A CENA CON LA IENA

cenadallaiena

E’ una di quelle cose che fa bene al fisico e alla mente. Per qualcuno è lo yoga, per altri andare a ballare, per qualcuno lo yogurt, per altri ancora vincere al gioco o essere invidiato, per qualcuno è andare a fare la spesa al centro commerciale, con tutta la famiglia, il sabato pomeriggio, per altri essere temuto, avere la Lamborghini in garage, avere il pomeriggio libero, fare un giro in bici, bere un cappuccino, cagare durante l’orario di lavoro, comprare la seconda casa al mare, imparare ad andare a vela, non cadere dalle scale quando viene il giorno di ritirare la pensione alle poste.

La Iena ama  buttare la palla in fondo alla porta, metterla dietro al portiere gonfiando la rete di potenza o  facendo sfilare la palla, con precisione, dove nessuno può arrivare a negarti il gol.

Da ragazzino era un diavolo di attaccante. Tutti credevano in lui.
Una carriera stroncata dagli infortuni.
E più nessuno a sostenerlo. Il gorgo dei campionati amatoriali, con tutti quegli animali veri.

La Iena è capocannoniere uscente e sta meditando di ritirarsi.

Il ginocchio continua a dargli fastidio e non riesce ad allenarsi bene. Con il lavoro non ha abbastanza tempo per fare tutto come si deve.

La Iena sogna ancora di giocare la partita perfetta, quella in cui segna una tripletta spettacolare e alla fine si volta verso il pubblico che lo osanna e la vede là, con gli occhi solo per lui.

La Iena ha un soprannome aggressivo e un cuore romantico.

E’ così che ha sempre immaginato l’incontro con la donna della sua vita.

In campo si sente un guerriero, si sente sicuro di sé e  perfino bello. Fuori dal campo si sente solo il ragazzo che ha perso la sua occasione.

Chissà dove sono le fighette di un tempo, se hanno davvero dimenticato il mitico Iena. Lui continua ad aspettarle dal campo e le ricorda tutte. Sempre, con entusiasmo, a fine partita, guarda gli spalti e spera.

Ultimamente, però, la Iena sembra triste. Da quando ha fatto sapere agli amici che forse si ritirerà, smetterà di giocare e segnare.
In pochi capiscono che dentro di lui, con la fine del gioco, finiscono anche le attese e le aspettative. Finisce definitivamente il sogno di bambino.
Insieme alle scarpe la Iena appende al chiodo anche la speranza.

Non lo dà a vedere, forse nemmeno lui comprende appieno quello che sta succedendo.

Il cuore della Iena è docile e generoso e qualcuno lo sa eccome.

Quei pochi, lo sanno.

Non scherziamo, la Iena non si tocca.

Dai, ragazzi, è la Iena, se la Iena sta giù, allora bisogna tirarla su. E me ne fotto se hai da fare. Si va e basta.

Mech e Frank sono già in macchina, diretti verso casa della Iena.
Il telefono di Frank squilla. Mech guida senza fretta. Vedendo l’amico rispondere abbassa un poco l’autoradio.
A Frank piace usare il viva voce, così anche Mech può sentire chi parla dall’altra parte della linea invisibile.

– Ciao. Ti disturbo? – E’ una donna.

– No, figurati. – Dice Frank.

– Hai visto il mio oroscopo? Avevi ragione quando mi hai detto quelle cose. – Dice lei, senza preamboli.

– Fidati di me. – Dice Frank con il fare di chi sa.

– D’ora in poi mi fiderò. – Dice lei.

Mech sorride. Ingenua, vorrebbe dire. Ma sta zitto e continua a guidare.

– Allora spero che ci vedremo presto. –  Dice lei.

– Certo. Chiamami. Oppure ti chiamo io. – Dice Frank.

– Chiamami tu. –  Dice lei. E ride.

– Ok. – Dice Frank. E ride.

Mech sghignazza mentre l’amico interrompe la comunicazione.

– Telefonale eh?

– La chiamerò. E’ lei che lo vuole no?

– Lo vuole, lo vuole. –  Dice Mech. E ride.

Il telefono squilla di nuovo. Viva voce di donna :

– Tu sei Frank ?

– Sì, chi è ?

– Non mi conosci ma io ho visto un tuo lavoro.

– Ah si? Ti è piaciuto?

– Molto. –  Dice lei con passione.

– Grazie.

– Ci sarai sabato a teatro?

– Credo di si.

– Allora spero di vederti lì, adesso devo andare.

– Ok, ma dimmi almeno come ti chiami.

– Carla.

– Sarà un piacere conoscerti meglio, Carla.

– Anche per me. Scusa se adesso devo andare.

– Non ti preoccupare, ci vediamo a teatro. Mi trovi tu?

– Ti trovo io, non ti preoccupare. Ciao. Un bacio.

– Ciao bella.

Mech ride. Si volta verso Frank.

– Un bacio. – Dice.

– Già. – Dice Frank un po’ imbarazzato.

– Nemmeno la conosci, però… Un bacio. – Dice Mech. E ride.

– Sai quella mia amica del Toro?

– No. Quale? Cos’è una ultras granata?

– Ma sì, Sabrina. E no, non mi riferisco al calcio. – Frank è fissato con i segni zodiacali. Con ogni donna che conosce deve provare a indovinare il segno, quasi sempre azzecca ma se quelle  rivelano il segreto in anticipo lui s’incazza di brutto.

– Ah, Sabrina, ok. E’ del Toro?

– Sì. Mi fa impazzire. Con quelle del Toro o ci sto benissimo o malissimo.

– Anche tu, però, sei tremendo.

– Credo proprio che non la vedrò più. E’ una storia troppo complicata.

Suona il cellulare di Frank. Risponde. E’ Sabrina. Toglie il viva voce.

– Ciao. Si. No. Non credo proprio. Chi era quello dell’altra sera? Ah si? Non ci credo. NO! NON MI RACCONTARE CAZZATE! NOO! Hai CAPITO!? EH?! Cosa? Ah. Domani? Va bene. – Frank sembra un po’ scosso mentre appoggia il cellulare sul cruscotto della macchina di Mech.

– Era Sabrina?

– Sì, ci vediamo domani.

– Capisco. – Mech non riesce a togliersi il sorriso dalle labbra. Il telefono suona ancora. Adesso Frank rinuncia al viva voce.

– Chi è ? Si, sono io. Ah, CIAAOOO! Come stai? Pensavo proprio a te. E’ incredibile questa casualità. Si, secondo me è il destino. Certo che ci credo…tu? Sabato? OK. Ciao bella.

Mech ride.

– Era Martina, l’ho conosciuta a una proiezione.

Il telefono suona ancora. Ormai l’orario di lavoro è passato e tutte queste donne, tornando dall’ufficio, devono passare il tempo. Così chiamano Frank .

– Ho letto la tua e-mail. Bella foto! Grazie… Certo che ci sono…

Finalmente i due amici si infilano, con l’auto, nella strada dove abita la Iena.

– Qual è la casa della Iena? – Domanda Mech.

– Non mi ricordo bene, in questa casa nuova ci sono stato solo un paio di volte, in condizioni non ottimali. Scendiamo.

Una volta fuori dall’abitacolo dell’auto i dubbi non svaniscono.

– Forse è quella. – Dice Mech.

– A me sembra che sia quell’altra. – Dice Frank.

– Andiamo a vedere.

I due si avvicinano a una casa con un cancello simile a quello delle case accanto. Tra le sbarre appare la figura di un grande cane bianco. Il pastore maremmano osserva, in serioso silenzio, i due amici che si avvicinano al suo territorio.

– Ha un cane la Iena ? – Chiede Mech.

– Non so. Mi sembra che abbia preso un cucciolo da poco. Forse.

– E’ cresciuto per essere un cucciolo, questo qui. – Mech osserva lo sguardo truce del maremmano e non sembra convinto che sia la casa giusta. Si guarda intorno.

– Ciao bello. – Dice Frank al cane.

Il maremmano non cambia espressione. Davanti all’uomo che si avvicina drizza la coda.

– Sembra sul chi va là. – Fa notare Mech.

– Ma no, è bravo lui. – Frank allunga una mano per accarezzarlo e fa appena in tempo a ritrarre il braccio prima che il grosso cane bianco lo afferri  con i lunghi denti e serri la presa. Un ringhio sordo, uno scatto di mascelle e una manica strappata.

– Cazzo! – Dice Mech.

– C’è mancato un pelo. – Dice Frank osservando la manica lacerata.

– Sì, un pelo di cazzo di cane. Ma sei scemo? – Chiede Mech all’amico. – Andiamo via. La casa deve essere quella, guarda. –

– Si. Mi pare… –  Dice Frank con il braccio a mezza altezza e la maglia sbrindellata.

Finalmente leggono il nome della Iena sull’etichetta del citofono. Suonano.

– Era ora! Aspettiamo solo voi. – Dice il citofono.

A cena si parla di questo collega di Jova che è sempre più donna. Mech non l’ha riconosciuto quando è andato nel noto fast food dove lavorano Jova e il trans. Da un quarto d’ora sta cercando di spiegare a chi si riferisce.

– Quella tipa grassa che stava al tavolo con le altre due, quelle bionde. – Dice Mech.

– Ma quale? – A Jova non risulta.

– Ma sì, sarà quella nuova. Non l’abbiamo mai vista. – Interviene Frank.

– Ma no, quel giorno lì non c’era. Sono sicuro. – Si oppone Jova.

– Allora chi cazzo era?

– Ma era quella rumena? – Ipotizza Jova.

– No. Una tipa tonda, brutta. Ha parlato con le bionde di una festa per un bambino, sai? Quella che si è occupata di questa festa… Lo saprai. – Seguita Mech.

– Ma chi? Il trans?

– Davvero era il trans? Sembrava una donna, ti giuro. Una brutta donna, però non immaginavo fosse lui, non l’ho proprio riconosciuto. –  Ammette Mech.

– Si, chi non lo vede da un po’, in effetti, si confonde. – Jova spiega che ha cominciato a spararsi in corpo parecchi ormoni. – Si depila con il laser e tutto il resto. – A lui ha detto che si prostituisce ma Jova non se la beve. A meno che non si riduca a battere qualche vicolo malfamato , una puttana guadagna abbastanza da non dover lavorare in un noto fast food. – Anche se , comunque, il suo lavoro lo fa bene. – Conclude, pratico, Jova.

Quando Rob torna dalla stanza attigua, dove ha passato l’ultima mezz’ora al telefono con la sua donna, Jova confida a tutti che il titolare del noto fast food non vuole più che il trans lavori lì. Non giova all’immagine del locale che punta sulle famigliole felici e contente. Famiglie dove non ci sono fratelli che rubano i vestiti alle sorelle e i trucchi alle mamme.

Anche Rob si sente in dovere di dare un contributo alla discussione e, secondo lui, in fondo, non sarebbe nemmeno male se ci fosse un fast food tendente al trans. Ma forse già esiste qualcosa di simile.

– Certo che esiste già ! – Sostiene Mech. – Solo che non si tratta di trans-genere ma di trans-genico. Dove lavora Jova ce li hanno tutti e due. –

La Iena segue la discussione, fuma una sigaretta, con calma, coinvolto ma non del tutto. Sembra Clint Eastwood nel cavaliere pallido, stessi occhi di ghiaccio, solo più basso.

Frank guarda fuori dalla finestra il cane bianco del vicino che poco fa voleva asportargli un braccio. – Ma se lo licenziano cosa va a fare? – Chiede.

– Io gliel’ho detto di non andare via se non lo cacciano. Perché, se no, non trova niente. – Dice Jova.

– Dai, qualcosa può trovare. – Interviene Mech.

– Ma quale negozio o altro lo prenderebbe, un trans? – Ribadisce Jova.

– Magari un porno shop per trans. – Ipotizza Rob.

– Sì, quello sì. Infatti vuole andare a vivere in una città più grande. – Conferma Jova.

– Per mimetizzarsi meglio. – Dice Mech.

– Dove abita lo osteggiano? – Chiede Frank.

– Un po’ si eh. Ma… Come cazzo parli? Lo “osteggiano”? – Commenta Jova.

– Però per i trans ci sono delle porte chiuse ma anche delle porte aperte. Infatti dovrebbe provarci, secondo me, se gli va bene mette via qualche soldo e poi diventa lui il titolare di qualcosa, così, se vuole, assume solo trans. – L’ottimismo contorto di Rob.

– Ma figurati, secondo me non trova niente. –  Il pessimismo semplice di Jova.

– Ma poi chi se ne fotte di sto trans. – Il tempismo di Mech.

– Infatti. – Il coro.

– Riempi un po’ questo bicchiere per favore.

– Anche il mio.

– Anche il mio.

Iena mesce il vino.

– Ti immagini un tartarughino come quello lì a pancia in su, tutto ignudo col coso duro e qualcuno che glielo sbatte dentro. Magari s’aggrappa al manico, mentre l’altro agita gli arti corti nel vano tentativo di rigirarsi.

– Che schifo!

– In effetti è disgustoso.

– Ma al trans magari piace e pure a quelli che vanno a trans.

– Questo è certo.

– Che schifo comunque.

– Che poi ci sono trans che sembrano perfino delle belle fighe.

– Hai fatto il test  che ti mandano per posta elettronica?

– Quello dove devi capire se le foto sono di donne vere o hanno il sorpresone?

– Sì.

– L’ho fatto! Qualcuna l’ho sbagliata…

– Vedi?

– Chiediamo ad un esperto.

– Frank, che ne pensi?

– Ragazzi, le donne sono sacre, le donne sono… donne. Non confondiamo! Comunque avevo conosciuto questo trans che si era fatto operare da poco. – Attacca Frank.

– Era diventato una donna a tutti gli effetti? – Chiede la Iena.

– Beh , più o meno . A parte che era un donnone enorme, alto come me e con delle manone che quando ne ha allungata una per presentarsi quasi m’ha fatto paura… Poi era un tipo davvero contorto. Praticamente a lui piacevano le donne ma voleva anche essere una donna.

– Una lesbica?

– Qualcosa del genere. In più aveva anche un figlio concepito in Brasile durante una folle notte di carnevale. Quindi, ricapitolando, era un uomo a cui piacevano le donne ma voleva amarle da donna, così si era fatto operare ed ora è un trans.

– Dicono che i trans operati non sono apprezzati dagli estimatori del genere.

– Quale genere?

Più tardi Frank parla al telefono con una del Capricorno. Rob parla al telefono con la fidanzata. Jova manda un SMS alla moglie per dirle che non tarderà. Mech sceglie una nuova bottiglia di vino insieme alla Iena.

Tutti si siedono sui divani, vecchi ma accoglienti, potenti calamite per bambini troppo cresciuti. Solo Frank continua a parlare al telefono. Rob rolla una canna d’ erba. Jova ride mentre la Iena e Mech si prendono un po’ in giro. Finalmente anche Frank raggiunge gli amici.

– Allora? Hai finito di predire il futuro a quelle povere ragazze?

– Chissà perché nel loro futuro ci sei sempre tu.

– Già.

– Non sarà che traviserai i messaggi delle stelle?

Frank ride. – Andate affanculo!

– Iena, come va il lavoro ? – Chiede Rob.

– Mah. – Dice la Iena.

– Si lavora? – Chiede Jova.

– Lavorare si lavora…

All’improvviso tutti si zittiscono e pare che per un attimo la tristezza della Iena contagi l’intero gruppo.

Proprio la Iena se ne rende conto. Si guarda intorno e vede i suoi compagni di sempre.

Era tanto che non si riunivano, anche se tutti, in fondo, lo avrebbero voluto fare più spesso. Poi si rimanda, un giorno non può uno, un giorno un altro. Ora hanno lasciato i loro impegni per venire tutti, senza una ricorrenza speciale, senza un motivo apparente. Sono lì perché si vogliono bene e se uno di loro sta giù gli altri cercano di tirarlo su.

La Iena rischia di rovinare il piano e se ne accorge.

Alla fine che ragione ha per essere triste?

Il campionato amatoriale è una merda. Direbbe Frank.

C’è gente che non sa giocare a pallone… Approverebbe Jova.

Non si meritano un fine tecnico come lui. Confermerebbe Rob.

Chi se ne frega, si dice la Iena.

Una donna arriverà comunque, guarda Frank. Suggerirebbe Mech.

E la Iena guarda come se l’amico avesse pronunciato davvero quelle parole. Vede Frank con il suo panzone e le sue spalle strette che scopa come un riccio e non sa nemmeno lui come fa. Ride. Tutto è ok.

– Oh ragazzi… – Fa la Iena con un’aria furba e lo sguardo vispo dei tempi migliori.

– Che c’è ? –  Chiede Mech.

– Non v’ammorbate. Vi racconto del lavoro. M’è capitata una cosa strana.

– Ok. – Dice Jova e si sporge in avanti per seguire con attenzione.

Prevedendo una storiella divertente si comincia già a sorridere.

Ecco fatto. Di nuovo tutti allegri, sintonizzati. Rob riempie il suo bicchiere e quello di Mech che lo tende con pesantezza, sprofondato nel divano. Frank spegne il telefono e la Iena attacca.

– Il Vecchio, il proprietario della carrozzeria, se ne sta tutto il giorno a giocare a solitario sul computer. Si annoia sempre ma non fa mai un cazzo. Io stavo guardando dentro il cofano di questa potente auto sportiva. Una Lotus, la conosci Mech?

– No.

– Davvero? – Dice la Iena che già conosceva la risposta.

– Non capisco molto di macchine. Mi basta che mi portino da qui a dove devo andare.

– Non capisci un cazzo. – Dice Rob a Mech.

– Fottiti. – Dice Mech.

– Io la conosco. – Dice Jova.

– Costa un pacco di soldi. – Dice Frank.

– Comunque, sento il rumore di un motore che si avvicina. Alzo la testa e vedo una Micra sedici valvole nera che entra nell’autorimessa. Al volante c’è una tipa. Ha i capelli lunghi. Eh vai! Penso. Sapete, non ci sono molte donne che frequentano la carrozzeria.

– Immagino.

– Allora, tutto preso bene, vado incontro alla cliente. Sai, faccio un bel sorriso. Mi pulisco un po’ la tuta, puoi capire.

– Certo.

– La Micra si ferma e vedo subito una brutta ammaccatura sul davanti. La portiera si apre e io mi pettino velocemente con una mano. La ragazza fa per scendere e scompare dietro lo sportello aperto come se fosse caduta in un buco.

– Cosa?

– Sì. Non la vedo più. Non capisco. Poi la vedo spuntare da dietro la portiera, si gira di lato e dà una spinta allo sportello con tutte e due le mani. E’ una nana. Piccolissima. Capito?

– Fantastico. –  Dice Frank e ride visualizzando la scena.

– Sì, beh, che sfiga, cazzo! Per una volta che una tipa entra in carrozzeria, è una nanetta. Viene da me e mi dice che deve riparare l’ammaccatura. Sarà stata alta così, al ginocchio.

– Strano, no? – Dice Jova e se la ride.

– Però che sfiga… Comunque le dico di lasciare la macchina. Le dico che deve aver dato una bella botta, sai come si dice. Lei non è molto simpatica. Pure.

– Gliel’hai riparata la macchina? – Chiede Rob.

– Aspetta…

– Ma tu te la faresti una nana? – Chiede Mech ridendo.

La Iena ci pensa un attimo. – Magari si, ma quella no . Era parecchio brutta. Poi era pure antipatica.

– Davvero ti faresti una nana? – Chiede Frank.

La Iena ci pensa ancora.

– Comunque la storia non è finita. Quando la nana se ne va, il Vecchio esce dall’ufficio. Ancora quella Micra, mi fa. Sarà la sesta volta che la porta ad aggiustare in due mesi. Ci facciamo due risate perché la nana deve essere una pessima guidatrice, come tutte le donne…. Però, sai, donna nana…

– Già.

– Comunque, sono incuriosito e guardo dentro la macchina. Sul sedile del conducente c’era una pila di cuscini, saranno stati quattro o cinque, belli gonfi.

– E come arriva ai pedali? – Chiede Rob intuitivo.

– Niente pedali. I cuscini sono per vedere la strada, capito? La macchina aveva l’acceleratore e il freno che stavano sul volante e il cambio  automatico. Non avevo mai provato una guida come quella. Ho tolto i cuscini e mi sono seduto al volante. Ho acceso e sono partito convinto. Sul fondo della carrozzeria c’è un muretto, faccio per frenare ma la leva si è come inceppata e la macchina per di più ha continuato ad accelerare. Tiro il freno a mano e dò il giro. Mi sono stampato con il culo contro il muretto. Niente di grave, ma il bollo l’ho dovuto riparare gratis e in fretta, insieme all’altro, per non farmi scoprire. Il Vecchio ha detto che sono un idiota. Quando sono andato a sbattere ho bestemmiato tutti i cristi ma almeno abbiamo capito perché la nana fa sempre danni. Dopo un po’ il Vecchio si stacca dal suo solitario e torna da me. Iena, mi fa, ma tu te la faresti una nana? Io, mi fa, alla fine, sì.

Risate.

La Iena alza la testa, si guarda intorno. Un ultimo dribbling, solo per far capire all’avversario che lui può permettersi anche quello, parte il tiro e la rete si gonfia.

© 2015

 

 

 

 

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