I SUPERSTITI

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Il mantice del tram sembra una vecchia fisarmonica e il suo sbuffare si fonde con il cigolio dei sedili, quasi tutti vuoti.

Silenzio, tra i pochi passeggeri presenti, nella notte desertica della città d’agosto.

Un vecchio , di  età indecifrabile, siede in uno dei posti riservati ad invalidi e anziani, tiene accanto a sé un’ingombrante borsa scura, di tela sudicia. La gamba destra del vecchio termina  in una grande scarpa nera. Nicolaevka, gelida Russia , seconda grande guerra. Ha perso un piede. Quella sua aria un po’ iellata non ha niente a che vedere con la fortuna sfacciata che ha avuto, cinquantadue anni prima, tra i pochi a scamparla della Tridentina, indomabile ma ormai sconfitta.

Il vecchio è stato un maniscalco molto abile. Parla di rado e ascolta tutto quanto si dice sul tram . Sono anni che va avanti e indietro per la città, con il suo tesserino onorario, senza farsi sfuggire niente.

Il ragazzino e la ragazzina dovrebbero già essere a casa ma l’estate invoglia a baciarsi ancora un poco, in fondo alla vettura. Il loro traballante nido d’amore,  come fosse un bateau sulla Senna.

Il marocchino guarda con nostalgia l’innamoramento degli adolescenti.

Una donna sola e triste, vestita di grigio,  guarda dritta avanti senza che il resto della comitiva le desti il minimo interesse.

Il tranviere guida, placido, come un pescatore. Frena e le porte si aprono. Sotto la pensilina attende un giovane, in carrozzella. Con un’energica spinta delle braccia sale a bordo con tutto il suo mezzo ausiliario alla deambulazione.

Il tranviere accoglie  il nuovo arrivato con un sorriso di complicità e il giovane ricambia.

– E’ tutto pronto. – Dice l’autista.

Il giovane mostra segni evidenti d’emozione, si guarda intorno e saluta con la mano il vecchio che fa un cenno verso la borsa.

– Non c’è molta gente ma non siamo ancora soli. – Dice il giovane all’ autista.

– Non so se questi scendono, guardali un po’, non sanno nemmeno loro dove vanno.-  Fa notare il tranviere.

– Sarà prudente? Non passerai dei guai ? – Chiede il giovane.

– Il  vecchio Nicolajev  ha lavorato sodo , ha portato il necessario. Non possiamo sprecare il suo operato, no? Lo facciamo ugualmente . – Conclude l’autista con aria allegra.

– Va bene. – Conferma il giovane sulla carrozzella.

Il tram procede verso il capolinea, al fondo del lungo rettilineo. Recentemente l’hanno destinato al passaggio dei soli tram. Sono mesi che l’autista ha programmato tutto. Lui, il giovane  e il vecchio Nicolajev. Un trio improbabile unito dallo stesso sentimento di rivalsa e dalla stessa voglia di sognare.  Finalmente, dopo tutti i preparativi e dopo aver serbato a lungo il segreto, il progetto sta per realizzarsi. Quando il tram si arresta, l’autista sistema il cartello:  “CORSA SPECIALE”,  al posto del numero  abituale e lascia la sua postazione di comando. Nicolajev  si alza e lentamente trascina con cautela la borsa fino al giovane in carrozzella.

– Le hai fatte ? – Chiede il giovane.

– Ma certo, sono venute bene, vedrai. –  Sorride il vecchio.

L’autista raggiunge i due amici  e aiuta il giovane a sedersi su un sedile ordinario , poi comincia a smontare una ruota alla carrozzella. Apre la borsa del vecchio e tira fuori un’altra ruota, fatta completamente di metallo, larga come le rotaie. Dopo averla applicata al posto di quella normale  fa lo stesso con la seconda ruota.

Il marocchino è il primo ad incuriosirsi, si avvicina ai tre uomini e sbircia le loro macchinazioni ma non osa domandare niente.

I ragazzi si baciano. La donna si crogiola nel suo dolore, impassibile.

– Allora, ricorda, ci sono due grandi curve poi è tutto dritto fino al centro. Facciamo un paio di viali anche lì e ci fermiamo. Sarà incredibile, tranquillo. –

L’autista non sta più nella pelle, sembra non sentire la fatica mentre porta fuori la carrozzella, vincendone il peso, la spinge giù dall’apposita rampa e la sistema sui binari. Le ruote speciali si adattano alla perfezione. Torna indietro di corsa e porta in braccio il giovane amico disabile fino al suo mezzo, dietro al tram. Nicolajev osserva senza scendere, sorride e pensa che sarà una splendida follia. L’autista fissa un cavo d’acciaio al tram e porge l’altra estremità al giovane  che afferra il manubrio con una mano mentre con l’altra stringe l’imbragatura  di sicurezza che lo fissa al telaio della carrozzella . L’autista torna al suo posto. Tutti gli altri passeggeri raggiungono Nicolajev  in fondo alla vettura, stupiti.

– Si parte ! –  Grida l’autista. Un sussulto accompagna quelle parole, un’emozione imprevista. Dopo un leggero strappo, la carrozzella comincia a seguire il tram.

Il giovane, ben allacciato al suo sedile, stringe forte la maniglia  all’altezza dei fianchi e le ruote vanno che è una bellezza.

Al primo curvone la donna si rivolge al marocchino:

– Si ribalterà ! – Dice preoccupata.

– No, la sedia l’abbiamo piombata, non si alzerà. –  Dice sicuro Nicolajev.

Tra le scintille, la sedia s’inclina ma non perde l’assetto.

– Yyyuuuhuuuuu ! – Strilla il giovane lacrimando per la velocità e la gioia. Il ragazzino e la ragazzina, adesso, lo incitano a gran voce. Fa loro eco l’autista che si gode la scena nello specchio retrovisore. Il marocchino mostra un ghigno deforme, a bocca aperta, imbalsamato, con le mani sulla testa. La donna ha dimenticato la sua preoccupazione, sente un brivido piacevole lungo la schiena.

Nicolajev osserva tutti e pensa che, come lui, avranno qualcosa da raccontare, un giorno. Poi, in estasi, ammira la città sonnolenta e il giovane che la cavalca ,come un’onda.

© 2015

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