COME CANIEGATTI (II parte)

cane e gatto

Ho ripreso la routine della provincia. Ho deciso di non aprire le persiane di casa. Ho deciso di stare per un po’ qui al buio. Ho lasciato la macchina davanti alla redazione e approfitto delle belle giornate per camminare fino a casa. Lascio aperto solo uno spiraglio per Tomei, che possa uscire a fare le sue cose da gatto in giardino. Questa situazione dura da pochi giorni ma la mia vicina è già venuta a suonare il campanello.

– Pensavo non ci fosse nessuno.  Ero venuta a controllare. – Dice innocentemente.

A controllare cosa, di preciso? Che gliene importa se ci sono o no ?

– Sto facendo dei lavori in casa e tengo chiuso per il caldo. – Spiego mentendo.

Non metto molta gentilezza nel tono della voce e lei se ne accorge.

– Per me può fare quello che vuole. – Dice come se fosse vero.   – Ma quel povero gatto…Pensavo lo  avesse abbandonato. – Aggiunge.

– Il gatto sta benissimo. – Replico secco.

Saluto e sbatto la porta di casa dietro di me. Non ho intenzione di dialogare ancora con quella megera impudente. Crede che faccia morire di fame e di solitudine la mia cara Tomei? Sta meglio il gatto di me. Comunque la copertura è saltata. Ormai lei sa che ci sono e se ci penso mi rode parecchio. Con la sua sfacciataggine ha invertito il fattore sorpresa. Ora è inutile che mi rintani come un latitante.

Forse ho perso un’occasione non domandando alla mia anziana vicina delucidazioni in merito alla siepe tagliata. Di andare io a suonare il suo campanello non mi sogno nemmeno. Temo più di ogni cosa l’instaurazione di un rapporto. Ma una mossa devo farla. Userò una strategia nuova, sorprendente. Prima di tutto ho chiamato il padrone di casa , esponendo il mio desiderio di apportare alcune modifiche al salone, naturalmente a mie spese data l’esosa richiesta. Non c’è stato diniego, anzi, il sapere di non dover spendere un solo euro per l’installazione di specchi anti-riflesso sulla vasta superficie vitrea della sala, ha ottenuto il suo pieno entusiasmo. Naturalmente ho detto che si trattava di una misura atta ad ottenere un filtraggio della luce più efficace in modo da mantenere la stanza fresca senza rinunciare alla luminosità. I vetri a specchio portano con sé un ulteriore vantaggio , ad uso personale, tutto mio. L’avete già capito. Il fatto di poter vedere fuori ma non essere visti dall’esterno. Mi sono costati una piccola fortuna ma sono felice dell’acquisto che mi permette di passare alla seconda fase del piano. Nel frattempo ho tenuto d’occhio la crescita della siepe. Sta recuperando metri al cielo e tornando ad una lunghezza critica per il portico della vicina.

Mi sono messo di nuovo a fare il voyeur e ho cercato di rendere espliciti i miei movimenti facendo in modo d’esser visto dalla vicina. Ho disposto i bagagli sul terrazzo del primo piano mentre lei annaffiava le aiuole. Quando l’ho vista parlare con un’altra vecchietta sulla soglia di casa sono uscito, valigie alla mano. Mi sono avvicinato alla macchina, perfettamente visibile, ho cominciato a caricare abbastanza roba da dare l’impressione di partire per un lungo viaggio.  Lei mi ha sempre osservato con attenzione, ha abboccato alle mie mosse. Ho cominciato a chiudere la casa, con cura, ogni porta e ogni finestra, anche dall’esterno, ostentando la preoccupazione di non tralasciare niente. Mentre stavo coprendo con il cellofan il tavolino in giardino ho sentito una voce rauca e acida. Ho percepito il suo sforzo di farsi più amichevole.

– Parte ? – Mi fa la vicina.

– Sì, – dico senza avvicinarmi alla rete di confine tra le nostre  proprietà.

– Hanno bisogno di me lontano da qui, – Concludo con fare misterioso.

Lei non dice niente, pare tornare alle sue faccende ma poi si blocca e si volta di nuovo verso di me.

– La siepe non fa passare la luce, vede? Mi cresce tutto il muschio tra le piastrelle. –

Indica per terra dove si trovano le sue cazzo di mattonelle. Non le vedo da qui, ci sono i miei cespugli davanti, la siepe, i suoi cespugli. Dovrei essere alto tre metri per rendermi conto della situazione e dire : sì, è vero, accidenti al muschio. Peccato che a me non interessi.

– Quando torno la taglierò un poco . – Dico senza convinzione.

– Sì, ma quando torna? – Chiede lei con insistenza.

– Chissà… – Saluto e rientro in casa.

Ormai è fatta. La siepe è alta, la vecchia è convinta che io me ne vada e i vetri a specchio sono installati. Verso sera, quando la vecchia è sul terrazzo a godere della brezza esco e mi avvio verso la macchina. Ho lasciato Tomei in casa, può uscire dalla sua porticina in cucina, tanto tra qualche ora sarò di ritorno. Approfittando delle tenebre, nelle prime ore del mattino, come un ladro, m’introduco circospetto nella mia stessa casa. La macchina è parcheggiata al solito posto vicino alla redazione. Nessuno mi può sentire né vedere. Una volta all’interno posso accendere le luci delle stanze sigillate, luci flebili. Tomei mi viene incontro, comincia a seguirmi serpeggiando tra le  gambe, pensa che mi diriga nel salone ed è costretta a tornare indietro vedendo che evito il luogo dove di solito passo le ore prima di dormire. Ma adesso, di notte, quella stanza è tabù, non devo commettere errori. Riempio la ciotola di Tomei in cucina e vado subito a letto. Ho una televisione in camera e una pila di libri da leggere. Fuori dalla portata dallo sguardo indagatore della mia vicina. Mi abituerò presto a questo nuovo stile di vita. La mattina mi alzo eccitato. Posso astenermi dall’andare in redazione, devo preparare una serie di approfondimenti, così mi ha detto il capo. Posso inviarli via e-mail. Sono consapevole del fatto che quelli che lui chiama approfondimenti non sono altro che lunghi e inutili articoli con elenchi di nomi che nessuno conosce fuori dalle mura cittadine e dintorni.

Ho posizionato la handycam sul cavalletto che ho comprato dai polacchi, per strada. Scrivo lì accanto, alla scrivania, assolutamente protetto da questa meravigliosa vetrata dove il curioso non può fare altro che vedere specchiato il suo inopportuno desiderio di conoscere i fatti altrui e , se dotato di buon senso, provare vergogna per la sua invadenza. Ho spostato leggermente la scrivania così da avere davanti agli occhi la vista della siepe. Anche la videocamera è puntata esattamente in quel punto. So che qualcuno potrebbe pensare che abbia preso un po’ troppo a cuore questa faccenda , fino a nutrire un eccessivo astio nei confronti della vicina. Non so, invece, se sia astio quello che effettivamente guida le mie azioni. E’ più una musa della commedia quella che mi ispira, credo. Forse la voglia di  riequilibrare la bilancia della giustizia dalla mia parte. Costretto ad imitare la mia gatta nei suoi movimenti felpati, calcolando ogni gesto per non fare cadere oggetti rumorosi , per non sbattere le porte né creare un qualsiasi indizio della mia presenza in casa. Un po’ mi diverto. E’ come se fossi un bambino che gioca alla guerra o qualcosa del genere. Potrebbe sembrare infantile ma sento sempre la gente consigliare di sentirsi giovani dentro. Forse sto travisando il concetto di questo prezioso consiglio, forse mi sto immedesimando troppo ma, in fondo, non danneggio nessuno. Non mi sento in colpa. Di notte apro le finestre senza spalancare le imposte e cambio aria nelle stanze. Le vetrate nuove mantengono l’ambiente più fresco e intimo. Riesco a scrivere decentemente, forse troppo. Anche Tomei pare divertirsi, in questa penombra. Ogni tanto esce ed io riesco a tenere d’occhio ogni sua mossa quando si muove nel giardino. A volte si defila verso la tettoia dove  di solito parcheggio la macchina e adesso c’è un posto vuoto. Da lì in poi comincia l’altro lato della casa e non posso più vederla.

Ogni tanto la mia vicina esce anche lei , nel suo di giardino, e fa le solite cose, tipo annaffiare e lanciare sguardi truci alla mia siepe che, nonostante i suoi improperi, sale e sale. Cresce. Continua a crescere. In questo silenzio riesco quasi a sentire i suoi rami che si allungano. Mi chiedo se la vecchia abbia già scoperto che ho lasciato qui la mia gatta, se sta già pensando che l’abbia abbandonata. E’ un altro aspetto di questa assurda situazione che mi diverte molto. La considero una provocazione degna d’ironia. A questo punto peggio la vecchia pensa di me, meglio è. Prima o poi si deciderà a rivelare come taglia la siepe. Sono certo che sia lei e riprenderò tutto comodamente acquattato nel salotto. Non immagina che io stia annidato, pronto a colpire al suo minimo errore. Che poi guardala come salta, la mia gatta, mentre cerca d’afferrare a mezz’aria una farfalla. Scatta veloce ,come imbizzarrita, verso l’albero al centro del giardino, con un balzo ci si scaglia contro e  rimbalza con agilità. Sembra uno skater che affronta la rampa, si esibisce in un trick esaltante e atterra con stile. Eccola che sparisce rapida dietro l’angolo della casa. Uscita di scena Tomei  arriva l’anziana vicina, con il suo inseparabile annaffiatoio. Con sempre maggiore insistenza osserva la siepe. Sento che la sua sopportazione della mia privacy sta per arrivare al limite, senza considerare le  piastrelle. La vecchia entra in casa ed esce dopo poco.  Sorregge con un certo affanno una scala e la trascina verso la rete divisoria. Dopo averla aperta e assicuratasi della sua stabilità la vecchia rientra. Esce tenendo in mano il famigerato paio di cesoie, lunghe, dall’aria inesorabile. Si guarda intorno la spudorata. Ha trovato il momento in cui può agire indisturbata, così in pieno giorno. Sale alcuni gradini della scala e vedo che si volta di scatto in direzione di un altro giardino, dietro al mio. Ho il dito appoggiato sul tasto rosso della  videocamera. Lo premo e immortalo il saluto a questo complice sconosciuto con cui adesso sta parlando la vecchia. Probabilmente sta recitando la sua tiritera sulle piastrelle del portico, il muschio, la mia siepe troppo alta, il mio giardino che giace nell’incuria, l’abbandono della mia gatta e il suo dovere morale di porre un rimedio a tutto questo. E’ il suo atto di responsabilità nei confronti del vicinato, dell’intero quartiere, del quale io sono, probabilmente, il peggiore rappresentante. Riprendo tutto, documento tutto. Questa volta ho le prove ed in un volo pindarico e megalomane  immagino di proiettarle sulla facciata di casa sua, brutta vecchiaccia, queste immagini compromettenti. Tutti vedranno con che cara vicina hanno a che fare, e forse impareranno qualcosa sul rispetto per l’intimità altrui oltre che per lo spazio altrui che, in questo caso, è mio con diritto, dato che pago un discreto affitto per quella siepe che sta subendo una falciatura non autorizzata.

I rami cadono in prevalenza dalla mia parte ed attirano l’attenzione di Tomei che comincia a giocarci. Osserva anche lei con curiosità i gesti pesanti di quella strana persona, miagola. La mia gatta sta miagolando alla vicina, in tono amichevole, per giunta. Non mi piace per niente questa comunicazione. Tomei fa parte della mia famiglia, perché stringe rapporti con il nemico? Tomei sparisce di nuovo ed io torno a seguire la scena nel display della video camera. All’improvviso scorgo un movimento alle spalle della scala sulla quale si sta compiendo lo scempio della mia siepe. Pare che la vecchia abbia terminato. Ritira le forbici, finalmente dove dovrebbero stare, sulla sua proprietà. Le getta a terra nel  prato e, tenendosi con entrambe le mani, scende gli scalini. Qualcosa si muove ai suoi piedi. La vecchia assume la posizione curva che la caratterizza ma si abbassa oltre modo. Sta accarezzando qualcosa all’altezza dei piedi. Sposto velocemente lo sguardo dal display alla scena reale. Oltre gli specchi del salone vedo distintamente cosa sta succedendo. Tomei, quella traditrice, è là che sparge fusa e strusciate sulle gambe gonfie, coperte dalla lisa stoffa a fiori, azzurra come il senso di pace che si prova osservando il cielo terso o il mare. Un sentimento quanto mai distante da me in questo momento di disappunto. Premo il tasto stop della videocamera e sento che avere la registrazione non mi basta più.

Sono rimasto due giorni a ragionare sul da farsi. E’ una disfatta quella che deve subire la mia vicina. E’ addirittura venuta a suonare il mio campanello, un’ora dopo aver compiuto il misfatto. La mia fedele gatta Tomei l’ha seguita lungo il tragitto. La sua bella coda dritta, tutta contenta, dietro alla vecchia che viene a sincerarsi di non aver commesso un’imprudenza. Ha fatto la prova del nove. Ed io qui dentro costretto ad incassare l’ affronto. Mi ritrovo la siepe tagliata e la gatta venduta. Tomei non entra più nemmeno in casa mia, se non la mattina, quando torna dalle sue scorribande notturne. La vedo sempre intorno alla mia vicina, che , pensando che io l’abbia lasciata qui da sola senza cibo, la starà sicuramente nutrendo. Chissà con cosa, ma senz’altro Tomei apprezza, quella ruffiana. I gatti, sono così, si concedono al miglior offerente. Altro che serate sul divano a coccolarci teneramente.  Quegli sguardi d’intesa. Il suo miagolio intelligente, come a cercare di scandire verbo umano, e io a imitarlo come un demente, per meglio comunicare, credendomi forse un san Francesco o un dottor Doolittle. I gatti sono così. Avrei dovuto saperlo. Sono indipendenti, è per questo che ho scelto un gatto. I gatti non sono come i cani che ti stanno sempre tra i piedi e li devi portare a passeggio . Dedichi loro un po’ di attenzione e loro ti ripagano con la fedeltà assoluta. I cani. I cani non sono come i gatti. All’improvviso insorge un immagine mentale, qualcosa che, sì, potrebbe suggerire la prossima mossa.

Un giorno mi pentirò e cercherò di diventare più buono e imparerò. Bisogna avere pazienza con le persone , soprattutto quando sono anziane e sole, e acide e perfide, astute, infide, impiccione, arroganti e tutto il resto. Un giorno. Adesso però ho questa idea e ancora un po’ di tempo per redimermi.

Non posso aspettare che la siepe ricresca in modo naturale, è evidente. Ci vuole un tocco di magia. Tengo i rami tagliati in mano, è notte fonda ma posso vedere quello che faccio. Con circospezione infilo un ramo alla volta  nell’intrico della siepe. Se necessario lo fisso con un pezzetto di spago. So che è assurdo, forse sono pazzo ma di nuovo mi diverto. Un ramo alla volta, senza gesti inconsulti, riparo la mia siepe. Cerco di ridarle l’altezza che voglio io e che ho il diritto di pretendere. Quando rientro in casa Tomei arriva come se niente fosse. L’afferro senza dire niente e la infilo nella gabbietta che uso per trasportarla durante i viaggi o quando andiamo dal veterinario. Circospetto esco dalla porta principale con la gabbietta e Tomei.

Non ho fatto fuori il  gatto. L’ho solamente affidato ai miei cari nipotini teppisti. Così simpatici, con i loro barattoli e i loro pallini da pesca, le loro fionde e tutto il resto. A me tocca stare di nuovo qui, appostato nel salone. I vetri a specchio riflettono con scintillii dorati la luce della mattina. Non ho chiuso occhio, non ci riuscirei. Finalmente premo il tasto rosso della videocamera. Non voglio perdere nemmeno un secondo. La vecchia esce di casa e si addentra tra le aiuole. Si avvicina alla siepe. Tz-tz-tz-tz-tz, fa al mio gatto che non può accorrere al suo richiamo. Nemmeno quando agita la scatola di crocchette tentatrici.  La vicina pare rimanerci male e va bene. Ma non potete immaginare il mio godimento nel vederla sbigottita, letteralmente incredula, davanti alla visione della siepe rattoppata. Getta uno sguardo indagatore nella mia direzione ed io sono qui, presente, a pochi metri da lei, celato dagli specchi. Guardami, penso. Ti vedi? Vede quanto è ridicola? E lei lo deve vedere chiaramente, tanto da ricomporsi e, dall’esitazione, passare all’azione. Si allontana. Non la scorgo più. Passano alcuni minuti e qualcuno suona al campanello. Chi sarà? Ma io non sono in casa quindi non posso andare ad aprire. Dovrà davvero pensare che sia accaduto un miracolo. Nuovo trillo di campanello e così per altre tre volte. Cocciuta. Tanto non mi muovo. Sono qui in attesa, in trincea, perfettamente mimetizzato. Aspetto solo che compaia ai piedi della mia siepe, con la sua scala e le sue cesoie da giardiniere. Eccola lì. Ha l’aria determinata, di chi sta per effettuare la rasata definitiva. Non le importa più se ci sono o no. Lo farebbe comunque, è una questione di principio. Allora , scusate, io mi allontano un attimo. Torno subito. Vado in cucina e apro la porta. Dentro è buio ma si avverte la presenza che vi abita. E’il sostituto momentaneo di Tomei. Schulz. E’ di un mio amico. Schulz lo conosco da quando era un cucciolo per cui lui si è fidato a lasciarmelo. E’ un cane d’oro. Non s’è fatto sentire fino adesso. Riposa placido lui, pacioccone. Quando mi vede solleva il suo testone nero e mi riserva uno sguardo allegro, la lingua fuori, le mascelle sbrodolanti. Con me si mostra così ma so che un rottweiler grande e grosso come Schulz, se dovesse arrabbiarsi, farebbe paura a chiunque. Lo chiamo con una pacca della mano sulla coscia. Lui si alza e viene da me, ubbidiente, fedele. Lo accarezzo con forza, gli sussurro quanto è bravo. Vieni Schulz, vieni con me. Andiamo verso la porta che conduce al lato della casa opposto a quello della siepe. Apro e Schulz esce. Chiudo la porta. Così da solo non può che andare in giardino a farsi una pisciatina e curiosare un po’ in giro. Torno alla mia postazione, dietro gli specchi. La vecchia sta potando con una certa violenza. Prende i rami e li tira nel mio giardino, lontano dalla rete, nel centro del prato, sopra i miei cespugli fioriti. Tirare un bastone a un cane è come invitarlo a nozze, si sa. Schulz è un guardiano per natura, uno che sa come affrontare chi si prende troppe confidenze. E’ conscio della propria forza e non spreca fiato come quei cagnolini tutto un abbaio, squillanti come sveglie al mattino e ugualmente fastidiosi. Schulz no, adotta un’altra tecnica, lui. Eccolo che si avvicina a un ramo scagliato nella sua direzione. Lo annusa. Un altro ramo cade , più vicino alla rete divisoria ,e lui va a controllare. Annusa anche quello. Alza il muso squadrato e il suo sguardo si fa più scuro. E’ incredibile come sia silenzioso . La vecchia non si accorge di nulla. Schulz avanza proteso in avanti. Comincia a farsi davvero minaccioso. Raggiunge con il muso la recinzione e si rende conto dei confini. Infilandosi nella siepe fa frusciare i rami e la vecchia si ferma per un attimo, guarda in basso. Ripete il richiamo per Tomei. Tz-tz-tz-tz-tz.

Schulz alza di scatto il collo possente e si erge sulle zampe posteriori con un balzo verso l’alto : Woowff! Woowff!

Due possenti tuoni baritonali. Solo due, terribili, cavernosi. La sua mole nera a mezz’aria, le fauci spalancate , gli occhi iniettati di sangue. La vecchia barcolla sulla scala, colta di sorpresa, terrorizzata. Perde l’equilibrio. Crolla all’indietro lanciando in aria le forbici che roteano un paio di volte sopra di lei. La paura le pulsa nei ventricoli. Le forbici si conficcano nel terreno a mezzo metro dal corpo riverso. Lei rimane immobile per un tempo che pare infinito.

Sto già pensando a quante volte potrò rivedere tutto al rallentatore. Il gesto atletico di Schulz, la sua interpretazione impeccabile del cane infernale. La mia anziana vicina colta da mezzo infarto che, a questo punto, per fortuna incolume, posso dirlo, ci penserà due volte ad avvicinarsi di nuovo alla mia siepe. Non avrei voluto che si facesse male. Così tutto è stato perfetto. Torno alla porta ed emetto un fischio. Schulz arriva tutto fiero, mi si appoggia contro e sento i suoi muscoli potenti contro di me. Si alza sulle zampe posteriori e appoggia quelle anteriori sul mio petto. Pesa parecchio ma gli strizzo il collo come piace a lui. Mi sbava addosso. Lo fa con affetto, non mi dispiace. Prendo il suo guinzaglio ed usciamo in strada.  Dovrei andare dalla parte opposta per portarlo dal suo padrone ma allungo un po’ e passo davanti alla casa della mia anziana vicina. Ho finito di nascondermi.

Quando esco dalla redazione, più tardi, prendo la macchina e vado da mia sorella a vedere come se la cava Tomei. Dopo cena la riporto a casa. Da domani saremo entrambi più maturi e più buoni. Basta con certi giochetti. In fondo meritiamo ancora una possibilità di redimerci.

© 2015

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