigliamento aderente, aumenta l’enfasi alla debacle su tutti i fronti che quest’uomo sconosciuto ti ha fatto subire. Senza contare che ha scoperto la tua mancanza nella manutenzione del mezzo a cui dovresti essere molto affezionato.

– Allora lei se ne intende di biciclette. – Dici sorridendo. Accetti lo smacco. Lui ti ha aiutato e il tutto ti è costato venticinque centesimi. Un po’ di presa per il culo te la meriti. Anche lui ride adesso. Dà una bella pacca al sellino della tua bicicletta. Se potesse, rimessa in sesto com’è, la bici si impennerebbe sulla ruota posteriore girando il manubrio a destra e a sinistra, nitrendo di gioia il suo ritorno alla possibilità di galoppare libera. Ma non è un cavallo, è una bici. Rimane ferma e incassa le manate con fredda imperturbabilità.

– Qualche anno fa, questa, era proprio una bella bici. – Dice l’uomo della ferramenta.

– Sì, è vero. – Rispondi. – E’ un po’ vecchia ma per me va ancora bene. Non ho molte pretese, poi sono convinto di una cosa : puoi avere la bici nuova e bella ma, alla fine, sono le gambe che contano. –

L’omaccione esplode in una grassa risata che quasi ti spaventa.

– Hai proprio ragione.- Dice continuando a ridere e modificando a tal punto la sua fisionomia da truce a bonaria che, per un secondo, penseresti di avere avuto a che fare con due persone diverse. Lo saluti ed esci a provare la catena. Salti in groppa, blocchi le scarpette e spingi sul pedale, la trazione risponde e le ruote girano. Un’altra spinta, ti alzi senza forzare troppo, acceleri. Prova finale, cambio di rapporto. Qualche rumore ma cambia. Benissimo. Limitare al massimo il cambio di rapporti, rimanere agili e a casa torni di sicuro.

Oggi pedalerai un po’ meno del solito ma tornerai in tempo per giocare con tuo figlio, dopo la doccia. Tua moglie sarà contenta di vederti meno stressato, come sempre, dopo una bella sfacchinata in bici e tu ti sentirai bene. Tra l’altro, hai risolto il problema nel migliore dei modi. Non hai disturbato nessuno e ti è costato venticinque centesimi e qualche chilometro in meno di allenamento. Ti rifarai. Ora non rimane che comprare una catena nuova e preoccuparti di mantenere in buono stato la tua bici. Questa è la parte più facile. Come per tante cose, basta andare in un negozio, tirare fuori i soldi e il gioco è fatto. C’è anche chi i soldi, magari, non li ha. Oppure gli servono per un’altra cosa. La vita, è piena di problemi. Lo dicono in molti. Non sempre è la soluzione più semplice o la più comoda, ognuno di noi sa qual è la migliore.

© 2016

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...