Dentro e Fuori ( I parte)

Roadtrip to Berlin, Prag and Vienna

CAFFE’

Avvicinandosi al bancone del bar, l’uomo dice:

Buongiorno signore, potrei avere un caffè, per favore?

Risponde il barista:

Che stracazzo mi significa? Dove lo vedi il signore in questo buco di culo di cane randagio?

Chiede l’uomo:

Come, scusi?

Risponde il barista:

Scusi? Ma che porcocazzo… Mi stai prendendo per il culo, piscio di gatto d’un bastardo?

L’uomo rimane perplesso. Prova a formulare diversamente la domanda:

Me lo dai un caffè, amico?

Dice il barista:

Ecchecazzo, ti dò un fottuto caffè.

Poi domanda, mentre si volta per preparare il caffè:

Dove lo vuoi? In culo?

Risponde l’uomo:

No, grazie. Lo gradirei in una normale tazzina.

Il barista si rivolge agli altri avventori, sparsi per la sala:

Lo sentite questo pezzo di scroto? Grazie, per favore, buongiorno…

Poi appoggia la tazzina con il caffè fumante sul bancone e domanda:

Da quale stracacatissima corte reale te ne esci, farfallone merdoso?

L’uomo osserva la tazzina. Non sembra avere niente di strano, sembra una normale tazzina.

Il barista appoggia sul piattino un cucchiaino pulito. Come al solito.

L’uomo prende la tazzina e scruta il liquido scuro al suo interno, lo annusa.

Il barista scoppia in una risata sgangherata che contagia solo uno o due dei presenti.

Un po’ meno di quelli che si aspettava di contagiare, un po’ più di quelli che avrebbe comunque meritato.

Il barista dice beffardo:

Non c’ho messo il veleno, amico. Butta giù quella merda di brodaglia tranquillo. Non t’ammazza. Al massimo, e si rivolge alla scarsa platea, te lo fa venire duro.

L’uomo beve il suo caffè. Amaro. Buono.

Grazie.

Dice sorridendo al barista.

Il barista pare lievemente scocciato.

Ancora con ‘sto grazie. Ma vaffanculo. Parla come tutti gli altri. Sembri uscito da una specie di medio evo del cazzo. Hai battuto la zucca marcia?

Le perplessità dell’uomo non si placano.

Va bene, gr… Ehm, devo andare. Arrivederci.

L’uomo si congeda e lascia una moneta sul bancone prima di avviarsi verso l’uscita.

Il barista appare seriamente irritato.

Figlio di un moscone da merda… Ehi, stronzo, prendi lo scontrino! Vuoi farmi passare dei cazzi amari con il fisco?

L’uomo torna sui suoi passi, ancora una volta, sorpreso.

Il barista torna sereno.

E adesso vai pure in culo o a farti inculare dove cazzo vuoi.

L’uomo esce.

La strada comincia a popolarsi pigramente nelle prime luci del mattino.

All’aperto.

Dopo tanti anni chiuso in uno spazio angusto.

Nessuno che gli dica cosa fare, dove andare e perché.

Si sente un po’ spiazzato ma è felice per il suo primo caffè da uomo, di nuovo, libero.

 

BARBA E CAPELLIDIDONNA

Ora deve abituarsi in fretta a un mondo inevitabilmente cambiato rispetto a quello che conosceva e rispetto al quale ha smesso forzatamente di interagire.

A quanto pare la sodomia deve essere piuttosto diffusa al momento, a giudicare dalla disinvoltura con cui il barista ne ha fatto cenni continui.

Un tipo strano.

L’uomo si soffermerebbe di più sull’episodio ma ha una landa urbana da riscoprire, un mare di cose fare.

Cose che ha programmato da tempo.

La prima, la più semplice delle sue “cose da fare” in lista, era: prendere un caffè decente al bancone di un bar.

Fatto.

Seconda cosa, più difficile: incontrare una donna.

Non vuole fare per forza sesso.

All’uomo basterebbe guardarla un po’, parlare con lei per qualche minuto.

Da uomo libero, si accontenterebbe.

Non ha passato tutto questo tempo rinchiuso senza pensare a niente.

Il suo cervello è stato il suo migliore amico e compagno di prigionia.

Una donna da amare, lo sa bene, non si trova tanto facilmente, ci vuole tempo e ci lavorerà in seguito.

Ma il profumo di una donna, la sua pelle di seta.

I capelli di una donna, le linee del seno e delle anche.

Se solo ci fossero più di questi passanti infreddoliti e imbacuccati nei loro abiti spessi e scuri, se ci fosse una sola donna tra loro, in questa strada desolata, e l’uomo potesse osservarla, camminando per un breve tratto, basterebbe.

Adesso andrebbe bene anche così.

Dove trovare una donna a quest’ora del mattino?

Nella tasca destra dei pantaloni, dove tiene infilata la mano a scaldarsi, sente il fruscio delle banconote che ha ricevuto qualche ora prima.

Non si aspettava di ricevere qualcosa gratis.

Era così prima e sarà così anche adesso.

Sicuro, pensa l’uomo.

E calcola che, forse, potrebbe spendere una cifra minima del suo misero capitale in qualcosa di utile, di indispensabile, da acquistare assolutamente in un esercizio commerciale servito da personale femminile.

L’uomo pensa a come sfruttare questo misero stratagemma per soddisfare anche un’altra delle sue “cose da fare”.

Andare da un barbiere sarebbe certamente più cerimoniale ma anche più dispendioso dal punto di vista economico.

Allora è deciso.

Comprerà un rasoio in un negozio dove potrà chiedere consiglio a una commessa di sesso femminile.

L’uomo si sorprende orgoglioso delle sue capacità organizzative.

Sa che le sue sono azioni semplici, normali e quotidiane per la stragrande maggioranza delle persone.

Per lui, però, sono un po’ speciali.

Almeno oggi.

Non dev’essere dato per scontato il fatto che non sia rimasto in quel bar a ubriacarsi, raccontando clamorose bugie sul suo recente passato e vantandosi di imprese eroiche mai compiute.

O a farsi in qualche vicolo pidocchioso.

O a spendere tutti i soldi con le prostitute.

O a stuprare una povera ragazza.

Molti, nella sua stessa situazione, seguendo la loro naturale propensione, tornerebbero immediatamente ad essere la bestia che sono sempre stati.

L’uomo si sente veramente redento, ha fatto tutto ciò che poteva per uscire come un uomo migliore e pensa di esserci riuscito.

Portare a compimento semplici ma fondamentali propositi, sarà per lui la prima indicazione dell’essere sulla buona strada.

LA GIACCA

In giro non ci sono molte automobili.

La cosa sembra strana,  visto il perenne traffico che affollava un tempo ogni strada, dal centro alla periferia.

Non gli manca minimamente guidare nel traffico.

Si dirige a passo spedito verso il centro.

Le strade intorno a lui sono cambiate.

Fa fatica ad orientarsi anche se conosceva bene la città.

Ha la sensazione che la periferia si sia ampliata espandendosi verso il centro e non verso l’esterno, come di solito avviene.

L’indole sorniona della popolazione non pare essersi destata.

Qualche persona in più, qualche auto in più, ma è come se l’orologio biologico dell’attività urbana si fosse spostato indietro.

Oppure in avanti, ancora l’uomo non capisce.

In ogni caso la città si sta svegliando con estrema lentezza.

Non è domenica quindi la cosa pare sospetta.

L’uomo si guarda intorno alla ricerca di un negozio in cui possa portare a termine il suo intento, o meglio due dei suoi intenti.

In un colpo solo, oplà.

L’uomo è felice in fondo.

Certo che è felice.

Perché non dovrebbe esserlo?

E’ libero. Libero. Libero.

Non male come suonano queste tre sillabe.

Queste tre consonanti seguite da tre vocali.

Tutte diverse.

Adesso anche lui può tornare ad essere diverso dagli altri.

Non più tutti uguali.

Tutti vestiti uguali, tutti a fare le stesse cose alla stessa ora.

Tutti a dormire.

Tutti svegli.

Tutti a mangiare.

Anche se magari non hai fame.

Non certo di quella sbobba ignominiosa.

Non poteva lamentarsi durante la sua redenzione, altrimenti non avrebbe avuto alcun effetto sulla sua anima, là dove solamente conta.

Questo è il pensiero profondo dell’uomo mentre osserva i passanti.

Osserva, in particolare, i loro abiti scuri.

Tutti scuri.

Cappotti scuri, neri, blu, marroni, grigi.

Come andava di moda un sacco di tempo fa.

L’uomo sperava di scorgere quelle giacche colorate che aveva visto nelle riviste o in televisione.

Quelle giacche tecniche e leggere e calde in una giacca sola.

E’ un altro dei suoi desideri.

Una giacca colorata.

Verde o arancione o anche blu.

Blu elettrico.

Ultra-tecnica, leggerissima e caldissima.

Resistente a qualsiasi prova di impermeabilità.

Impenetrabile dal vento.

Dopo aver lavorato per qualche mese, forse, avrebbe potuto permettersi quell’unico lusso.

Realizzare il desiderio di andare in montagna, perfettamente attrezzato per resistere a freddo e intemperie.

All’uomo piace la montagna e la possibilità di respirare un’aria più fresca, in qualche modo, dentro di lui, lo fa sentire ancora più libero.

Libero a un livello superiore.

IL FIUME

I negozi latitano. Non ha visto altri bar, oltre quello del tipo sboccato.

Molte vetrine, che una volta ricordava essere botteghe o esercizi commerciali di vario genere, sono murate e le serrande sono scomparse.

Si direbbero abitazioni ora.

Eppure non ci sono movimenti dietro quelle finestre, né dietro quelle dei piani più in alto. Strano.

La gente per strada tiene il bavero alzato.

L’uomo indossa il suo piumino sgualcito con la cerniera aperta.

Non fa così tanto freddo.

La gente per strada tiene il bavero alzato e lo sguardo fisso.

Molti indossano occhiali da sole, molti indossano cappelli di varie fattezze.

Tutti piuttosto sobri.

L’uomo è stupito.

Si immaginava un mondo più sfrontato, più emancipato.

Ancora non ha individuato una donna.

Magari, in mezzo a quelle figure scure e sfuggenti, sotto quei cappotti che infagottano, ci sono anche delle donne.

Difficile a dirsi.

La luce del sole brilla con maggiore intensità e questo piace tanto all’uomo, perché adesso percepisce anche il suo calore.

Ci sono molte distrazioni, in effetti, per i sensi dell’uomo.

Ha voglia di vedere di nuovo tutto, di sentire tutto.

A tratti si sente rapito, non riesce a concentrarsi su un’unica cosa.

Sta sempre cercando il negozio e la commessa con cui scambiare quattro chiacchiere ma ci sono il sole e l’aria fresca del mattino, uccelli in volo, finestre che riflettono palazzi, che sovrastano ponti, che attraversano il fiume e le sue acque, che mischia il suo suono agli altri della città e si integra.

Come vorrebbe fare l’uomo, come…

L’uomo non sente molti altri rumori oltre all’acqua che scorre, adesso che si trova più vicino al fiume e adesso che ci fa caso.

Vede un altro uomo sulla sponda opposta, guarda l’acqua senza alzare lo sguardo. Passano cinque minuti ma l’uomo non distoglie mai lo sguardo.

Un uccello lascia cadere qualcosa che produce un piccolo tonfo nell’acqua del fiume.

L’uomo sull’altra sponda sposta impercettibilmente l’attenzione sul punto in cui quel qualcosa è caduto in acqua ma non sembra interessato.

E’ una scena statica, triste, pare preannunciare un gesto estremo.

Quello sguardo fisso sull’acqua che scorre, sull’acqua nera del fiume.

Un fiume nero.

L’uomo aspetta.

E’ preoccupato.

Magari potrebbe intervenire e salvare una vita.

Sarebbe una stupenda prova della sua redenzione, una prova tangibile e, in qualche modo, spettacolare.

L’uomo sa nuotare ma il fiume è freddo e nero e l’acqua scorre rapida.

Spera in cuor suo che non accada nulla, altrimenti dovrebbe, magari, utilizzare quel grosso asse di legno sul bordo del canale.

Lo potrebbe usare come galleggiante, in modo da lasciarsi trasportare dalla corrente senza farsi trascinare sul fondo dai gorghi.

Spera che non succeda nulla e il tempo passa.

Passano, di tanto in tanto, rami e foglie, bottiglie di plastica, sacchetti e ogni genere di oggetto abbandonato, a dimostrare che il fiume non è un nastro registrato in loop ma l’acqua è sempre diversa e non ti può bagnare due volte.

Chissà se anche l’uomo sull’altra sponda è giunto a questa conclusione.

Forse anche lui pensa a come l’acqua dolce e nera del fiume, e tutte le particelle che la costituiscono, scorrono verso il grande mare e tornano a congiungersi diventando mare e non più fiume.

Di certo non ricorderà quante volte avrebbe voluto essere acqua per scorrere via attraverso le sbarre e tornare al mare.

Senza paura di perdersi, purché libero.

Sono pensieri personali, difficilmente potrebbe condividerli con il primo individuo incontrato per strada.

O sul ciglio di un fiume.

L’uomo sull’altra sponda si muove, lentamente, abbandona il suo punto d’osservazione.

Nessuno tenterà di suicidarsi.

CONTINUA…

© 2015

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