Terrificus Terrae Motus… Prostravit

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1.

Quando Alejandro esce dal suo ufficio nel quartiere Miraflores tutto è tranquillo. Il vento caldo della sera sparpaglia gli odori della città nelle strade. I locali pubblici, pigramente, cominciano i rituali che precedono l’apertura del fine settimana. Alejandro lavora sodo in questo periodo e la sera non ha voglia di uscire.

Con un fascio di fogli sottobraccio, da scrutare con calma a casa, procede in direzione della Gran Via dove spera di trovare subito un taxi.

Seduto nel sedile posteriore, in silenzio, pregusta la salsa agrodolce con la quale gli piace condire il suo cibo di rosticceria cinese. Vuole farlo di lì a poco.

Un boato scuote l’abitacolo del taxi.

– Carajo ! – Pronuncia con la sua voce rauca di sigarette il tassista guardandosi intorno per capire cosa succede. Alejandro vede un palazzo laterale crollare come un cumulo di sabbia sollevando un polverone scuro. Non c’è dubbio sul fatto che si tratti di ciò che Alejandro teme.

– Terremoto –  dice.

Da quando Alejandro si è laureato, con il massimo dei voti, è il secondo. Terremoto. La cosa comincia a dargli sui nervi . Senza lasciarsi prendere dal panico lancia qualche moneta all’autista e abbandona velocemente l’abitacolo. Mentre procede guardingo, sul marciapiede traballante, si rende conto di come la catastrofe non stia colpendo i palazzi del centro che si innalzano stabili sulla linea del cielo, mentre case più fragili diventano polvere e macerie. La strada si affolla  di gente che cerca di non crollare insieme alla propria abitazione. I grandi e squallidi edifici popolari vanno giù come se avessero pareti di cracker. Anche la sua casa è tra quelle. Non possiede molte cose  Alejandro, però sente ugualmente una sensazione di nostalgia per la perdita delle sue quattro mura. Succede, si dice. Taglia dritto invece di svoltare a destra e si avvia per una lunga passeggiata che lo porterà nell’unico posto dove sa di avere sempre un letto pronto e un po’ di calore. Da Marita.

Lei vive in una zona molto bella della città, nel centro. Lì i danni sono stati lievi ma subito le squadre di soccorso si precipitano in sostegno dei monumenti pubblici e dei palazzi governativi. Come da un formicaio impazzito, nei quartieri poveri, la gente brulica per strada tra lo strazio di chi chiama a gran voce i nomi di figli scomparsi, genitori scomparsi, parenti o amici che non vengono fuori dalle ceneri della loro vita. Per tutti loro termina una stagione e ne comincia un’altra. Di nuovo, da zero. Riprendono il bizzarro pellegrinaggio nel mondo.

2.

Ciao, come va?

Bene e tu?

Molto bene grazie. Da dove dgt?

Da Verona e tu?

Genova.

Bella città Genova, ci sono stata a capodanno.

Non sono mai stato a Verona però mi hanno detto que è molto bella.

Sei italiano?

No, sono di origine peruano. Scusa se scrivo male.

No, scrivi molto bene. Che lavoro fai?

Sono operaio, però in Perù ho studiato Legge alla Università.

Non ti serve qui la tua laurea?

Per niente. Tu cosa fai?

Faccio la segretaria in uno studio dentistico.

Posso sapere come ti chiami?

Sì, Laura, piacere.

Io sono Alejandro, mucho gusto.

Mi piace sentire parlare in spagnolo.

Puedo decirte todo lo que quieres.

Però non lo capisco molto bene. Parlo inglese.

Mi sta bene in italiano.

Ok.

Quella è la tua foto Laura?

Sì, lo so, non è molto bella.

No, sei molto carina.

Grazie, però dovrei dimagrire un po’. E’ da molto che vivi in Italia?

Fa da tre anni.

Ti trovi bene qui?

Abbastanza però mi manca un poco il mio paese e il mio lavoro.

Perché sei venuto?

C’è stato un grande terremoto e ho perso tutto.

Mi dispiace molto. Hai perso la tua famiglia?

Quella l’ho persa prima.

Mi dispiace.

E’ passato molto tempo. Però qui la vita è diversa, la gente è più chiusa.

Immagina dove vivo io, in Veneto. Almeno tu stai al mare.

Sì, il mare mi piace. E a te?

Molto, vado sempre in vacanza al mare. E’ bello il mare del Perù?

Molto. Il Perù è un bellissimo posto.

Immagino che sia povero però.

Purtroppo. Il paese è ricco, la gente è povera.

Una volta ho conosciuto una signora peruviana.

Davvero?

Sì, faceva le pulizie da mia madre. Era molto lavoratrice.

Tu sei sposata Laura?

No. E tu?

No.

Se sei quello nella foto sei un bel ragazzo.

Grazie, ma sono peruano.

E con questo?

Non molte donne mi vogliono.

Come sarebbe a dire?

E’ la verità.

Perché?

Non so , speravo me lo dicessi tu.

Io non avrei problemi, una volta sono stata con un coreano.

Come è stata?

Sì, siamo usciti insieme, eravamo fidanzati.

Come è finita?

Lui è tornato in Corea dove aveva già moglie e figli.

Capisco.

Ma io non lo sapevo. E’ stato un bastardo.

Certo.

Tutti gli uomini sono così?

Non credo. Spero di no .

Allora c’è ancora speranza.

Che uomo cerchi Laura?

Uno simpatico, che non sia un irresponsabile. Magari carino. Con un po’ di soldi.

Vuoi un uomo qualunque eh?

Sì perché? E’ così difficile ?

Non so. Non l’hai ancora trovato, no?

In effetti. Però non lo cerco molto.

Allora che ci fai qui?

Ma tu sei uno di quelli che gli piace fare sesso in internet?

No, veramente no .

Allora cosa vuoi?

Chiacchierare, magari conoscere una persona, fare amicizia.

Sei complicato tu.

Non mi pare. Dici?

Sì.

Tu usciresti con me?

Ci conosciamo appena, direi di no .

E’ perché sono peruano?

No.

Sicura?

Sì.

Guarda, adesso devo proprio andare. E’ stato un piacere. Ciao.

Ciao.

3.

Non che Alejandro non deplori i suoi goffi approcci cybernetici però è uno dei pochi modi in cui riesce a comunicare con le persone. Fuori, in quel mondo straniero, non si sente a suo agio. Non si sente padrone della propria persona come lo era un tempo in Perù. Se anche nella terra natia aveva diversi problemi economici, laggiù,  era appena all’inizio della carriera e di sicuro sarebbe arrivato anche il denaro. Già possedeva due cose molto importanti per il suo animo: il rispetto e l’identità. I suoi amici sapevano che Alejandro era una persona molto intelligente e che avrebbe raggiunto le sue mete con la solita dedizione. Poteva ritenersi un uomo  ben visto. Diverse persone contavano sul suo giudizio e, sebbene timido per natura, quello stato di cose lo aveva reso un individuo socialmente piacevole. Non è così al momento. Alejandro è un immigrato extracomunitario. Nessuno gli affida incarichi di responsabilità e, sebbene gli italiani siano gentili con lui, non riesce ad essere una persona solare come un tempo. Ed è tutta una concatenazione di conseguenze. Il suo aspetto triste e malinconico, sempre perso in pensieri non inerenti. Il suo esprimersi con fatica. Alejandro ha sviluppato un’ossessione per la bocca delle persone. Vi legge immaginarie reazioni alle sue parole. Fissa le labbra , la posizione che assumono, l’atteggiamento della lingua. E’ convinto di vedere astio e commiserazione, impazienza, di fronte al suo idioma ballonzolante, farcito di spagnolismi. Riduce al minimo indispensabile i contatti verbali. Nelle mattine ancora buie lavora al porto con zelo nonostante la malavoglia. Poi se ne va un po’ a casa con il suo passo spedito , lo sguardo basso, incoerente al suo orgoglio. Quello è il momento peggiore.  S’incupiscono i pensieri quando le mani non sono impegnate. Nella solitudine sogna un altro destino e si deprime. Fugge da casa ancora distrutto. Il suo corpo s’incurva e abbrutisce davanti allo schermo del computer di un bar all’angolo, che non chiude mai. Nella postazione internet ritrova i suoi amici speciali. Speciali per la loro speciale essenza di elettricità e segnali sonori imbrigliati in silicio e ricoperti da involucro corazzato. A volte mangia davanti allo schermo e spesso si addormenta piegato sulla sedia . Al risveglio la sua madrugada di lavoro, la sua giornata nera. E di nuovo i suoi amici con nomi improbabili. Lui no. Anche nel mondo parallelo  dalla rete è Alejandro. Semplicemente. Ma non quello che sta tornando larva filamentosa. Il vecchio Alejandro, tanto brillante da attirare sovente le donne della chat. Chiacchierare con loro è per Alejandro un sollievo, un tornare ad essere completamente uomo, un prolungamento verso un passato glorioso. A volte si commuove, piange davanti a parole scritte su sfondi luminosi e colorati. Vede tante facce grandi come il suo pollice e ne immagina il resto del corpo. Ma non si fida della sua immaginazione. Si ripete che sono tutte sciocchezze. Si sente una specie di cyborg, un Nexus, costruito da una dickiana Tyrrel Corporation, qualcosa di artificiale, di non naturale. Un individuo dai sentimenti umani non in grado di esprimerli e realizzarli appieno. E’ come se avesse dei pezzi mancanti, sostituiti da strutture in leghe di metalli, surrogati dei suoi arti, dei suoi nervi , dei suoi muscoli.

Il giorno che partì dal Perù si sentiva il petto gonfio di emozione, orgoglioso per la sua scelta audace. Un coraggio sicuro lo innalzava alla riscossa di una situazione precaria, alla ricerca avventurosa di un futuro migliore. Niente era migliorato ma tutto era decisamente peggiorato.

4.

A volte mi sembra di lasciarmi morire…

Ma no, cosa dici? Devi reagire.

Non è facile…

Lo so.

Allora cosa dovrei fare?

Ma cosa ti preoccupa? Che sei solo e lontano da casa?

Anche.

E poi?

Non mi sento apprezzato. Non mi piace quello che faccio.

Fai qualcosa d’ altro.

Bambola, tu non sei extracomunitario, per questo lo dici.

In fondo tu non sei come tutti gli altri.

Si, sono molto più sfortunato.

Forse, ma almeno non sei il solito maschilista che pensa solo a portarsi una donna a letto.

Nessuno vorrebbe venire a letto con me, Bambola. Io sono peruano. Y me siento peor que un perro…

Cosa vuol dire?

Niente, ma finalmente capisco cosa significa razzismo.

A volte sei anche profondo, sai?

Grazie corazon.

Tu sei sposata?

Non più.

Me dispiace.

Il mio ex era un bastardo, mi ha preso in giro.

Ti ha ingannato?

Sì.

Con un’altra donna?

No, non mi ha tradito. Mi ha mentito.

Forse non ne vuoi parlare.

No, guarda, ormai l’ho superata. Ma non è stato facile.

Da quanto siete separati?

Da sei mesi.

Ti sei ripresa in fretta.

Si, ma non è stato facile, ancora oggi mi metto nel letto certe sere e mi viene una rabbia a pensarci. Ma ormai è superata.

Trova un altro marito, sei molto bella.

Grazie, ma non è così semplice trovare l’uomo giusto e io non sono più giovane, ho 47 anni.

Ma non importa l’età.

Anch’io pensavo così ma non è vero. Conta, conta. Poi tutti quelli che ti giudicano e ti dicono cosa devi fare e cosa non devi fare.

Vivi in una città piccola?

No, grande, ma è lo stesso, guarda. Poi gli uomini sono tutti uguali, tutti bugiardi. Non so perché siete così voi uomini, non vi capisco. Ci sono tante cose belle e voi le rovinate.

Non so Bambola.

Guarda, sai cosa  ha fatto mio marito?

Dimmelo.

Mi ha telefonato per sapere se volevo tornare da lui.

E tu vuoi ?

No, assolutamente, no. Io l’ho superata e lui, al massimo, che si è pentito. Io sto benone.

E’ tardi Bambola, forse devi andare a dormire. Domani lavori?

Sì, domani vado a scuola ma non ho sonno.

Ok.

Lavoro con i disabili, sai ? Facciamo musico-terapia e li sosteniamo a scuola.

Interessante, devi essere molto buona.

Troppo buona. Ma il mio ex, può scordarsi che io ritorni. Quel bugiardo, sai cosa mi ha detto?

Cosa?

Prima di sposarci mi ha detto che voleva dei bambini, poi non li voleva più e sapeva che io desideravo un bambino.

Capisco. Non è stato corretto.

Per niente. Capisci?

Sì.

Mi ha preso in giro e io a credergli. Ma voi uomini siete tutti uguali: pensate solo al sesso e mai alle responsabilità, non le volete.

A me piacerebbe avere più responsabilità ma non posso mantenere un bambino con il mio lavoro.

Sì però puoi stare in internet. Vabbè guarda, lasciamo perdere.

Bambola… Sono in un cyber cafè di uno del Marocco che sta aperto tutta la notte. Non ho un computer.

Scusa Ale, non volevo prendermela con te. Tu sei abbastanza diverso.

5.

Alejandro è una brava persona, certo. La sua scelta di andare in Italia e la situazione in cui si è trovato hanno spesso messo a dura prova la sua integrità ma lui è rimasto saldo sui propri principi. L’onestà è sempre stata il suo forte, anche quando studiava per intraprendere una brillante carriera come avvocato. La sua vocazione lo portava a proteggere i più deboli, i più poveri. Un po’ come lui adesso. Sono le forze fisiche che gli mancano, per giunta. Passare tante ore davanti allo schermo del computer gli rovina il collo e le spalle, poi va a scaricare casse di pesce e altre merci. Senza un attimo per rilassare i nervi e pensare lucidamente. Sballottato continuamente tra una realtà di fatica ed una virtualità ingorda di illusioni. Una sera, nel cyber café, accanto a lui, si siede una giovane dai tratti sudamericani. Maria è una ragazza sorridente, lavora come colf per una famiglia borghese ed è anche lei peruviana. Anche lei ogni sera si connette ma le sue intenzioni sono decisamente più spudorate rispetto a quelle di Alejandro. Il suo scopo è quello di trovare un marito italiano, possibilmente ricco, non importa se bello o brutto. Non include la possibilità di amarlo. Una volta che si sarà sistemata potrà avere tutti gli amanti che vuole. In Perù la gente la trattava come una puttana perché sua madre era stata costretta a prostituirsi per far sopravvivere lei e le sue tre sorelle. Maria non aveva nessuna intenzione di continuare una vita che l’avrebbe sicuramente portata a vendersi sulla strada come unica soluzione, un destino già segnato. Il primo turista rimbambito che aveva trovato se l’era portato a letto e l’aveva fatto impazzire di piacere. Quello non credeva ai suoi occhi , riuscire a stare con una donna, privo com’era delle qualità che di solito attraggono il sesso femminile. Maria l’aveva lavorato per bene fino a farsi sposare e partire insieme per la terra promessa dalla quale proveniva il suo salvatore. L’Italia, appunto. Maria racconta di come non è vero niente che gli italiani sono tutti belli e ricchi. Scoprì in fretta che il marito lavorava in una fabbrica come operaio specializzato e abitava in un appartamento di terz’ordine nella periferia estrema di Torino. Una vita ancora fatta di privazioni. L’impatto con una città nordica, fredda e uggiosa , la totale assenza di sentimenti per il marito , l’avevano fatta decidere per una fuga definitiva. Divertente per lei, dolorosa per l’uomo che ormai vedeva realizzati i suoi peggiori incubi. Le avevano parlato del sud Italia come di un luogo caldo e accogliente, popolato da persone allegre e aperte, un po’ come i peruviani. In effetti a Napoli era stata bene ma non appena ottenuto il divorzio si era fidanzata con un ragazzo di Roma ed era partita per la capitale. L’aveva conosciuto tramite internet, in una chat finalizzata ad incontri sentimentali. Alla stazione di Roma Termini le venne incontro questo tipo peloso e grasso, dimostrava una quarantina d’anni nonostante non ne avesse nemmeno trenta. Era ampiamente stempiato. Completava la sua immagine da anti-bello con abiti neri effigiati da immagini truculente di band molto metalliche. Diceva di essere un chitarrista e di suonare in un gruppo che spaccava sul serio. Maria rimase titubante fino a quando lui non la invitò ad entrare nella sua casa nel pieno centro storico della città. Ne rimase incantata. Alejandro ascolta la storia che Maria racconta con un crescente disgusto misto ad una crescente curiosità. Il nuovo compagno di Maria era un biologo e di giorno lavorava in un centro di ricerca mentre la sera suonava quella musica infernale con alcuni amici. Anch’essi piuttosto sfigati agli occhi della ragazza peruviana. Lei faceva la brava femmina e si occupava della casa. Saziava gli appetiti sessuali, per fortuna non eccessivi , del suo uomo e fingeva un vivo interesse per l’arte musicale dei suoi amici. In realtà quella situazione la infastidiva perché frenava i suoi scopi. Cercò di aumentare l’interesse nei suoi soli confronti. In fondo quel mostro possedeva un ottimo lavoro, sicuro, e  una magnifica casa in una città stupenda. I suoi tentativi si spinsero fino a soddisfare ogni più perverso desiderio del suo compagno. Aveva capito il perché di una sua relativa indifferenza nei confronti del sesso tradizionale. Lui preferiva strade alternative e sembrava che avesse trovato chi fosse disposta a fargliele percorrere. In effetti le turbe mentali del biologo di Maria si manifestarono più chiaramente quando conobbe la sua famiglia. In realtà era una famiglia del nord che possedeva diverse abitazioni qua e là per l’Italia. Il giovane rampollo , figlio unico, amava la capitale e la madre gli aveva concesso l’usufrutto della bella dimora romana purché avesse trovato un buon lavoro e possibilmente, in tempi brevi, anche una fidanzata. L’orrore si dipinse negli occhi della matriarca nel trovarsi di fronte alla ragazza:  piccolina, con la pelle olivastra e i capelli corvini. Maria la guardava intimorita, in attesa di essere cacciata su due piedi da quella donna che tratteneva a stento una rabbia immensa. Poi d’un tratto la rabbia sbollì, forse in quella terribile occhiata che lei lanciò al marito, rimasto in silenzio e completamente succube in un angolo della scena. Tutta colpa tua , pareva dire quella occhiata.  Il volto della donna tornò all’improvviso serio e  sicuro di sé, prese sotto braccio il figlio e lo trascinò con eleganza e inflessibilità in un’altra stanza, chiudendosi la porta alle spalle. Maria rimase in attesa, insieme al padre del suo compagno che la guardava con aria benevola ma senza proferire verbo. Era evidente che in quella casa lei non sarebbe mai stata accettata. Cominciò a riconnettersi in internet per pescare nella rete un nuovo pesce da friggere. Lo trovò a Genova. Un ragazzo dalle foto splendide e patinate, diceva di essere un attore di cinema. Forse Maria era stanca di uomini che la ripugnavano fisicamente e si lasciò abbindolare dal seducente genovese che, alla stazione di Porta Principe, si mostrò per quello che era in realtà. Un muratore sporco di calce, magro come un chiodo con il ventre gonfio di birra. Maria aveva passato una notte sola a casa di quel individuo. Non si era concessa ed il giorno dopo stava già cercando un lavoro per affittare una stanza da qualche parte prima di ricominciare la sua ricerca. Nella casa in cui lavora ora si trova bene. La pagano bene e sono contenti se parla con i bambini in spagnolo. Lei infarcisce di bestemmie impronunciabili le frasi che rivolge ai piccoli. Lo fa per divertimento. In fondo non ha mai perso la gioia di vivere. Ha un appartamentino carino che condivide con una ragazza nigeriana. Tutte le sere cerca la persona giusta. L’uomo giusto per conseguire finalmente il suo obbiettivo. Adesso è più esperta e ci pensa bene prima di lasciare quel poco che ha ma in internet è pieno di questa gente sola , soprattutto tra gli uomini che non hanno molta esperienza pratica in fatto di donne.

– E tu perché vieni qui? – Chiede Maria ad Alejandro. – Anche tu vuoi trovare una bella gallinella da spennare eh? –

Alejandro la guarda incredulo.  – No, veramente no . Non potrei mai fare una cosa del genere. –

– Che c’è di male? –  Chiede ancora lei.

Alejandro rimane allibito, non sa come rispondere all’insensatezza della domanda. Il silenzio è di nuovo spezzato dalla voce squillante di Maria.

– Non vorrai farne una questione morale, vero? –

La ragazza comincia a ridere come una pazza. Alejandro non capisce. – E’ così, vero? – Continua lei. – Tu sei uno stupido. Ma cosa pensi? Che qualcuno arrivi da chissà dove per aiutarti ? Pensi che questo paese, un giorno, diventi il Perù? –

– No, non è questo che penso. – Dice Alejandro dopo essersi scosso.

– Ah no? – Lo incalza Maria. – Allora sei contento del lavoro che fai? Sei contento che nessuno ti consideri? Sei tu che devi diventare italiano, allora, forse, le cose cambieranno. –

6.

Le casse di pesce sono pesanti e puzzano. Il sangue del pesce s’infila in ogni piega del tuo corpo e non ti abbandona mai con il suo olezzo impossibile da levare. Rimane nelle narici. Alejandro è abituato al tanfo ma la gente per strada non lo è altrettanto. Lo schiva, appena entrati in collisione con il suo aroma poco invidiabile. Anche il marocchino che gestisce il cyber cafè ha fatto notare ad Alejandro che alcune persone si lamentano, deve lavarsi meglio. Alejandro ha deciso che per un po’ non avrebbe più frequentato il locale. Se ne sta tutto il giorno a casa a leggere libri di letteratura italiana. Vuole imparare meglio la lingua. Ha ancora le capacità di apprendimento di un tempo. In più, una nuova rabbia, ora, lo fa bruciare d’energia. E’ stufo, stufo marcio. Proprio come l’odore che si porta appresso. Ma non ne ha ancora abbastanza della vita. Non vuole darla vinta a nessuno. Nessuno gli ha mai dato una mano, nemmeno in passato. Lui una volta ce l’ha fatta, perché non può farcela anche una seconda volta? Certo che può, si dice. Passa le ore immerso nella vasca da bagno caldissima. Tra i vapori legge la storia di questo paese che lo ospita. E’ davvero interessato. La letteratura lo ha sempre affascinato e attraverso le storie di alcuni bravi narratori sta imparando molte cose sugli italiani. Gli piacciono  Pavese, Soldati, poi ce n’è un altro, Flaiano. Ha comprato i libri in una bancarella di volumi usati. Ha letto Landolfi e gli è piaciuto molto, come Gadda, anche se li ha trovati un poco difficili per le sue capacità di comprensione. Gli piacciono di più questi autori di quelli contemporanei, gli sembra scrivano meglio e usino più vocaboli interessanti. Alejandro impara velocemente nuove parole. Legge ad alta voce per pronunciare meglio. Ha comprato persino alcuni testi di legge, il Codice Civile e quello Penale. Non ha però intenzione di iscriversi all’università e ripercorrere la carriera abbandonata. Non avrebbe le stesse motivazioni a lottare per persone che non sono come lui. E poi chi vorrebbe un avvocato peruviano che lo difenda? Il fisico di Alejandro risponde bene al cambiamento di abitudini. Non più curvo davanti al computer si sente più sciolto. Il suo cervello si mantiene attivo e riposa meglio nelle ore di sonno. Alejandro giurerebbe persino d’aver sognato, la notte passata. Un bel sogno, dove gli avevano fatto visita persone che aveva conosciuto nella sua infanzia, misera ma felice. Aveva visto sua nonna con la lunga treccia grigia raccolta dietro la nuca. Stava seduta sulla sedia accanto alla finestra, nella casa dov’era cresciuto. Gli diceva che era contenta di lui, che era un bravo bambino e che mai doveva deludere i suoi genitori che avevano fatto tanti sacrifici. Lui le sorrideva in preda ad una grande emozione. Poi i ricordi del sogno si facevano più confusi. La mattina si è levato prima del sorgere del sole e, con una serenità inconsueta, è andato al porto.

Adesso è nell’ufficio del suo capo. Con una dialettica fluente spiega i motivi del suo licenziamento. Non vuole più lavorare in quel posto che opprime la sua nuova e ritrovata dinamicità. Il suo capo lo guarda e lo ascolta a metà tra lo sbalordito e il comprensivo. Dice che va bene, che non ha mai dovuto lamentarsi di lui. Dice che avrà tutto quello che gli spetta, più un piccolo extra che spera possa aiutarlo nei suoi progetti futuri. Quando Alejandro imbocca la strada che lo riporta verso il centro è soddisfatto, contento di sé. Sente una nuova fiducia nei proprio mezzi. Il suo capo si è comportato con molta umanità , più di quanto si aspettasse. Alejandro ha una profonda consapevolezza , una consapevolezza che gli aveva inculcato proprio la sua cara abuelita prima che lasciasse questo mondo solo per tornarvi nel profondo dei sogni.

– Alejandro, – gli aveva detto più di una volta,  – se fai tutto quello che devi fare nel modo migliore che ti è possibile avrai sempre la possibilità di realizzare i tuoi desideri. –

E’ vero, si dice adesso Alejandro. Il caffè del marocchino si trova davanti a lui. Alejandro fissa per qualche istante la porta. Nella vetrina scorge la sua immagine diafana. Ha un bell’aspetto. E’ pulito, profumato, questa volta non ha avuto modo di contaminarsi con la puzza di pesce e liquami del porto. Entra con la testa alta. Il marocchino lo guarda e per un attimo non lo riconosce, poi lo saluta con un sorriso.

– Vuoi una postazione internet, peruviano? – Gli chiede.

– Si, grazie. – Risponde Alejandro.

Davanti allo schermo le sue dita non digitano sulla striscia del browser l’indirizzo di una chat. Nel motore di ricerca che si affaccia alla finestra digita il nome di alcuni scrittori che ha letto. Con calma comincia a leggerne di più su loro conto. Vuole capire meglio chi siano quei compagni di tante serate, di tante meravigliose storie che l’hanno aiutato a ritrovare se stesso.

Il giorno dopo, di buon’ora, Alejandro è di nuovo davanti allo schermo, la schiena dritta, lo sguardo attento. Digita l’indirizzo di un sito dove si trovano annunci di lavoro.

7.

Nella stanza d’attesa, seduti accanto ad Alejandro ci sono altri quattro giovani italiani.

Si apre una porta , un uomo s’affaccia e chiama il prossimo candidato. Poi viene il turno di Alejandro.

Fuori, gruppi di ragazzi procedono compatti scherzando e ridendo tra loro. Qualche coppia passeggia innamorata. I motorini strombazzano e sfrecciano dove le auto non possono andare.

Nell’aria si sente il profumo del mare.

© 2015

 

 

 

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