Dentro e Fuori (IV parte)

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PANDIFIORE

Dopo aver marciato a passo spedito dietro la ragazza per più di tre ore, l’uomo comincia ad essere stanco. La città non sembra avere una fine, anche se la ragazza dice che la città è grande, che ci siamo quasi.

E’ un’eterna periferia. Strade e palazzi trascurati come le piazze e i giardini incolti. Sempre le solite, sparute ombre, aleggiano comparendo all’improvviso e scomparendo altrettanto repentinamente.

Dove vanno queste persone, e perché c’è così poca gente in giro? Domanda l’uomo sperando di rallentare il passo implacabile della giovane donna.

E che ne so io? Risponde lei.

Attraverso uno stretto passaggio tra gli edifici, i due giungono in una piazzetta circolare. Le case tutto intorno sono vecchi palazzi alti non più di quattro piani. Le facciate che guardano sulla piazza sono concave e semicircolari. Al centro del cerchio tra i palazzi c’è un giardinetto, quattro alberi sono disposti ai lati e circondati da aiuole triangolari. Si può accedere al centro del giardino attraverso due sentieri di pietra. La donna precede l’uomo lungo uno di questi. Oltre le aiuole ci sono quattro panchine e proprio nel mezzo, una statua. La statua raffigura un uomo di mezza età, ha i capelli radi e i baffi, è vestito con abiti eleganti ma senza cravatta, distende la mano in avanti come per porgere qualcosa. Forse per ricevere qualcosa, l’uomo è indeciso.

Chi rappresenta questa statua? Chiede alla donna.

Ci fermiamo qui a riposare. Risponde lei.

Fantastico. Non vedevo l’ora. Dice l’uomo.

La donna si siede su una panchina, apre le falde del cappotto quel tanto che basta per estrarre una borsa di tela.

Mangiamo qualcosa. Dice.

L’uomo osserva la donna dividere in due la pagnotta tonda contenuta nella borsa. Sembra un pane compatto ma morbido, fatto con una farina scura, forse integrale o forse ricavata da semi diversi.

E’ pane ? Chiede l’uomo, rendendosi subito conto di aver raggiunto il massimo livello di imbecillità. L’incontro con la donna lo ha talmente colmato a livello emotivo che si sente tornato a uno stato mentale infantile, per compensare, uno stato in cui si ha bisogno di conferme su tutto.

Non essere ridicolo. Risponde la donna.

Scusa. Risponde lui, imbarazzato. Da quando ha incontrato questa ragazza si sente sempre imbarazzato e ignorante, profondamente ignorante. E’ solo una ragazza e lui è un uomo maturo, non dovrebbe sentire questo senso di inferiorità. Eppure è così. L’uomo non sa più darsi spiegazioni su molte cose e l’improvvisa timidezza è una di queste. Afferra il pane che la donna gli porge insieme a una fetta  di quello che sembra formaggio. Cerca di mantenere un certo contegno mentre ringrazia la fanciulla e annusa il formaggio.

Questo non è formaggio. Pensa dicendo.

Non ti ho detto che è formaggio. Dice la donna quasi infastidita dai continui, inutili, squittii dell’uomo.

Già… Concorda l’uomo. Cos’è allora? Profuma di… Fiori.

E’ fatto con piante e anche fiori. Rivela lei.

Che buono. Dice l’uomo masticando un pezzetto d’assaggio e scoprendo un gusto sorprendente e sconosciuto. Non avevo mai assaggiato niente di simile.

Anche il pane ha un gusto particolare, intenso. L’uomo sorvola su altre domande per evitare di rendersi ancora più ridicolo e si gusta il pasto osservando il luogo in cui si trova. Di fronte a lui la donna mangia tranquillamente, gli occhiali scuri a celarne lo sguardo. La panchina è comoda, gli alberi e le aiuole creano un ambiente naturale molto piacevole. L’uomo nota come il piccolo parco non abbia un aspetto degradato, a differenza di tutto il resto. La statua è pulita e non ci sono segni del tempo nemmeno lungo le pietre di accesso e di uscita al giardino. L’uomo osserva la statua e la sua curiosità non si placa. Raccoglie il coraggio e l’orgoglio rimasto e dice: non mi hai risposto, prima. A proposito della statua, voglio dire. E’ un segreto?

La ragazza sorride sotto gli occhialoni da sole. Quello è solo un uomo. Non lo riconosci? Domanda a sua volta.

No. Risponde l’uomo.

Un po’ ti assomiglia, non credi? Dice la donna.

No, per niente. Commenta l’uomo incredulo e offeso. Non sono così pelato, io. E non porto nemmeno i baffi, non li ho mai portati. Mi stai prendendo in giro. Come hai fatto dal primo momento…

Può darsi. Dice lei senza scomporsi. E ora dormi. Conclude con un tono perentorio.

L’uomo continua a sentirsi un bambino di fronte alla sua giovane compagna e la cosa lo innervosisce. Non ha ancora voglia di dormire, anche se si sente molto stanco.

No. Dice con un filo di voce, una voce da bambino.

Dormi, ho detto. Sente pronunciare ancora una volta, poco prima di addormentarsi.

RISVEGLIO

L’uomo si sveglia riposato, nonostante la panchina di ferro abbia fatto da giaciglio.

Apre gli occhi lentamente, godendosi gli ultimi languori.

Intorno a lui c’è un bosco. L’uomo si mette a sedere con uno scatto. Con le mani tasta il terreno, una stuoia di tela spessa, un tappeto sopra il quale si trova disteso ma che non ricorda di aver mai visto prima. Ai lati del tappeto alcune foglie, oltre il bordo la terra scura. L’uomo può sentire l’odore forte della terra e del legno degli alberi. Il suono del torrente, lo scroscio sordo di una cascata. L’uomo volta la testa in direzione del suono e vede la donna a dieci metri da lui. E’ nuda. Siede tranquilla e pudica, le ginocchia alzate e le gambe incrociate all’altezza dei polpacci, anche le braccia incrociate al centro del ventre a coprire il seno e il pube, leggermente rannicchiata in avanti. Porta le trecce castano scuro ai lati del collo. Sono strette da due legacci grezzi di cuoio. Il resto della chioma è raccolta da una terzo cordino , intrecciato anch’ esso col cuoio grezzo, che le adorna la fronte. Lo sguardo della donna è perso , come se stesse pensando a un amore perduto o a un passato lontano, come se stesse ascoltando, rapita, della splendida musica. L’uomo può osservare la luce che le impallidisce il volto, le spalle e le gambe. Dietro la donna c’è il rottame arrugginito di un furgone, una porta senza vetro al finestrino, perfettamente verticale, sostenuta da una parte di cofano a fare da piedistallo. La donna siede accanto a un cespuglio di felce, al centro di una piccola radura, sul limitare del pendio retrostante.

L’uomo alza il capo verso gli intensi scrosci d’acqua che sente ma che non è ancora riuscito a individuare. Un’irta collina di terra e roccia s’inerpica dritta come una piramide e il suono della cascata arriva dal suo interno. Nel punto più verticale della parete di roccia l’uomo intravede una cavità e, oltre quella, scorge il bianco spumare dell’acqua che si scontra con la pietra prima di precipitare. L’uomo segue l’ipotetico percorso dell’acqua e , in basso, vede una grotta, nascosta dal muschio e dalle piante acquatiche. Dentro la grotta c’è una pozza. Dalla pozza sgorga il torrente. L’uomo rimane perplesso. L’acqua della pozza è quasi immobile, nonostante una cascata cada a picco su di essa. Il torrente nasce come un placido rivolo erboso e s’incanala in forma serpentina tra due sponde di terra compatta. E’ qualcosa che sfida la fisica per come la conosce l’uomo. Si alza per avvicinarsi al torrente e vedere meglio quello che gli sembra un prodigio.

Ti sei svegliato. Sente dire dalla donna. Ma l’uomo è inesorabilmente attratto dal miracolo naturale che gli ha fatto addirittura dimenticare che, a pochi passi da lui, c’è una donna completamente nuda. Non si volta e raggiunge il torrente. Stima non sia più largo di un metro e mezzo, a circa cento metri della grotta. Risale il corso d’acqua che si restringe ulteriormente fino a una ventina di metri dalla grotta. Da quel punto alla grotta la pozza d’acqua e la terra si miscelano perfettamente a creare una  palude dall’acqua limpida e dall’erba brillante. L’uomo si ferma sul limitare del terreno sospeso sull’acqua e osserva dove l’acqua è solo acqua , a un passo dal limitare della grotta e nel suo interno oscuro. La cascata non precipita al centro della pozza, ora riesce a capire meglio come l’acqua sgoccioli ai lati della grotta, come se ci fosse un tappo, al fondo della cavità verticale, nella roccia.

Sì, più o meno è così. Dice la donna, che si trova accanto a lui.

L’uomo fa un salto dallo spavento.

Mi hai fatto venire un infarto. Dice. Sei molto dispettosa… Oltre che… Molto nuda.

Sono contenta che tu abbia notato che non indosso più quegli orribili abiti ammuffiti. Risponde la donna, per la prima volta sorridendo sinceramente.

E’ così che funziona, quindi… Prosegue l’uomo tornando sui propri pensieri. L’acqua… Ehi Aspetta… Come fai a sapere quello che stavo pensando?

Lo so e basta. No? Risponde lei scherzosamente.

Non mi sembra tanto normale… Dice l’uomo, ed è esattamente quello che pensa. Tanto non servirebbe a nulla camuffare i pensieri.

Infatti. Dice la ragazza nuda. Ma tu non sei il tipo di uomo che dice cose che non pensa. Giusto?

Di solito è così.

Lo so.

Come siamo arrivati qui?

Attraverso la porta. La donna indica lo sportello arrugginito di quello che un’infinità di tempo prima era un furgone.

Certo, che stupido a non pensarci subito… No. Davvero. Dov’è la città? Come hai fatto a portarmi così lontano dagli edifici?

Te l’ho già detto. Non essere insistente. Hai visto la cascata?

Sì, l’ho vista. Molto bella. Posso almeno sapere dove ci troviamo?

Siamo fuori dalla città, questo è un altro posto… E’ una specie di… Sala d’attesa.

Cosa stiamo aspettando, esattamente?

Se sei pronto, niente. Possiamo andare.

Non ti chiedo nemmeno dove, tanto lo so che mi risponderai qualcosa di assurdo, come al solito.

Bravo. Vuoi venire vestito così?

L’uomo si guarda. La sua giacca verde acido. Non ha caldo. Guarda la donna nuda. Non sembra avere freddo.

Non ho freddo, dice lei.

A me piace questa giacca.

Non ti piaci senza vestiti?

Non sono bello come te.

Non è quello che ti ho chiesto. Vedi? Anche tu dai risposte sfuggenti.

Ma tanto tu leggi i miei pensieri. Quindi sai quel’è la risposta.

Dai, togliti quei vestiti e seguimi.

L’uomo non saprebbe dire quanto tempo sia trascorso da quando una donna gli ha rivolto una frase come quella. Quanto tempo, durante il quale avrebbe dato tutto per sentirsela dire di nuovo.

Voi uomini pensate sempre al sesso, vero? Dice la donna guardandolo maliziosamente.

L’uomo è imbarazzato mentre si spoglia, come la prima volta che si è tolto i vestiti davanti a una ragazza. E come quella volta sfodera un’erezione gagliarda, quasi dolorosa.

Non ti scusare. Dice la donna, addirittura anticipando i pensieri dell’uomo. Non c’è nulla di male.

Grazie. Dice lui.

Andiamo. Dice lei precedendo l’uomo lungo la risalita della piramide di terra e roccia nel ventre della quale si cela la cascata.

L’uomo segue ipnotizzato l’armonioso e oscillante fondo schiena della donna, non sente la fatica. Il suo fallo sferza l’aria ad ogni passo.

Se ti comporti bene, forse, avrai quello che desideri. Dice la donna senza voltarsi.

L’uomo tace. Cammina in silenzio, il respiro armonizzato con il movimento, prima un piede poi l’altro, le ginocchia che si sollevano e i muscoli che si tendono per attrarre verso l’alto quel corpo ormai anziano ma ancora vigoroso.

All’altezza dell’apertura nella roccia dalla quale è possibile vedere la cascata si crea uno stretto balcone naturale, a strapiombo. La donna si ferma e attende l’uomo.

Adesso guarda. Dice.

L’uomo riprende fiato e si volta verso il bosco sottostante ma nello stesso istante in cui compie la rotazione su se stesso, il bosco scompare e lascia una notte nera e buia, dove l’occhio non scorge sfumatura. Alla base della collina a forma di piramide può , però, distinguere la pozza d’acqua argentea e il fiume che segue il suo corso serpentino e scompare all’orizzonte.

Cos’è successo? Domanda l’uomo.

Niente, è sempre stato così. Ora lo vedi. Risponde la donna, non aggiungendo altro.

Da lì in poi la parete si eleva verticale tanto che l’uomo deve usare anche le braccia per arrampicarsi.Cerca le prese più sicure, seguendo l’esempio della donna che lo precede leggera e agile e nuda.L’uomo non guarda in basso ma solo in alto verso quel premio tanto agognato che lo aspetta in cima.

La vetta della collina sembra a punta ma quando l’uomo è sul punto di raggiungerla si rende conto che, dall’altro lato del pendio, la parete non cade a picco e non è ripida come da questa parte.

Non potevamo fare il giro largo? Chiede l’uomo.

La donna emette un risolino e con un ultimo balzo raggiunge l’apice della scalata.

L’uomo la perde di vista per alcuni secondi, il tempo di coprire, anche lui, l’ultimo tratto di parete. Giunto al termine del suo percorso lei è là ad attenderlo, distesa su una lastra di pietra liscia, con le gambe aperte e le braccia tese per accoglierlo.

Non farmi aspettare.

No.

L’uomo si teletrasporta tra le sue cosce, il membro tonico, si lascia avvolgere dall’abbraccio di lei, la penetra vigorosamente e la solleva dal suo giaciglio con una forza inaspettata nelle braccia. Le sue cosce piantate a terra come tronchi d’albero sostengono senza problemi i due corpi fusi.

Adesso, dice lei godendo, guarda avanti.

L’uomo distoglie lo sguardo dai suoi occhi ammalianti e lo posa su ciò che si estende oltre l’irta salita. Non smette di muovere il bacino e dare piacere alla donna ma qualcosa nella sua mente è cambiato, nell’attimo in cui ha visto, nell’attimo in cui l’infinito si è manifestato di fronte a lui.

Vieni, dice lei estasiata.

L’uomo accontenta il desiderio dell’amante e dona tutto se stesso. Il suo corpo non è più. Tutto quel che era, non è più. Se ne rende conto, finalmente, attraversando il passaggio.

Così si fa. Dice la voce di lei tutto intorno.

© 2015

 

 

 

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