IL GIGANTE E IL NANO

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Da bambino ero un trapezista del circo. Ero esile, tonico, nervoso e molto agile.  Il direttore del circo mi diceva sempre:

– Leggi qualcuno di quei libri, almeno non cresci ignorante. – E indicava i volumi ammassati dentro un baule nella sua roulotte.

Non era per fare un piacere a lui ma io li leggevo.

Adesso sono solo un ubriacone. Questo bar mi fa un po’ di credito. Ci sono persone intorno a me che si agitano blandi intorno a una pedana rialzata. C’è una ragazza che balla intorno al palo, sulla pedana. Ogni tanto la ragazza scende dal trespolo e parte qualche sporadico applauso. Al suo posto ne sale un’altra. La prima ragazza va a cambiare gli indumenti intimi, poi ritorna e sostituisce la collega. E così via. Una staffetta.

Quando ero un piccolo bastardo e lavoravo al circo c’era quel maledetto cavallo. E’ stato lui a regalarmi la prima delusione della vita. Come se non bastasse essere un bambino senza genitori. Come se non bastasse essere costretto a esercitarsi fino allo sfinimento, ogni giorno. Un cavallo grigio. Sulla groppa macchie nere che sfumavano verso il collo. Criniera e coda neri. Balzana da tre. Ancora non capisco cosa ci facesse un cavallo da re, come quello, nel nostro circo pulcioso.

Spero di non offendere nessuno se non guardo questo spettacolo di culi e tette con la necessaria attenzione. E’ solo che non me ne frega niente. Questa gente ha voglia di divertirsi, io ho voglia solo di bere.

– Ehi gigante ! Vieni qui ! – Una signora mi sta invitando al suo tavolo. Le faccio segno di apprezzare il suo interesse ma non mi muovo di un centimetro. Lasciatemi in pace. Non ho voglia di parlare. Non ho voglia di niente. Solo di bere.

Che cavallo ! Una bestia incredibilmente bella. Molto sensibile. Passavamo molto tempo insieme e si creò un legame tra noi. Un’amicizia. Una cosa insolita per me. Ormai avevo deciso. Era ora di mollare tutto e fuggire con quel cavallo. Sarei diventato un fantino professionista. Una sera sciolsi l’animale e lo sellai. Eravamo pronti a partire, quando il nano ci sorprese e cominciò a strillare. Scoppiò il putiferio. Artisti circensi che saltavano fuori dalle loro case mobili, allarmati, chi mezzo nudo, chi armato, chi pronto alla fuga immediata. Il direttore del circo fu magnanimo con me perché avevo solo undici anni. Non mi cacciò. Il cavallo fu venduto due giorni dopo e sostituito con una zebra, o meglio, con un asino dipinto a strisce. Non compresi mai quale colpa potesse avere avuto il cavallo in tutta la faccenda. Il lurido nano mi disse che l’avevano portato al macello. Ah, nano, nano, ti ricordi cosa successe qualche tempo dopo? Non ero più io il piccolo della compagnia, vero ?

– Portami un altro di questi, per favore. –

Il barista mi guarda e non fa niente.

– Per stasera va bene così. Ok Dottore? – Dice.

Non resta che alzarsi da questo sgabello che mi preme sulle chiappe e andare.

Verso i quindici anni sono cresciuto. D’un tratto. Non ero più tanto minuto. Tutti quegli esercizi al trapezio mi avevano allargato le spalle. I pettorali erano gonfi, così come i dorsali. Avevo addominali e gambe d’acciaio, glutei sodi. Il peggio lo manifestavo in altezza. Ero arrivato a due metri nel giro di un anno. Se il mio fisico forniva una certa attrattiva per l’universo femminile, purtroppo, non mi permetteva più d’essere un trapezista. E nemmeno un fantino.

Adesso, qui, in mezzo al marciapiede, in mezzo alla strada, sono quasi felice. Vedo altre facce che non hanno niente di buono da dire. Sono attratto da queste facce. Forse sono i miei fratelli e le mie sorelle. In tasca ho qualche spicciolo, mi faccio una birra  al chiosco laggiù.

– Come va ? Me la dai una bottiglia ? –

I nani stupidi non hanno un futuro. La prima regola della strada è : mai prendersela con un ragazzino. Non è una dimostrazione di forza. Un giorno, quel ragazzino crescerà. Diventerà un uomo. Più forte della tua vecchiaia verrà e ti farà un culo così.

Il nano dovrebbe saperlo meglio degli altri.

La birra, comunque, è abbastanza fredda. Avrei voglia di qualcosa di più forte ma non posso permettermelo, al momento. A parte qualche rifiuto umano al chiosco, non c’è nessuno in giro stasera. La notte va bene per quelli come me che non hanno nulla da offrire al sole, in cambio della sua luce.

Per la storia del nano, il direttore del circo non fu altrettanto magnanimo. I nani erano difficili da rimpiazzare. Dovetti abbandonare per forza il carrozzone ambulante. Il direttore disse  purtroppo. Io dissi per fortuna. Ormai ero maggiorenne. Ero parecchio alto e robusto. Non potevo esibirmi al trapezio da un pezzo e  il posto da uomo forzuto era già occupato. Per me non esisteva possibilità di carriera nel circo.

Quando mi ritrovai a fare il guardiano notturno della biblioteca fui piuttosto soddisfatto.  Sprofondato nella monotonia delle notti sognavo di fare il fantino e, alla fine, i cavalli si spezzavano in due, in corsa, sotto il mio peso.

La biblioteca era sempre uguale , quindi dopo le prime notti di frustrazioni oniriche, iniziai a dedicarmi allo studio.

– Almeno continua a studiare, ti servirà. –

Mi avevano sbattuto fuori dal circo con queste parole. Non è certo per dare loro ragione che l’ ho fatto. La scuola mi ha sempre annoiato. Poi hanno cominciato a dirmi che potevo chiedere una borsa di studio, andare all’università . Adesso anche il direttore deve chiamarmi Dottore. E’ quello che sono. Sono anche un ubriacone. E un dottore ubriacone non è il preferito delle mamme per i loro figlioli.

Devo dire però, che le mamme non sono mai venute da me con la prole al seguito. Le donne mi hanno sempre coccolato. Eppure non sembro un orsetto di peluche. A volte non ho nemmeno un odore gradevole. Proprio come adesso. Sarà la mia storia strappalacrime a farle diventare così affettuose. Non mi ha mai dato fastidio. In fondo anch’io ho sempre voluto qualcuno che mi volesse bene. Le donne mi hanno procurato, più che altro, un grande piacere. E io a loro. Quando decidevano di lasciarmi, la cosa non mi turbava più di tanto. C’ero abituato dalla nascita. Non concepivo l’abbandono come un fatto  grave, io ero cresciuto sano e robusto senza nessuno che si occupasse di me. Poi hanno cominciato a farlo le donne. Poi ha cominciato a farlo una sola donna.

E’ da quel momento che le cose hanno iniziato ad andare male. Naturalmente anche quella donna se n’è andata. E’ successo l’anno scorso, dopo tre anni di matrimonio. Io non ce l’ ho con lei perché mi ha lasciato. Nemmeno perché devo darle dei soldi che non si merita. Il fatto è che prima non avevo mai sofferto per una cosa del genere. Lei e quel maledetto cavallo. In modo diverso mi hanno fatto diventare ancora più triste. Non esiste niente di bello. E se esiste, fa di tutto per allontanarsi da me.

La contorsionista, invece,  è un’ esperienza che potrei consigliare a tutti. Lei è stata la prima e forse quella che ho apprezzato di più. Se non altro per l’impegno e la fantasia che ci metteva.  Non posso dire lo stesso delle signore che mi hanno aiutato durante gli studi. Le donne degli uomini molto ricchi hanno molto tempo libero e una paghetta settimanale invidiabile. Annoiate, spendono un po’ dei loro soldi per stare lì, a osservare un corpo che i loro mariti non potrebbero mai avere, nonostante gli abbonamenti alle palestre più esclusive. Il corpo scolpito dalla fatica non è come quello modellato da un personal trainer strafatto di ormoni. Non ha lo stesso sapore. Chiedetelo a queste donne annoiate. A favore dei loro mariti posso dire che nemmeno io, in ogni caso, sono riuscito a sconfiggere la noia che le affligge. Il loro, di corpo, è avvinto da uno sfinimento perenne. Le loro mani sono abili solo nel maneggiare i soldi.

A volte dovrei essere più positivo. Anche mia moglie me lo diceva.

– Fai scappare la gente con quel tuo grugno da orso. – Diceva.  Amici non ne ho. Anche per colpa di quel maledetto nano. Grazie a lui ho cominciato a diffidare della gente. Pensavo che quelli del circo fossero la mia famiglia, un gruppo solidale. Dovetti pentirmi dei miei ingenui ragionamenti. Così non mi sono più affezionato troppo alle persone.

E’ stata lei a volere che ci sposassimo e io ho detto si. Dopo un anno, lei mi ha detto che la vita matrimoniale classica non era fatta per persone come noi. Credeva di essere una grande attrice. Iniziò un periodo in cui io non andavo a letto con nessuna donna perché volevo solo mia moglie e lei non veniva più a letto con me perché “ sperimentava” con altri uomini.  Lei non riusciva a capire quanto fosse importante per me avere una persona con la quale, magari, costruire la famiglia che non avevo mai avuto. Così un giorno le dissi che, anche essendo una persona molto aperta mentalmente e accondiscendente, ero in grado di capire la differenza tra la parola sperimentatrice e la parola troia. Le dissi anche che era venuto il momento in cui poteva concentrarsi solo su di me. Due giorni dopo lei se ne andò. Mi lasciò un bigliettino promemoria. Il numero di telefono e l’indirizzo del suo avvocato.

Era stato lo stesso con il cavallo grigio, avevo aperto il mio cuore a qualcuno ed ero stato deluso. C’è  un segreto che custodiamo solo io e il nano. Quel folletto avido e avaro nascondeva una pentola d’oro, come nelle fiabe. Lui era a terra, che cercava di divincolarsi dalle corde con cui l’avevo incaprettato a dovere.  Io aprivo il suo forziere e mi cacciavo in tasca tutti i soldi che aveva segretamente accumulato, chissà come. Non li aveva ereditati come il nano del film Freaks. Probabilmente li aveva rubati a qualcuno, quel farabutto. Nessuno era a conoscenza del tesoro del nano, quindi nessuno venne a reclamare il denaro.

Non ho mai speso quei soldi sporchi. Oggi sono ancora un bel mucchio. Il nano mi ha insegnato come fosse meglio non far sapere a nessuno dell’esistenza del malloppo.

Nemmeno la mia ex moglie lo sa. E mi viene da ridere. Magari avrebbe rivisto tutta la faccenda sotto un’altra luce. Ma è stato molto meglio così. Ognuno per la sua strada. La sua disseminata di uomini e libertà. La mia triste e maleodorante, come sempre. Come questa che sto ancora percorrendo senza una meta apparente.

Verso il parco ci sono tutte queste ragazze di colore che mi prendono per un braccio con fare conturbante.

– Dai gigante, sono brava, sai ? –

Non metto in dubbio che sia brava. E’ una professionista. Ma io non ho voglia di scopare.

Ho voglia di altro. C’è una radura tra quegli alberi. La luna vi penetra con dolcezza attraverso le cime frondose. Nessuno mai si avventura in quell’anfratto. Ci si trova immersi in una magica luce azzurra, al riparo da sguardi indiscreti.  E’ il posto ideale per cagare. Accovacciato alzo lo sguardo al cielo e nel nostro satellite riflettente scorgo una sagoma scura. E’ il profilo di un cavallo. In sella al cavallo pare esserci una figura possente, simile a un dio pagano del nord.  Un cavallo grigio montato da un gigante. Un cavallo a otto zampe.

© 2015

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